Venezia 2016. Assalto al cielo

Assalto al cielo 4

Assalto al cielo **
Fuori Concorso

Costruito esclusivamente con materiale documentario di archivio, il film racconta la parabola di quei ragazzi che animarono le lotte politiche extraparlamentari negli anni compresi tra il 1967 e il 1977 e che tra slanci e sogni, ma anche tra violenze e delitti, inseguirono l’idea della rivoluzione, tentando l’Assalto al cielo. Diviso in tre movimenti come fosse una partitura musicale, il film esprime il sentimento che oggi conserviamo di quegli anni, mescolando nelle scelte del materiale e di montaggio memoria personale, storia, spunti di riflessione e desiderio di trasfigurazione.

Tre movimenti per il film di montaggio, che Munzi ha tratto dallo sterminato archivio del Luce, per cercare di raccontare, sia pure in piccola parte, il movimento studentesco e le sue battaglie nell’Italia degli anni ’70.

Il film comincia con una curiosa intervista e prosegue con le immagini dell’autunno 1969, le università occupate, i cortei di studenti, i picchetti davanti alla fiat, la saldatura difficile con il movimento operaio.

Il primo movimento si chiude con la bomba di piazza Fontana. Nel secondo si parla delle bombe di stato, si scoltano brani da una diretta di Radio Popolare, si vedono le immagini dei convegni affollatissimi di Lotta Continua.

Sorprendentemente il terzo movimento, oltre all’intervista ai genitori di un ragazzo che aveva aderito alle Brigate Rosse, ucciso dalla polizia, comprende quasi esclusivamente immagini del festival del Parco Lambro a Milano, con gli autonomi che inneggiano ad un mondo oltre il comunismo e si preoccupano di calmierare i prezzi del pollo, perchè il banchetto di Re Nudo non sia oggetto di un esproprio proletario.

Munzi mette in fila immagini e parole lontanissime, che rispolverano parole d’ordine, che ai giovani d’oggi sembreranno quasi incomprensibili.

Al nostro presente iperconnesso, ma solitario, si contrappone un mondo di assemblee, incontri, gruppi, manifestazioni, congressi affollatissimi, adunate oceaniche, ma anche pieno di violenza e parole di fuoco.

Per il resto, Assalto al cielo è un film piccolo piccolo, senza la pretesa di spiegare gli anni ’70, privo di un punto di vista forte, incapace di articolare un’interpretazione storica o politica di quegli anni.

Munzi scegli la strada dell’emozione, della suggestione, della distanza. Quello che rimane, in fondo, è la sensazione di un’Italia lontanissima, profondamente diversa, che ancora non ha fatto davvero i conti con il proprio passato.

Ma qui occorre fermarsi. Il resto spetta agli storici e all’immaginazione poetica degli artisti: quella che ha fatto di Buongiorno, notte e Il divo, i film italiani più decisivi degli ultimi vent’anni.

Assalto al cielo

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