Così parlò Bellavista, 30 anni dopo

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L’altra sera al cinema  Martos di Via Chiaia a Napoli si è celebrato il trentennale del film diretto da Luciano De Crescenzo, scritto assieme a Riccardo Pazzaglia ed illuminato dalla fotografia di Dante Spinotti.

Due proiezioni affollatissime, con prenotazioni anche da Roma, per ricordare i protagonisti di un film che è entrato di diritto nell’immaginario collettivo di una città.

Il fermento culturale e politico napoletano della seconda metà degli anni ’70 aveva raggiunto il suo apogeo.

Sotto la guida del sindaco comunista –  e livornese – Maurizio Valenzi, la città aveva affrontato coraggiosamente gli anni del terrorismo, del terremoto e della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Napoli riconquistava una centralità nazionale grazie alla musica dei Napoli centrale, dei fratelli Bennato e quindi dello storico sestetto di Pino Daniele con James Senese e Tullio De Piscopo, capaci di guardare alla tradizione dei Murolo e dei Carosone, ibridandola con la musica folk, jazz e blues che gli americani avevano portato negli anni del secondo dopoguerra.

Eduardo registrava nuovamente per la RAI i suoi spettacoli, proprio a partire dal 1975 e sino alla nomina a Senatore a vita avvenuta nel 1981, lasciando così una testimonianza indelebile del suo teatro popolare e raffinatissimo, al contempo.

Contemporaneamente Massimo Troisi si affermava a cinema dopo la gavetta televisiva de La smorfia, grazie ad un personaggio di napoletano atipico, timido, impacciato, lunare. Ricomincio da tre vinceva il David di Donatello e rimaneva nelle sale per 600 giorni: ancora oggi un record imbattibile.

Mi manda Picone di Nanni Loy con una Lina Sastri esordiente, veniva scelto nel 1983 per rappresentare l’Italia agli Oscar ed in televisione, il napoletano d’adozione Renzo Arbore impazzava con Quelli della notte e Indietro tutta.

Gianni Minà celebrava a Blitz, la domenica pomeriggio, questa new wave napoletana, capace per una volta di costituirsi come avanguardia culturale per il paese intero.

Pochi mesi dopo l’uscita del film di De Crescenzo, il 5 luglio 1984 Diego Maradona veniva presentato allo stadio San Paolo. Ed il resto è storia.

In questo contesto, Così parlò bellavista rinforzava l’idea di una Napoli capace di rialzare la testa nonostante tutto, grazie al talento ed alla leggerezza dell’ironia.

Anche la questione meridionale ed il rapporto con il nord produttivo del paese venivano risolti con intelligenza, superando odiosi pregiudizi di un paese diviso e diffidente.

Per chi ha vissuto quegli anni, le gag e le battute di Così parlò Bellavista sono indimenticabili: le lezioni di filosofia, il cavalluccio rosso, il milanese Cazzaniga, la vendita della bara, il processo in tribunale, il camorrista, la distinzione tra uomini d’amore e di libertà…

L’altra sera al cinema Martos c’erano quasi tutti: oltre ad un commosso De Crescenzo, i Fatebenefratelli, Benedetto Casillo e Marina Confalone, Stefano Solli, Gianni De Bury, Massimo Colatosti e Franco Javarone.

Un abbraccio dolceamaro ad un film e ad una città orgogliosa della sua unicità.

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