Logan Lucky. Recensione in anteprima!

Logan Lucky ***

I fratelli Logan sono segnati da una maledizione: il più grande, Clyde, promessa del football, ha dovuto arrendersi presto ad un infortunio al ginocchio, il più piccolo, Jimmy, ha perso una mano, servendo il paese in due tour in Iraq ed ora sbarca il lunario come barista.

Sono persone semplici, che aggiustano da sè le loro macchine ammaccate, che sanno preparare un vodka martini con una mano sola, ma che nessuno considera altro che losers.

Siamo sul confine tra il North Carolina e il West Virginia, lo stato più povero degli Stati Uniti. Siamo nel sud affamato dalla crisi, in cui non si riescono neppure a pagare le bollette del telefono ed in cui le bambine sognano di scappare, partecipando a concorsi di bellezza, cantando Umbrella di Rihanna.

È davvero l’America depressa, che ha visto chiudere fabbriche e miniere ed ha smesso di identificarsi con il partito dei lavoratori, abbracciando Trump e il Tea Party. Le illusioni sono finite da un pezzo.

Eppure Soderbergh non usa mai il tono dimesso e minimalista che ci aspetterebbe, per descrivere quel piccolo microcosmo disilluso, ma sceglie i colori primari, saturi e sgargianti del sud, ribaltando la depressione in una fantasia di riscatto, di rivalsa, senza trionfalismi e senza finzioni, ma con la dignità che solo il cinema forse riesce ancora a restituire.

La maledizione dei Logan sembra perseguitarli ancora: nello stesso giorno Jimmy viene licenziato dal cantiere dove lavora – perchè zoppica e il contractor teme rischi assicurativi – e l’ex moglie gli comunica che si sposterà in un altro stato, con la loro figlia, di cui ha la custodia esclusiva.

Eppure questa volta Jimmy decide di cambiare le carte in tavola, di smettere di subire, derubando il caveau del circuito Nascar di Charlotte: il cantiere dove lavorava era proprio sotto la pista ed ha potuto studiare il colpo senza dare nell’occhio.

Per farlo però ha bisogno di Joe Bang, esperto di effrazioni. Il problema è che Joe è in carcere ancora per sei mesi ed il colpo si può fare solo in occasione dell’imminente Coca Cola 600, una delle corse più attese dell’anno, prima che il cantiere chiuda…

Steven Soderbergh torna al cinema, dopo aver annunciato solo quattro anni fa un prematuro ritiro, con un heist movie proletario e rurale, pieno di musica country, concorsi di bellezza, macchine veloci, sempliciotti di campagna, in cui le vere truffe seguono percorsi apparentemente leciti. In Logan Lucky anche i successi restano sotto traccia e sembrano fallimenti: niente trionfalismi, nessuna fuga in posti esotici, solo la sensazione dolce di aver vinto una battaglia, dopo troppe sconfitte.

È il sogno di un mondo alla rovescia, in cui i ‘cursed Logan‘ diventano invece ‘lucky ones‘, beffando guardie, polizia, federali, tv e i loro stessi complici.

Il film è una commedia agrodolce, che sembra guardare con affetto ai nostri soliti ignoti, per spirito e malinconia.

Soderbergh racconta un sud dove non ci sono ‘fortunate son’ come cantano i Creedence alla radio, ma che ha ancora la forza di riscattarsi, con l’astuzia di chi ha imparato il valore di un lavoro ben fatto e sa distribuire le risorse, con meno egoismo.

Il West Virginia di Logan Lucky è lo specchio di un’america che ha perso le proprie coordinate morali, che irride i propri soldati e il lavoro della working class, ma che non ne può fare a meno, che non dà seconde opportunità ai propri campioni e che gira a vuoto, proprio come le auto in pista.

Soderbergh non fa mai la voce grossa, evita le prediche dal pulpito, sceglie il racconto di genere e i toni leggeri della commedia e indovina un cast memorabile, con Adam Driver e Channing Tatum nel ruolo dei due taciturni e determinati fratelli Logan, un incredibile Daniel Craig albino, nel ruolo dell’esperto di rapine – e di chimica – Joe Bang e Riley Keough in quello di Millie Logan, la sorella parrucchiera, che avrà un ruolo determinante nella riuscita del colpo. Ancora più sensazionale il gruppo dei caratteristi con Seth McFerlane, cafone arricchito, Sebastian Stan, pilota maniaco della forma fisica, Katherine Waterston, medico su un furgone mobile, Katie Holmes ex moglie risposatasi con un ricco idiota, e infine Hillary Swank, astuta e testarda agente FBI, che si incarica di chiudere il film, con un finale di rara intelligenza.

In Logan Lucky si ride di gusto, quando i carcerati chiedono i libri che George R.R.Martin non ha mai scritto e ci si può commuovere, quando la musica racconta una grandezza ormai passata: una bambina canta Take me home, country roads, dedicandola al padre, LeAnn Rimes intona America the beautiful, prima che lo showbiz abbia la meglio su tutto.

Un film così politico e così sincero non poteva che naufragare al box office americano, sommerso dal conformismo di un paese impaurito.

Recuperatelo invece. Non ve ne pentirete.

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