Annunci

Netflix è avvisata: dall’anno prossimo il concorso di Cannes sarà riservato solo a film che escono in sala

La battaglia culturale tra Netflix e il cinema come esperienza in sala segna un nuovo sviluppo.

Dopo l’annuncio che ben due film targati Netflix erano entrati addirittura nel tempio del cinema d’autore, cioè nel concorso del prossimo Festival di Cannes, l’associazione degli esercenti francesi era insorta, denunciando la scelta come il tentativo di accreditare una pratica commerciale scorretta, che svilisce il ruolo del cinema a semplice prodotto da offrire in un indistinto bouquet a prezzo fisso, da fruire sul proprio televisore di casa.

La morte del cinema – già preannunciata dall’arrivo della televisione negli anni ’50, che generò la prima grande crisi di Hollywood e la virata verso il cinemascope, il colore e budget sempre più mastodontici – sembra essere di nuovo imminente, secondo alcuni.

I mezzi sono più o meno gli stessi, anche 70 anni dopo: è sempre la televisione il medium, abbinata allo sviluppo tecnologico, che ha reso la fruizione casalinga sempre più confortevole e vicina agli standard di sala. La velocità di internet ha fatto il resto, capace di rendere fruibile in qualsiasi momento una library ideale, pressochè infinita, ma proprio per questo del tutto indistinta.

Un’offerta in cui l’ultima puntata di una serie tv equivale ad un film di Kubrick ed in cui le nuove uscite cinematografiche si perdono in un catalogo amplissimo. Netflix, in fondo, vende se stessa, non tanto il singolo contenuto.

Travolto dalle polemiche, Fremaux ha cercato di giustificarsi, affermando lo scorso 11 aprile, durante la conferenza stampa di presentazione, di non aver avuto rapporti con Netflix e di aver scelto i due film (Okja e The Meyerowitz Stories) grazie ai rapporti con i singoli produttori.

Ma non è bastato: in un comunicato stampa di oggi, il festival annuncia di aver tentato una mediazione con il colosso di Reed Hastings e Ted Sarados, spingendolo a distribuire in sala, almeno in Francia (?) i due film.

La mediazione, piuttosto singolare, è fallita, naturalmente, ed il festival più importante del mondo si è trovato costretto a prendere una decisione chiara: non saranno più ammessi, in concorso, a partire dall’anno prossimo, film che non abbiano una – almeno potenziale – distribuzione in sala.

Quindi fondamentalmente film distribuiti da Netflix, che è l’unico tra i giganti dello streaming, che ha scelto di azzerare le finestre dedicate alla sala, in modo così aggressivo.

Il Festival di Cannes è al corrente dell’ansia generata dall’assenza di distribuzione di questi film in Francia. Invano il Festival di Cannes ha chiesto a Netflix di accettare che questi due film potessero raggiungere pure il pubblico delle sale francesi anziché soltanto i suoi abbonati. Perciò al Festival dispiace che non sia stato raggiunto alcun accordo in tal senso. Il Festival è lieto di accogliere un nuovo operatore che ha deciso di investire nel cinema ma intende ribadire il proprio sostegno alla modalità tradizionale attraverso cui vengono mostrati i film in Francia e nel mondo. Di conseguenza, dopo aver consultato i membri del proprio Direttivo, il Festival di Cannes ha deciso di adattare le proprie regole a questa situazione fino ad oggi inedita: ciascun film che intenda competere in Concorso a Cannes dovrà impegnarsi ad essere distribuito nelle sale cinematografiche francesi. Tale misura verrà applicata dall’edizione del 2018 del Festival Internazionale di Cannes in avanti.

Dopo una prima reazione piccata di Hastings, il responsabile della programmazione di Netflix, Sarados, ha risposto in modo piuttosto conciliante: “I’m extremely proud of our association with ‘Okja’ and Cannes. The Cannes Film Festival has a great history of only inviting what they believe are the greatest films in the world. And I believe it’s in that spirit that they invited ‘Okja’. Historically, there have been many films without distribution that got into the festival. Distribution is something that people will hash around for many years to come. I mostly would like to thank Thierry [Fremaux] for being bold and innovative in his choices to invite director Bong. I believe it’s one of the greatest films in the world. I believe in the years to come, Cannes will continue to invite the greatest films in the world. Distribution is changing, therefore festivals will continue to change, too.”

Alberto Barbera, che per primo ha sdoganato un film Netflix, Beasts of No Nation, nel concorso di un un grande festival europeo, ha dichiarato: “Il mercato sta cambiando molto rapidamente, anche troppo, senza che ci sia il tempo di fissare delle regole. Questo senza contare che ci sono diversi interessi e obiettivi in ballo: quelli degli esercenti, dei distributori, di chi i film li vende, dei produttori e dei filmmaker. Tuttavia il ruolo di un festival è un altro ancora, separato da questi. Dovrebbe essere una piattaforma per il cinema di qualità, selezionandolo, facendolo emergere e supportandolo, senza badare alla maniera in cui viene visto. Per me il cinema rimane un’esperienza legata alla sala cinematografica, ma non possiamo far finta di non sapere che, con l’arrivo di nuove piattaforme, non si torna più indietro e i festival non dovrebbero essere obbligati a prendere una posizione netta con o contro qualcosa.”

In particolare Okja avrà una distribuzione in sala limitata in USA, in Inghilterra e una invece molto ampia in Sud Corea, dove Bong Joon ho è un regista conosciutissimo e uno dei campioni del box office.

La questione naturalmente è piuttosto complicata, anche perchè Netflix, allo stato, sembra essere uno dei salvatori del cinema d’autore internazionale: ha consentito di finire dopo 40 anni The Other Side Of The Wind di Welles, ha riacquistato i diritti mondiali di The Irishman di Scorsese con De Niro, sta lavorando con molti talenti indipendenti, Bong Joon Ho e Baumbach appunto, ma anche Michod, Ayer, Spike Lee e molti altri…

Ma non sarà solo una sorta di cavallo di Troia?

O forse la battaglia per la sala è una battaglia di retroguardia, come afferma qualcuno?

In tutto questo che posizione devono assumere i festival?

Tutti sappiamo che l’esplosione dei nuovi media e lo sviluppo tecnologico sta rendendo difficilmente sostenibile il business delle sale cinematografiche, che pure dovrebbero essere spinte a rivedere molte delle loro incongruenze, delle distorsioni e dei limiti.

Ma certamente l’intransigenza reciproca è una bomba ad orologeria, piantata nel cuore del sistema, col rischio non così poi remoto, che il cinema del futuro sarà semplicemente diviso tra kolossal evento, da consumare ancora assieme in sala, e buoni show televisivi. Tertium non datur.

 

 

 

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: