Madame Courage **1/2
Un ragazzino che abita in una sorta di baracca con la madre e la sorella, passa le sue giornate tra piccoli furti e ricettazioni.
Il padre è morto cinque anni prima in un incidente ed ha lasciato la famiglia allo sbando.
La sorella si prostituisce, anche online e la madre vive inchiodata davanti alla tv.
Madame Courage è una droga sintetica che il protagonista ingoia in continuazione, per poter continuare la sua piccola attività criminale.
Quando una mattina strappa una catenina d’oro ad una coetanea e poi la ritrova in un bar, tra i due scatta un rapporto di attrazione e repulsione fatto di pedinamenti e silenzi, rifiuti e brevissimi contatti.
Il film di Allouache non fa sconti ai suoi personaggi e non cerca scorciatoie drammatiche, incapace di dirci se un futuro per loro due è ancora possibile.
Madame Courage racconta un mondo chiuso, in cui l’unica legge sembra essere quella del sopruso e della violenza: difficile comprendersi, se non attraverso un ritorno ad una fisicità primitiva. I due protagonisti non riescono mai a costruire un dialogo vero. La loro è una realtà fatta di cumuli di spazzatura e corse a perdifiato nei vicoli scuri, motorini che arrancano e famiglie inesistenti.
Dopo il duro e struggente Les terrasses, presentato a Venezia due anni fa, il nuovo film di Allouache è meno compatto drammaturgicamente, ma ha il pregio di chiudersi su un finale aperto, che sembra lasciare qualche timida speranza.

