Venezia 2014. Altman

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Altman ***1/2

Un film è come un grande castello di sabbia: lo si progetta e costruisce con cura, poi tutti lo possono guardare e ammirare per qualche ora, finché le onde non lo appiattiscono di nuovo, e non ne rimane che un ricordo.” Robert Altman

Il nuovo documentario del regista canadese Ron Mann, presentato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Venezia Classici”, punta i riflettori su Robert Altman (1925-2006), considerato da molti uno dei registi più controversi del dopoguerra americano. La pellicola, distribuita in Italia da Mymovies.it in versione originale con sottotitoli in italiano, riesce a catturare l’attenzione e l’interesse dello spettatore per la semplicità e linearità con cui racconta non solo il regista, ma anche e soprattutto l’uomo che è stato. Nei 95 minuti del film, sia il percorso artistico che quello umano di Robert Altman, vengono messi a fuoco indipendentemente ma in parallelo, mostrando chi era colui che in più di 50 anni di carriera ha saputo rompere le consuetudine del cinema americano classico, cadendo troppo spesso nell’oblio per non aver ceduto alle regole di Hollywood.

Altman è riuscito a imporsi caparbiamente con le proprie opinioni radicali sulla settima arte, distinguendosi sempre a testa alta. Una presenza forte nel documentario è quella della devota moglie che gli è sempre stata accanto, Kathryn Reed Altman, la cui voce tiene le fila del racconto insieme a quella di altri artisti che nella loro carriera hanno avuto il privilegio di lavorare col regista e che vengono simpaticamente interpellati sul significato che attribuiscono al termine “altmaniano” secondo il loro punto di vista (da Baker Hall e James Caan a Julianne Moore, Robin Williams e Bruce Willis).

Tra una “testimonianza” e l’altra, Ron Mann enfatizza, attraverso lo stesso Altman e gli atri “testimoni”, i momenti più significativi della vita privata, familiare e di ascesa professionale del cineasta, come l’incontro sul set con la futura sposa, il periodo in teatro, il primo film per il cinema con la Warner Bros e la vincita della Palma d’Oro nel 1970 con M*A*S*H. Perle che non perderanno mai il loro valore sono Nashville, Gosford Park, America Oggi, I protagonisti, o il più recente Radio America, che trovano ampio spazio nel documentario, in cui Altman sottolinea l’importanza che gli attori rivestivano per lui nei film.

Altman di Ron Mann è un progetto splendidamente riuscito che documenta sì la storia di un uomo che ha lasciato un segno nella cinematografia mondiale, ma lo fa con precisione, lucidità, senza tralasciare ciò che andava detto, calibrando bene leggerezza e profondità. Questo documentario riesce a ricostruire l’affascinante psicologia del regista e renderla comprensibile e avvincente non solo per gli appassionati di cinema, ma anche per chi, per la pima volta si avvicinerà a questo personaggio leggendario. Un bell’invito a conoscerlo e ad entrare nel suo mondo.

Altman vi aspetta nelle sale italiane da giovedì 16 ottobre.

Altman con Shelley Duval e Joan Tawkesbury al Festival di Cannes nel 1974

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