Counterpart. Dall’altra parte dello specchio

“Nella Somma Teologica si nega che Dio possa far sì che il passato non sia stato, ma non si dice nulla dell’intricata concatenazione di cause ed effetti, che è tanto vasta e segreta che forse non si potrebbe annullare un solo fatto remoto, per insignificante che sia stato, senza infirmare il presente. Modificare il passato non è modificare un fatto isolato; è annullare le sue conseguenze, che tendono a essere infinite. In altre parole: è creare due storie universali”. Jorge Luis Borges, L’altra morte, in L’Aleph.

Un noto principio formulato dal filosofo tedesco Gottfried Willhelm Leibniz (1646 – 1716) afferma che due sostanze indiscernibili, ovvero senza differenze tra loro, quindi assolutamente identiche, non possono esistere. Per assurdo, se tentassimo di provare il contrario, non avremmo due sostanze, ma una sola. Che sia impossibile trovare due enti privi di differenze in due punti differenti dello spazio, è una tesi che Leibniz corrobora avvalendosi di un aneddoto, frutto di sue osservazioni personali: le dame della corte di Hannover, ove l’inventore del calcolo infinitesimale ricopriva l’incarico di consigliere e di bibliotecario per conto del Duca, amavano passare il tempo scommettendo di raccogliere, nei confini del Castello, due foglie che fossero perfettamente identiche. Nessuna di loro riusciva nel gioco. Per quanto siano simili, due foglie, due oggetti, due uomini, non saranno mai uguali. Uno iato, magari impercettibile, separa X da Y, e ne fa due sostanze individuali separate.

Immaginiamo, però, come avviene nella serie Counterpart, che esista un mondo gemello accanto al nostro. Due linee temporali. Due storie scaturite forse, come rami, da un medesimo tronco. Una biforcazione. La fisica teorica non esclude l’ipotesi. Un salto quantico, uno scarto, un’alterazione… e il nostro mondo è duplicato, triplicato. All’infinito. Certo, un conto è la teoria, un conto è la pratica: cosa accadrebbe se un altro me fosse davvero in circolazione dall’altro lato dello specchio? Chi sarebbe l’altro me, il medesimo io oppure un io diverso, e quindi non più io? Cosa direbbe il vecchio Leibniz? Certo, l’argomento non è nuovissimo, e ciascuno può rintracciare, nel proprio bagaglio di conoscenze e reminiscenze, almeno un libro, o un film, costruito attorno alla questione. Per restare alle serie TV, un antecedente illustre è Fringe, andato in onda tra il 2008 e il 2013 per un totale di 5 stagioni diseguali per qualità, ma sempre godibili. Ideato dai pesi massimi J.J.Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci, Fringe era un bizzarro prodotto seriale, più scanzonato di X-Files, meno pretenzioso di Lost, con la maschera attoriale John Noble, alias un duplice Walter Bishop, in qualità di assoluto mattatore, mente geniale e svagata, a zonzo tra alambicchi, dolciumi e misteriosi Men in black battezzati come i mesi del calendario. Di recente, l’icona bionda della serie, Anna Torv, è riapparsa in Mindhunter nel ruolo della dottoressa Wendy Carr.

Counterpart è ambientata a Berlino, ai nostri giorni. Il presupposto: circa trent’anni fa, al termine della guerra fredda, qualcuno scopre, nel cuore della città, un passaggio che unisce due mondi (denominati Prime World e Alpha World), simili tra loro, ma caratterizzati da differenti livelli di sviluppo tecnologico. Solo uno sparuto numero di funzionari governativi conosce la verità, custodita come il più scottante dei segreti di Stato per evitare ai popoli uno shock culturale e, chissà, la tentazione di sconfinamenti di massa. Su entrambi i “lati” della frontiera vengono instaurate Agenzie gemelle, burocratizzate e strutturate in compartimenti: Interfaccia, Strategia, Gestione, Diplomazia, Controspionaggio… Le Agenzie si adoperano per mantenere i rapporti in una condizione di non belligeranza e sviluppano un programma di scambi nel segno di una reciproca, utile collaborazione. Il varco è strettamente sorvegliato: per oltrepassarlo sono necessarie autorizzazioni temporanee che soltanto i funzionari di grado elevato possono gestire.

Le relazioni tra i “confinanti” non sono buone. Uno dei mondi, negli anni Novanta, è investito da una pandemia che decima la popolazione e costringe i sopravvissuti, anche successivamente, a vivere nel terrore della malattia. L’igiene personale diventa un’ossessione. Nel mondo contagiato si attivano schegge impazzite, motivate da un’atroce convinzione (non verificata): che siano stati gli altri a diffondere i germi patogeni. Le Agenzie cercano di smorzare i toni e di controllare, invano, i cospirazionisti e i fanatici assetati di vendetta. Come nelle relazioni tra superpotenze, le attività di spionaggio si accavallano ai canali diplomatici ufficiali.

In Counterpart conquista la scena, forte del suo carisma, J.K. Simmons, vincitore del premio Oscar come miglior attore non protagonista nel 2015 per Whiplash di Damien Chazell. J.K. Simmons è un attore strepitoso. Il suo personaggio, Howard Silk, incarna a dovere il tema della doppiezza. Da una parte del confine, è un timido impiegato dell’Agenzia, relegato da anni nella sezione Interfaccia, dove rappresentanti dei due mondi, ignari dell’importanza del proprio lavoro, si incontrano, separati da un vetro divisorio (come nei colloqui in carcere), e si scambiano informazioni cifrate in assoluto silenzio. Un lavoro banale e ripetitivo. Dall’altra parte, Howard Silk è invece un uomo cinico e determinato, che sempre all’interno dell’Agenzia ha fatto carriera sgomitando e imponendosi a modo suo. Questo Silk di Prime World si è formato sotto la guida di un’eminenza grigia, Alexander Pope, impersonato dal versatile attore irlandese Stephen Rea.

In entrambe le versioni di sé, Silk è sposato con Emily Burton, alias la cinquantenne attrice inglese Olivia Williams (An Education, Maps to the Stars, The Ghost Writer, solo per citare alcuni titoli di film in cui è apparsa). Anche le due Emily lavorano all’Agenzia, nella delicata sezione Controspionaggio. La prima Emily è in ospedale, in coma dopo un incidente. La seconda, allontanatasi dal secondo Silk e amante del collega Ian Shaw (Nicholas Pinnock), si prodiga per fermare le infiltrazioni terroristiche, consapevole che il ripetersi di azioni violente costituirebbe il pretesto per scatenare un conflitto tra Prime World e Alpha World, con esiti disastrosi. Ce ne sarebbe abbastanza per fare della doppia coppia Silk-Burton il centro assoluto della trama. Invece Counterpart procede a spirale, andando a toccare, episodio dopo episodio, altre vicende umane, prese nella rete, ingarbugliata, di una spy story fantascientifica sospesa tra mondi in collisione.

Counterpart è una serie corale, anche nella scelta del parterre di attori. L’italiana Sara Serraiocco, esordita sugli schermi nel bel Salvo di Fabio Grassadonia, veste i panni della spietata killer Baldwin, mentre dall’altra parte è una talentuosa violinista, Nadia Fierro. La tedesca Liv Lisa Fries, ammirata in Babylon Berlin, è la barista che ne diventa l’amante, ignorandone la vera identità. Si, perché c’è un aspetto che rende la serie perturbante: i ribelli di Prime World, per infiltrarsi nel mondo nemico, devono eliminare la propria controparte e prenderne il posto. Così fa Clare, ruolo sostenuto dall’attrice iraniana Nazanin Boniadi, già volto dell’analista CIA Fara Sherazi in Homeland. Clare è addestrata fin da bambina a provare odio verso il Mondo Alpha. Una Scuola addestra i futuri assassini. Non è Invasion of Body Snatchers, la mitica Invasione degli Ultracorpi di Don Siegel, ma poco ci manca. Entriamo in un campo molto delicato, a cavallo tra il filosofico e lo psicoanalitico.

Nella serie assistiamo a un uso consapevole di simboli e registri disparati: elementi narrativi formalmente da spy story, il contesto suggestivo, ovvero la città del Muro e della divisione ideologica per eccellenza, e quindi le dimensioni parallele, cliché fantascientifico di consolidata tradizione. Cosa significa confrontarsi con la controparte? Qui non si tratta di tedeschi dell’Est contro tedeschi dell’Ovest, comunisti contro capitalisti, democrazia contro dittatura. Gli effetti dell’incontro con l’altro, con l’identico, equivalgono a un cortocircuito logico e metafisico. Il primo Howard Silk è un amorevole marito, dedito a leggere poesie al capezzale della moglie in coma, il secondo è una macchina investigativa, inespressiva e anaffettiva. Baldwin è una tagliagole prezzolata, Nadia Fierro, una magnifica violinista. In Counterpart l’altro è una versione di me, che per varie ragioni, variazioni minime e imperscrutabili, è diventato ciò che avrei potuto essere. I ‘se avessi’ sono innumerevoli, ciascuno ha il suo. Qualcosa ha spinto Howard in una direzione e non nell’altra, e così per Baldwin/Nadia, e per tutti.

Deviazioni, divaricazioni: è la testardaggine di una bambina nel voler suonare anziché abbandonare il talento per strada, è l’aborto spontaneo di Emily in un mondo contro la gravidanza portata a termine nell’altro. Una piccola increspatura nell’ordine delle cose, una scelta apparentemente di poco conto, una determinazione del carattere che si è spezzata oppure no, una virgola spostata, un punto non messo, una ragione sufficiente (ancora Leibniz) a indirizzare un comportamento.  L’ambiente influenza le traiettorie esistenziali dei personaggi, che nell’intimo si assomigliano terribilmente, più di quanto vogliano ammettere. Conturba la differenza, ma conturba, assai, anche la somiglianza. Quando i due Howard Silk, dopo essersi conosciuti, si scambiano di posto, l’identità, la pretesa di essere ciò che si è, si scontra con i sentimenti che la controparte suscita,  in parenti e colleghi, nel mondo ribaltato, oltre lo specchio. “Non ti rendi conto della guerra in cui sei coinvolto? È darwinismo. C’è solo posto per uno di voi. Se tu non diventi lui, lui diventa te”. Alexander Pope è il vate del superomismo, ma il contatto induce i Silk, così lontani e così vicini, a ritrovare nell’altro le possibilità inespresse o perdute di sé. Il primo Howard Silk impara dal secondo Howard Silk, e viceversa. I caratteri cominciano a mescolarsi, le divergenze a farsi meno evidenti, le certezze a vacillare.

“Dall’altro lato della porta posso essere un altro me. Tanto intelligente e coraggioso, tanto divertente e forte, come chiunque vorrebbe essere”, canticchia un killer, moribondo, steso sul confine tra i due mondi dopo essere stato ferito in una sparatoria e lì dimenticato. La scelta autoriale di fissare la linea di demarcazione in un labirinto di scantinati è, probabilmente, un richiamo alla subdola invisibilità delle tante barriere contemporanee, che separano uomini e popoli. La serie vive, anche, di precise impostazioni scenografiche e cromatiche. La Berlino proposta in Counterpart non ha nulla della brillante città cosmopolita proiettata verso il futuro. Atmosfere e colori ricordano, anzi, le grigie sfumature de Le vite degli altri. I ritmi lenti, l’introspezione, l’attenzione ai volti, alle posture, fanno di Counterpart un prodotto per palati, se non raffinati, quantomeno non onnivori. La casa di produzione Starz, dopo American Gods, ha piazzato un altro colpo all’insegna della qualità. La seconda stagione è già in cantiere.

Serie: Counterpart
Network: Starz
Episodi: 10
Durata per episodio: tra i 50 e i 55 minuti
Location delle riprese: Berlino e Los Angeles

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