Cinema con vista: Star Wars – Il risveglio della forza

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Trionfo di marketing e merchandising per un remake non dichiarato di un’avventura “stellare” passata. Dalle ceneri dell’Impero, il Lato Oscuro risorge nei paramilitari neonazisti del Primo Ordine, decisi ancora una volta a piegare la Galassia alla loro autorità. I paladini dei deboli si identificano nella nuova Resistenza, gruppo di repubblicani incalliti determinati nel contrastare l’ennesimo scacco del Lato Oscuro. Intanto Luke Skywalker è sparito e molti pensano ai Jedi e alla Forza come ad una leggenda, una storiella per bambini da leggere prima di andare a dormire. Si vocifera di una mappa segreta per ritrovare l’antico maestro, e forse un piccolo droide sul pianeta Jakku potrebbe esserne il portatore. Kylo Ren, spietata pantomima di Darth Vader, è determinato a recuperarla, per stroncare anche l’ultimo bagliore di luce che attraversa la Galassia.

Che nostalgia nel rivedere le spade laser sul grande schermo, frementi di quella Forza di cui è pregno il mondo creato da George Lucas. Fan e neofiti accorreranno da tutto il mondo per non perdersi questa nuova epifania, uno dei film più chiacchierati del cinema contemporaneo. Verranno per la varietà dei mondi, per l’ennesima lotta tra bene e male, ma in particolare vedranno l’intelligenza della Disney. Dopo aver comprato la Marvel, gli incassi raggiungono le stelle e la società statunitense non può esimersi dal lanciare un nuovo franchise, o forse una vecchia certezza di entrate. Riscrivere il mondo di Star Wars è pericoloso e potrebbe gridare al flop, quindi ci si adagia su un classicismo privo di novità, privo di quella audacia che rende grandi.

Star Wars – Il Risveglio della Forza è l’emblema di un cinema che ha paura di cambiare in nome del soldo facile. Troppo il timore di inventare, troppa la voglia di incassare: è meglio adagiarsi sugli allori dei capitoli precedenti, regalando un virtuoso remix della vecchia trilogia. Il regista prescelto è J. J. Abrams, già famoso per la collaborazione con Spielberg in Super 8 e per i nuovi Star Trek. Non ha perso lo smalto per i film d’azione e i ritmi ossessivi, cercando di non annoiare la platea nonostante la maxi-truffa nel titolo e nella sostanza. Si piega alle necessità di mercato, ma lotta nella ricerca di una personale originalità anche quando la storia non lo consente. Così nascono splendide sequenze sul decadentismo dell’Impero, con enormi mostri di metallo adagiati tra le sabbie del deserto, quasi a ricordare i fasti di un tempo che fu. Un passato bruciato dall’industria e dall’ambizione sfocia in un presente sempre uguale, solo capace di cambiare la prospettiva degli eventi.

Unico fiore primaverile è John Williams, compositore mai pago dei risultati e sempre pronto a ritrovare una nuova giovinezza alla rispettabile età di 83 anni. La colonna sonora potente risveglia la platea sonnolenta, innalzandosi a vero personaggio e dialogo del film. Talvolta è solo la musica a parlare, con una sceneggiatura che si piega alle necessità del direttore d’orchestra, attento a restituire vita dove il film si spegne. Pregevole è il tema della Forza, che come un grande classico cerca il suo compimento nei significati della pellicola, senza mai concludersi prima del necessario gran finale.

Il risveglio della forza perde il coraggio della prima trilogia, preferendo le acque conosciute e ignorando l’inesplorato. A pagare sono i fan e i puristi, mentre i neofiti godranno dello splendido mondo davanti ai loro occhi. Il fascino rimane e un taglio “alla Disney” rende il film più appetibile per le nuove generazioni, ma la platea esigente storcerà il naso. In questa “nuova” avventura stellare, l’unico vero vincitore è il commercio.

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