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Cinema con vista: 10 Cloverfield Lane

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Il dubbio e l’ambiguità sono le particolari armi di un cineasta che vuole impressionare la sua platea. Con gli effetti speciali l’occhio gode di un’immagine spettacolare, ma con il mistero la mente diventa il più grande veicolo delle emozioni. Paura, tensione e brivido sono sentimenti potenti, in grado di smuovere gli impavidi e i curiosi. E quando in sala si spengono le luci, nessuno si sente davvero al sicuro.

Il mondo non è più lo stesso per Michelle. La morte l’ha toccata da vicino, ma lei è una ragazza forte e non si è lasciata sorprendere. Qualcuno l’ha aiutata, o forse ha solo firmato la sua condanna. Adesso il cielo si è chiuso sopra di lei ed è costretta a vivere in un bunker. Il motivo non è dato saperlo, almeno non può essere svelato in questa sede. Michelle condivide gli ambienti con due uomini. Non sa chi sono. Conosce solo quello che le dicono di essere. L’uno è corpulento, l’altro è magro. L’uno è calmo e l’altro si agita per un nonnulla. Ma chi sono veramente? E soprattutto, cosa è successo al mondo esterno?

Fino a non troppi anni fa Dan Trachtenberg girava gli spot pubblicitari di Coca Cola e Nike. Adesso fa il regista e con il “re Mida” J.J. Abrams alle spalle, non poteva fallire. L’autore della nuova saga di Star Trek e Star Wars, nonché pupillo di Steven Spielberg, lo ha incaricato di girare un finto sequel di Cloverfield e lui ha entusiasmato, nonostante l’emozione dell’esordio.

10 Cloverfield Lane segue le orme di un disaster movie che è già un cult. Il titolo è Cloverfield, cioè la storia di un’invasione aliena raccontata dalla telecamera di alcuni adolescenti. Nel 2008 il film ha successo e inaugura un filone di cui si sentono gli strascichi ancora oggi. E il seguito non poteva mancare.

Trachtenberg non si limita a raccogliere il testimone, ma si adopera nel rendere sua una vicenda che rischiava di tramutarsi in uno dei tanti thriller in programmazione. I secondi capitoli sono quasi sempre peggiori dei primi, o forse è quello che vogliono farci credere. Il regista dimostra il contrario e sparge inquietudine fin dalla prima inquadratura. Fa buon uso della tecnica della tensione e si focalizza sui pilastri della sopravvivenza, per poi colpire allo stomaco.

Il sospetto è il vero protagonista. Si accompagna con la diffidenza e non dà mai tregua. Nessuno è quello che sembra o tutti sono quelli che dimostrano di essere. Neanche Amleto saprebbe sciogliere il dilemma, grazie a un cast solido e mai fuori posto. John Goodman mette da parte l’aria da bonaccione e si trasforma nel cardine della porta. Tutto gira attorno a lui e l’espressione criptica lo rende un uomo tutto da interpretare. E pensare che una volta faceva film comici.

10 Cloverfield Lane è un valzer di emozioni forti. I suoi personaggi si avvicinano e si allontanano, per poi spiazzare con qualche inedito colpo pirotecnico. Di bunker movie se ne sono visti tanti, ma questo è diverso. Sceglie l’originalità invece di essere ripetitivo e dimostra che con storie “già viste”, si possono fare miracoli. Mandate i bambini a letto presto, perché al calar delle tenebre ci sarà da coprirsi gli occhi.

John Goodman as Henry; Mary Elizabeth Winstead as Michelle in 10 CLOVERFIELD LANE; by Paramount

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