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Sully. Recensione in anteprima!

Sully

Sully ***

Dopo l’imbarazzante apparizione alla convention repubblicana di quattro anni fa e l’enorme trionfo americano di American Sniper, capace di fare incassi da blockbuster con la peggiore retorica patriottica e uno spirito guerrafondaio e superomistico, Clint Eastwood sembra essere ritornato con questo suo ultimo Sully allo stile rigoroso e diretto, alla caratterizzazione problematica dei personaggi, che lo hanno eletto ad ultimo dei classici.

Sully racconta il miracoloso atterraggio sul fiume Hudson del volo US Airways Flight 1549 che, partito dall’aeroporto La Guardia di New York, la mattina del 15 gennaio 2009, si trovò con entrambi i motori in avaria, a causa della collisione con uno stormo di uccelli.

Il capitano Chesley ‘Sully’ Sullenberger, nei pochi secondi a sua disposizione, decise che ritornare all’aeroporto di partenza o tentare l’atterraggio su una pista in New Jersey sarebbe stato impossibile, in quelle condizioni.

Con l’aiuto del copilota Jeff Skiles ed il sangue freddo del suo equipaggio, fece planare l’aereo sull’acqua, salvando tutti i 155 passeggeri.

Eastwood, aiutato dalla fotografia desaturata di Tom Stern, che ha deciso di girare tutto il film con le Arri Alexa 65mm IMAX, il più grande formato digitale esistente, torna più volte nella cabina dell’aereo, fa i conti con la paura di non farcela, il rischio di aver fatto la scelta sbagliata, gli incubi che un evento così straordinario ha lasciato nella mente dei protagonisti.

Subito dopo l’atterraggio di fortuna, ‘Sully’ e Skiles vengono presi in consegna dalla National Transportation Safety Board, che intende fare luce sulla dinamica dell’incidente e mettere in discussione quello che a tutti sembra, semplicemente, un atto di eroismo.

Iniziano così le deposizioni, le simulazioni al computer e quelle umane, per comprendere se ‘Sully’ abbia messo a rischio la vita dei suoi passeggeri o se davvero abbia fatto una scelta imprevedibile, ma necessaria.

Nel frattempo il protagonista è assediato dai giornalisti, dal Sindaco Bloomberg, dalla gente qualunque, che lo acclamano come un eroe, mentre cerca di parlare al telefono con la moglie e le figlie, per riportare tutto alla normalità domestica.

Come nella grande tradizione democratica americana, Sully è il racconto di un uomo costretto a fare i conti con gli eventi straordinari della vita. Eppure Eastwood si tiene lontanissimo dalla retorica più facile, almeno quanto dall’attacco alle istituzioni burocratiche, che mettono sotto la loro lente il comportamento del protagonista.

Nella sua lunghissima carriera davanti e dietro la macchina da presa, il formalismo dell’establishment e le maglie strette dell’apparato sono state spesso messe in discussione dal regista californiano, ma i tempi dell’Ispettore Callahan sono passati e la lotta dell’individuo contro le istituzioni non è più a senso unico.

Nel suo film è lo stesso ‘Sully’ che mette in discussione se stesso e le proprie scelte, che ripensa e ‘rivede’ quegli istanti decisivi, con la lucidità che gli viene dalla sua grande esperienza.

Eastwood ragiona sui limiti dell’eroismo con altrettanta misura. Ma, rispetto al passato, qui manca completamente la forza annichilente della violenza, la sua spirale autodistruttiva, il suo pessimismo amaro.

L’America di Sully è un paese che appare – sia pure per un breve momento – pacificato, unito sotto la leadership di un uomo semplice, che ha fatto della competenza, della dedizione al proprio lavoro, la sua straordinarietà. Era l’America di Barack Obama. Il tempo è passato velocemente…

Tom Hanks regala al protagonista il suo volto sereno e affabile, il suo tormento e i suoi dubbi: difficile immaginare qualcun altro nel ruolo di ‘Sully’.

Il momento in cui, dopo aver guidato l’evacuazione ed essersi accertato che nessuno fosse rimasto indietro, si volta a guardare il suo aereo adagiato sull’acqua, nel grigio di una mattina d’inverno, è semplicemente memorabile.

Dopo la straordinaria caratterizzazione dell’avvocato Donovan nel Ponte delle spie di Spielberg, Hanks è autore di un’altra interpretazione maiuscola, capace di restituire nei primi piani grandiosi in IMAX, tutti gli interrogativi del film di Eastwood.

Pregevole e indovinato anche il cast di supporto con Aaron Eckhart, Laura Linney e Anna Gunn.

Dopo lunghissimi anni di collaborazione, questa volta il film non è montato dal fidato Joel Cox, ma dal suo assistente, Blu Murray, capace di contenere il racconto in soli 95 minuti, grazie ad un ritmo interno indovinatissimo.

Da non perdere.

Sully 2

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