Venezia 2017. L’ordine delle cose

L’ordine delle cose **

Fuori concorso

Se si cambiasse l’ordine delle cose, potremmo sperare in un mondo migliore? Andrea Segre torna sul grande schermo con un film di fiction incentrato su uno dei suoi temi topici: lo status di profugo nel tentativo di immigrazione. L’intento del film non è divertire e lo si capisce dalla trama basata sulle difficili relazioni tra il Governo italiano e le istituzioni libiche (la guardia costiera e i funzionari dei centri di detenzione per migranti), talvolta in connessione con i trafficanti.

Ma ancor di più lo si capisce dall’interessante pamphlet, distribuito fuori dalla sala al termine della proiezione del 31 agosto al Palabiennale, che contiene interessanti riflessioni sul perché e come sia necessario il cambiamento. “La risoluzione dei problemi dipende dalla nostra capacità di definirli” spiega Segre nel libretto, affiancato da altre autorevoli voci (Igiaba Scego, Luigi Manconi, Ilvo Diamanti, Andrea Baranes e Pietro Massarotto).

Siamo sicuri che l’ondata immigratoria che sta distruggendo i buoni rapporti tra Stati europei sarà irreversibile? Almeno in due modi non lo sarà: chi viene in Europa e si ferma, dopo aver ricevuto un’istruzione e una formazione lavorativa, potrà poi ritornare nel proprio Paese per cambiarlo. E poi, come la storia insegna, anche dall’Europa in futuro potrebbero partire, per cercare un futuro migliore, le persone, un po’ come accade da un po’ di anni per i cervelli in fuga dei nostri giovani. Quest’ultimo lavoro di Segre, presente a Venezia con La prima neve quattro anni fa, non poteva essere proiettato, come evento speciale, nel giorno migliore: lo ha accompagnato il film, in concorso, di Ai Weiwei sui fenomeni migratori a livello globale.

Il cineasta cinese ci ha impiegato un anno per la sua titanica impresa di impianto documentaristico: Human Flow. Partendo dal tutto, il risultato non cambia: Segre si concentra sulle relazioni italo-libiche, avendo il nostro Paese un’ex relazione di tipo coloniale, per spiegare come i migranti arrivino in Italia. Quegli stessi migranti provengono da un altrove variegato e scappano dal loro presente, non sapendo forse fino in fondo quale futuro li aspetti.

La storia di Segre unisce gli aspetti politici della vicenda con quelli personali di un funzionario del Ministero degli Interni (Paolo Pierobon) inviato in missione nella Tripoli post- Gheddafi, dove non aveva pensato di poter essere turbato dalla storia personale di una ragazza somala e dal suo tentativo di raggiungere il marito nel nord Europa. Il film, prodotto da Jolefilm con Rai Cinema, uscirà nelle sale il 7 settembre.

http://www.michelamanente.it

Italia, Francia / 112’
lingua Italiano, Inglese, Arabo
cast Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Yusra Warsama, Roberto Citran, Fausto Russo Alesi, Hossein Taheri
sceneggiatura Marco Pettenello, Andrea Segre
fotografia Valerio Azzali
montaggio Benni Atria
scenografia Leonardo Scarpa
costumi Silvia Nebiolo
musica Sergio Marchesini
suono Alessandro Zanon

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