Cannes 2018. 2001: odissea nello spazio – 50th Anniversary

2001: odissea nello spazio ****

Raccontare i cinquant’anni di 2001: odissea nello spazio è impresa per spiriti coraggiosi. Si sono scritti, nel corso di questo mezzo secolo di storia, migliaia di articoli, saggi, libri monografici. Farlo in poche righe sarebbe davvero troppo riduttivo.

Andare a rivedere a cinema il film di Stanley Kubrick, nel formato e nel luogo per il quale era stato pensato originariamente, è invece un’esperienza assolutamente necessaria, urgente direi, perchè come ogni capolavoro, 2001 è un racconto, che non si esaurisce dopo la sua prima visione. Riprendendo la lezione di Italo Calvino, possiamo dire che è un testo che dialoga con gli altri, che hanno arricchito la nostra esperienza, con la vita che abbiamo vissuto, con i libri che abbiamo letto, con la musica che abbiamo ascoltato e che rivela quindi nuove interpretazioni, nuove emozioni, ogni volta diverse. E’ un’opera inesauribile, irriducibile.

Il Festival di Cannes, spinto da Christopher Nolan – che ha curato per la Warner questa nuova edizione non restaurata, ma ri-stampata semplicemente in 70 mm, dal negativo originale del 1968, con l’audio dell’epoca, comprensivo di ouverture e intermezzo musicale a schermo ancora nero – ha scelto il modo migliore per onorare questo film epocale, programmando una serata speciale, dedicata ad uno di quei capolavori, che possono vivere solo sul grande schermo.

Film che si rigenerano, rinascono a nuova vita, cambiano e sembrano diversi, proprio quando riescono a ritrovare il loro spazio naturale, d’elezione, lontano dai nostri usurati e penalizzanti schermi televisivi.

E’ significativo che a presentare questa riedizione sia Christopher Nolan, un regista nato quando 2001 era già mito, e che in sala ci sia anche Denis Villeneuve, un’altro dei maestri della fantascienza contemporanea. E’ il segno che il film sopravvive a se stesso e, nonostante Kubrick sia mancato quasi vent’anni fa, nuove generazioni di cineasti si stanno incaricando di raccontarne lo spirito, come se fosse una tradizione orale da onorare e tramandare.

Ci vuole una grandezza fuori misura per cercare di contenere le immagini travolgenti del cinema di Kubrick. Nolan, presentando il film, ha raccontato innanzitutto la sua esperienza di spettatore bambino, ha chiarito gli aspetti tecnici che hanno accompagnato questa nuova edizione del film e poi ha concluso dicendo che “2001 speaks for itself“, non ha bisogno di parole.

Noi accogliamo volentieri il suggerimento, anche perchè il film tornerà prestissimo in sala anche in Italia e per chi non l’avesse visto o l’avesse visto solo sul piccolo schermo, l’invito ad affollare le sale che lo proietteranno è tassativo.

Diviso in tre parti, aperte dal famigerato Also Sprach Zarathustra di Strauss e dall’altrettanto seminale The Dawn of Man e la missione su Clavius, con la scoperta della prima forma di vita intelligente extraterreste in forma di  monolite, il film prosegue con la Jupiter Mission degli scienziati David Bowman e Frank Poole a bordo della Discovery con il computer HAL 9000, per approdare infine alla grande cavalcata spaziale di Bowman in Jupiter and Beyond The Infinite.

Il film di Kubrick è uno straordinario viaggio nel mistero della vita e del cosmo, che affonda le sue radici nella filosofia di Nietzsche, come nella fantascienza di Clarke, nel mito di Ulisse, come nel cinema delle origini e nella grande musica romantica e contemporanea, soprattutto tedesca e austriaca.

Le suggestioni sono infinite ed il film è capace di filtrarle tutte, con una maestria inarrivabile, che rende 2001 quasi un poema sinfonico, per musica ed immagini, da godere sino all’ultima nota, nel buio di una grande sala.

Le scene memorabili non si contano neppure, dallo stacco di montaggio più celebre di tutta la storia del cinema, che giustappone l’osso lanciato in cielo dalla scimmia ad una navetta spaziale che percorre lo spazio, al balletto spaziale delle astronavi, sulla musica del Bel Danubio Blu, dallo spazio circolare della Discovery, alla morte di HAL e al viaggio psichedelico e allucinato di David.

Ma nessuna da sola rende giustizia all’armonia suprema con cui il film è stato concepito, al suo equilibrio narrativo, alla sua tripartizione anticlassica, che stravolge qualsiasi struttura preordinata.

Il film è un mistero che si arricchisce di senso e di emozioni ad ogni visione. Esperienza totale per definizione, 2001 ci sfida ogni volta. E ogni volta si resta ammirati e travolti da tanta bellezza.

Applausi infiniti alla proiezione di Cannes, sino alla fine dei titoli di coda, che si chiudono con il classico The End.

Ma questo è proprio uno di quei film che non finiscono mai, restano nella memoria, ti accompagnano e non se ne vogliono andare.

E che ritornano, anche 50 anni dopo, più belli di prima.

Non perdetelo.

 

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