Venezia 2014. Anime nere

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Anime nere ***

Francesco Munzi torna a Venezia con il suo terzo film, ambientato nella livida Milano della ‘ndrangheta ed in Aspromonte.

Il suo è il racconto nerissimo di una famiglia ossessionata dalla morte e dalla vendetta.

Il ritratto antropologico di una terra e dei suoi abitanti: tre fratelli, Luciano, Luigi e Rocco Carbone.

Il padre era stato assassinato per una brutta storia di riscatti dal capo del clan avversario, i Barreca. I tre ragazzi hanno scelto di rispondere a quel dolore in modo diverso.

Luciano è rimasto nel piccolo paese di montagna a coltivare la terra ed a perpetuare un idea premoderna della propria terra, occupandosi solo  delle sue capre. Luigi e Rocco sono invece emigrati in Lombardia. Luigi è un gangster: traffica cocaina e usa gli appalti e le società del fratello Rocco, come paravento.

Quando Leo, il figlio inquieto di Luciano, spara alla saracinesca di un bar del paese, protetto proprio dai Barreca, e parte per Milano per unirsi allo zio Luigi, la situazione improvvisamente precipita in una spirale di sangue senza fine.

Le donne non sono che il coro di questa tragedia: l’anziana madre, le mogli, le figlie di altri boss. Vestite di nero, si limitano a portare il lutto di una tragedia annunciata. L’unica ad avere un sussulto è la donna di Rocco, nata al nord e lontanissima da quel contesto culturale.

Munzi non inventa nulla, ma costruisce un apologo esemplare in un contesto inedito e opprimente. Nel panorama aspro e oscuro del paese e della casa dei Carbone il tempo ha perso di senso: presente e passato si sovrappngono continuamente e quello che resta sono solo le ceneri della memoria ad ossessionare la vita di tutti.

I volti degli esecutori rimangono spesso sfuocati, i mandanti si possono solo ipotizzare. Ma la guerra contro i tre fratelli è senza pietà. L’ordine costituito pretende il suo debito di sangue.

La regia di Munzi è essenziale, senza fronzoli, scava nei volti dei suoi protagonisti e nella durezza di un mondo criminale che si limita a rappresentare senza alcun giudizio.

Come se non ci fosse alternativa vera all’onore ed al riflesso pavloviano della vendetta.

Senza moralismi e senza scorciatoie drammatiche, Anime nere non denuncia e non si indigna. Racconta. E non è poco.

 

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