Venezia 2017. mother!

mother! *1/2

Il sacro fuoco dell’ispirazione, l’artista-dio che brucia ogni cosa sull’altare della creazione, la donna come musa salvifica e agnello sacrificale, madre terra presa d’assalto da un’umanità vorace e irresponsabile, la famiglia come origine di un conflitto irrisolvibile: Aronofsky usa le metafore con l’eleganza di un elefante in una cristalleria e su questi temi imbastisce un thriller, con venature gotiche, che deraglia completamente nella seconda parte, in un delirio paranoico e palingenetico, che sfiora spesso il ridicolo involontario.

Un famoso poeta in crisi d’ispirazione vive con la giovane moglie in una grande casa isolata dal mondo.

Lei si occupa di arredare e ristrutturare la magione coloniale, mentre lui dovrebbe dedicarsi al suo lavoro. Le pagine tuttavia rimangono sempre bianche. Quando una sera un uomo sconosciuto, un medico, bussa alla loro porta, il calore accogliente dell’artista si scontra con la diffidenza possessiva della moglie.

La mattina dopo si presenterà a casa loro anche una donna, la moglie del medico, quindi arriveranno anche i loro figli, furiosi per aver scoperto un testamento del padre che li obbliga ad un fondo comune fiduciario. L’ira si trasformerà in collera e quindi in tragedia.

Il poeta lusingato dagli ospiti, che si dichiarano suoi fans e lettori, si offre di ospitare le esequie in casa, mentre la moglie si sente sempre più assediata da questa inattesa invasione del focolare familiare e sprofonda in un’ansia angosciosa, fino al momento in cui riesce a liberarsi di tutti.

La mattina dopo, finalmente da sola con il marito, rimane incinta del suo primo figlio. Sarà l’inizio e la fine di tutto.

Dopo un incipit misterioso e inquietante, il film gioca con i cliché della casa stregata, anche grazie alla messa in scena scelta da Aronofsky, la cui macchina a mano pedina incessantemente la protagonista, con quello stile mimetico, mutuato dai Dardenne e già sperimentato in The Wrestler: in tal modo, ogni ombra fuori fuoco sembra una minaccia incombente, ogni angolo buio un luogo di mistero. Ma Aronofsky esagera con virtuosismi ed effetti, risolvendo ogni cosa, nella seconda parte, in un’infinita orgia surreale, in cui l’autore è alle prese con il pubblico avido che vuole condividere un pezzo di celebrità e la madre, sempre più ansiosa, in attesa del parto, viene trascinata in questa carnevalata, senza sosta, che sfocia nella violenza più belluina e gratuita.

Il film si perde definitivamente, accumulando un elenco da manuale di suggestioni e metafore sempre più grevi, non escluse quelle cristologiche, con una volgarità e una superficialità, che si tengono a braccetto.

Questo mother!, nei suoi momenti felici, sembra assomigliare e richiamare molto più Inferno di Argento e L’aldilà di Fulci, piuttosto che il demoniaco Rosemary’s Baby di Polanski, incongruamente evocato da qualche pigro recensore.

Il film di Aronofsky condivide invece con gli horror dei due maestri italiani non solo l’ambientazione claustrofobica, ma una volontaria mancanza di struttura, il rifiuto delle convenzioni di genere e un’ispirazione artaudiana, capace di provocare disagio e agitazione nello spettatore.

Ed è forse solo in questa chiave che è possibile recuperare a mother! una sua dignità autoriale.

L’inversione del punto di vista narrativo, imposta incongruamente sin dalla prima scena, ad una fantasia paranoica tutta maschile, è davvero paradossale, considerato che la protagonista femminile, moglie e madre, è rappresentata sempre attraverso una serie di cliché, talmente usurati, che non possono che condurre ad un finale di rara misoginia.

Jennifer Lawrence non sa bene cosa fare, se non sgranare gli occhi e spalancare la bocca, attraversando la grande casa in sottoveste. Javier Bardem ha un personaggio più centrato e se la cava un po’meglio, ma anche lui è lontano dai suoi ruoli migliori.

Dopo l’orrendo Noah, Aronofsky conferma tutti i limiti di una filmografia troppo altalenante, che alimenta un cinema manipolatorio, privo di alcuna leggerezza e ironia, votato alla messa in scena di una lunga teoria di martiri, dei quale ci importa sempre meno.

Disastroso.

Usa / 120’
lingua Inglese
cast: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Ed Harris
sceneggiatura Darren Aronofsky
fotografia Matthew Libatique
montaggio Andrew Weisblum
scenografia Philip Messina
costumi Danny Glicker
suono Simon Poudrette
effetti speciali Mario Dumont

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