Locarno 2013. Cani sciolti

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Cani sciolti **1/2

Il film di Kormakur che ha aperto il Festival di Locarno lo scorso mese di agosto è un curioso oggetto cinematografico, che sarebbe stato perfetto per il compianto Tony Scott.

Di quel cinema in costante movimento ricicla topoi e personaggi, senso del ritmo e superficialità, per ricostruire un perfetto meccanismo d’azione, fondato ancora una volta su una coppia antitetica eppure costretta a collaborare.

Robert Trench e Michael Stigman sono due agenti sotto copertura: il primo lavora per la DEA, il secondo per la Marina.

Nessuno dei due conosce l’identità dell’altro. Assieme però lavorano a smascherare le attività di un trafficante messicano, Papi Greco ed a mettere in crisi le sue attività, derubando una banca di comodo, nella quale il criminale deposita i suoi soldi.

Il film comincia come un classico anni ’90, con i due agenti sotto copertura seduti al tavolino di un diner, mentre valutano le possibilità di riuscita del colpo e flirtano con la cameriera, prima di mandare in fiamme il locale, che si trova esattamente di fronte alla banca.

Con spirito tarantiniano, la sceneggiatura ci riporta indietro di due settimane, alla preparazione del colpo ed alla scoperta delle vere identità dei due protagonisti.

Bobby lavora per la DEA ed assieme ad un’agente di cui è innamorato, sta cercando di sgominare la banda di Papi Greco.

Stigman invece è stato incaricato dal suo superiore della US Navy di rapinare la banca, per mettere in ginocchio l’organizzazione criminale dal punto di vista finanziario.

Il colpo va a segno, ma la trappola non scatta. Invece degli attesi 4 milioni, i protagonisti scoprono, nelle cassette di sicurezza, un bottino assai più ricco: 43 milioni di dollari.

I due agenti si ritrovano nel deserto: ciascuno cerca di incastrare l’altro, salvo scoprire finalmente le loro coperture. Stigman spara a Bobby e lo abbandona nel deserto, consegna i soldi al superiore,  Harold Quince, ma comprende che non si tratta di un’operazione ufficiale…

Wahlberg intuisce che qualcosa non va per il verso giusto, scappa e cerca di rimettersi in contatto con Bobby, mentre un mefistofelico agente della CIA, Earl, semina morte e terrore: i milioni rubati sono soldi sporchi dell’agenzia, non del cartello, e li rivuole indietro.

Tutti contro tutti.

Kormakur dirige con mano solida e spirito avventuroso, un poliziesco fuori dal tempo, indovinando caratteri e motivi, utilizzando sapientemente i clichè interpretativi dei due protagonisti.

Wahlberg rifà sè stesso, tutto muscoli e understatement, mentre Washington usa il pilota automatico, per un ruolo che ha interpretato dozzine di volte, ormai.

E’ cinema di maniera, niente di nuovo sotto il sole della frontiera, ma i protagonisti sono simpatici, gli antagonisti cattivi e feroci al punto giusto, la bella è la chiave di volta dell’intreccio e non mancano mexican standoff, battute sapide, macchine veloci.

Pugni, pupe e pistole, insomma.

Ma Kormakur procede spedito per la sua strada, gli attori lo seguono divertiti ed il suo film funziona alla perfezione. Solido intrattenimento da sabato sera e nulla più, ma che non lascia la sensazione di aver buttato via due ore.

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