Venezia 2017. Angels Wear White

Angels Wear White *1/2

In una cittadina di mare, due studentesse vengono assalite in un motel da un uomo di mezza età. Mia, un’adolescente che quella notte lavorava alla reception, è l’unica testimone. Per paura di perdere il lavoro, non dice nulla. Nel frattempo la dodicenne Wen, una delle vittime, scopre che i suoi guai sono appena cominciati. Intrappolate in un mondo che non dà loro scampo, Mia e Wen dovranno trovare da sole una via d’uscita.

Il film di Vivian Qu, l’unica regista donna del concorso, è uno dei più sciatti e sgrammaticati dell’intera Mostra. Sarebbe davvero un peccato vederlo premiato dalla giuria: il rischio ci sarebbe anche.

Per equilibri geopolitici e di genere. E perché si tratta di uno di quei film a tesi, col messaggio incorporato. Incapaci di mostrare e tutti impegnati a dimostrare, con un manicheismo francamente ricattatorio e furbetto.

Angel Wear White è il racconto di una violenza su due ragazzine dodicenni, nella stanza di un hotel sulla spiaggia. Il pedofilo è un potente direttore. L’unica testimone è un’inserviente clandestina che lavora in hotel come tuttofare e la notte incriminata era alla reception. Pur accorgendosi di quello che stava accadendo, si è limitata a fare un video delle telecamere di sicurezza.

Quando il caso diventa pubblico e la polizia arriva da lei, mente spudoratamente, forse per mantenere il suo posto di lavoro.

Nel frattempo la coraggiosa avvocatessa che assiste le due bambine, cerca di ricostruire i fatti e raccogliere le prove. La polizia sembra indolente. Scopriremo che è corrotta e complice.

Il film del Qu è tagliato con l’accetta. Tutte le donne del film sono inevitabilmente vittime abusate e sfruttate. Tutti gli uomini sono come minimo violenti e corrotto, se non pedofili e stupratori.

Eppure Qu è pavidissima, attenta a non mostrare nemmeno i prodromi delle violenze che le sue protagoniste costantemente subiscono.

Quanto all’enorme statua di Marilyn Monroe che incombe sul destino di tutte le protagoniste, per poi essere rimossa e trasportata via alla fine del film, la metafora è talmente sfacciata e forzata, da accompagnare perfettamente un film sbagliato da ogni punto di vista.

Chiuso in un universo cupo oltre ogni sopportabilità, che sembra più costruito programmaticamente a tavolino che effettivamente ricreato, Angels Wear White è forse il debito che la Mostra paga al politicamente corretto.

Non cascateci.

Cina, Francia / 107’
lingua Mandarino
cast Wen Qi, Zhou Meijun, Shi Ke, Geng Le, Liu Weiwei, Peng Jing, Wang Yuexin, Li Mengnan
sceneggiatura Vivian Qu
fotografia Benoit Dervaux
montaggio Yang Hongyu
scenografia Peng Shaoying
costumi Wang Tao
musica Wen Zi
suono Zhang Yang
effetti speciali A Donglin

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