Al di là dello sguardo: Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini

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Greta Gerwig è cresciuta: la protagonista di ispirazione alleniana Frances Ha, non proprio promessa ballerina nella New York in bianco e nero del regista Noah Baumbach, torna a immedesimarsi, questa volta diretta da Rebecca Miller, nel ruolo altrettanto imprevedibile dell’affidabile e pianificata insegnante single Maggie Hardin. Come Frances, anche Maggie ha un piano ben preciso, ormai consapevole di cosa volere, a suo dire, dalla vita: diventare mamma, avere un figlio solo suo. Ma l’incontro con John (Ethan Hawke), scrittore e antropologo in crisi matrimoniale e creativa, metterà la parola fine al suo intento originario, portandola a innamorarsene e a costruire con lui una famiglia, o meglio uno “status familiae”, che durerà solo fino all’ideazione del suo prossimo piano…

Nei quattro film drammatici precedenti a questo (tra cui «La vita segreta della signora Lee» e «La storia di Jack e Rose») Rebecca Miller ha sempre esplorato personaggi complessi e anticonvenzionali alle prese con relazioni difficili, ma che conducono le loro vite nel modo migliore possibile. Con «Il piano di Maggie» approfondisce ulteriormente questi temi, cimentandosi stavolta in una commedia romantica, sofisticata e intelligente. Il film ha molto della screwball comedy moderna nel trattare le situazioni e le azioni rocambolesche che travolgono i tre ottimi protagonisti: i sopracitati Maggie e John e la moglie Georgette (professoressa universitaria danese apparentemente fredda e piena di sé, interpretata da un’esilarante Julianne Moore). Attingendo dal romanzo «A cosa servono gli uomini» di Karen Rinaldi (appena pubblicato in Italia), la Miller realizza un interessante lavoro di scrittura costruendo un originale e divertente triangolo amoroso che non diventa altro che il campo di azione delle tre vite in gioco.

Un gioco delle parti si potrebbe dire, dove ad avere la meglio sono le relazioni create dalla bontà dei sentimenti dei personaggi, dal loro realismo autentico e dalla loro necessità, fisiologica, di reinventarsi e essere persone migliori, l’una per l’altra, in un mondo dove si scopre non esserci un ordine prestabilito come ciascuno vorrebbe. Tutto può cambiare e a volte tornare allo status quo di partenza. In questa analisi sulle imprevedibili complessità dell’amore moderno (e non solo) che la regista vuol presentare, è la mutevolezza delle relazioni d’amore nel corso della vita a dettar legge. Relazioni matrimoniali, di amicizia, di maternità o all’interno della famiglia allargata che si viene man mano a formare qui con il procedere della storia.

Greta Gerwig, Ethan Hawke e Julianne Moore recitano perfettamente all’unisono, con humour intelligente e ferma padronanza dei loro tempi comici. La Gerwig, che è tra le attrici più acclamate della sua generazione, incarna una trentenne newyorkese che a dirla tutta, di organizzato e pianificato si scopre avere ben poco, e che impara a capire come il destino dovrebbe essere lasciato indisturbato per far sì che se ne compia il volere. E’ nelle sue corde il ruolo di questa giovane donna a tratti svampita, e dotata di un forte senso etico verso ciò che è “giusto”: La performance dell’attrice si accoppia benissimo a quella della più matura Julianne Moore (che passa dal dramma alla commedia con una credibilità che in pochi possiedono), il cui personaggio è in assoluto il più sfaccettato e fantasioso, delizioso nei suoi duetti con la Gerwig nonché con il protagonista maschile. Una chicca? L’accento danese con il quale la Moore denota il personaggio della sua Georgette nella versione in lingua originale. Meggie, John e Georgette sono tre anime agitate che si incontrano e si scontrano, dinanzi a un pubblico che, fino alla fine, non saprà che direzioni prenderanno le loro vite. La sapiente e vivace direzione di Rebecca Miller, che sa come rendere i suoi interpreti veri e spontanei, infonde la perfetta dose di pathos a una commedia non del tutto spensierata, una commedia che è una piccola metafora comica di vita, rappresentata a puntino da una pellicola indipendente colorata e allegra, uno di quei film di cui ogni tanto si sente il bisogno.

«Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini», nelle sale italiane dal 29 giugno, è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2015, è passato in rassegna al New York Film Festival, al Sundance e anche al Festival del Cinema Berlino.

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