Una notte da leoni 3

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Una notte da leoni 3

Ultimo e stanco sequel del folgorante The hangover, questo Una notte da leoni 3 è stato un successo quasi solo in Italia.

Si ride poco in sala e le avventure dei quattro amici già mostravano la corda nel secondo episodio.

Qui si comincia con la rocambolesca fuga di Chow da un carcere di massima sicurezza. Poi arriva Alan, ormai totalmente fuori controllo, che ha comprato una giraffa e la trasporta felice in autostrada, causando un incidente disastroso, quando un ponte troppo basso decapita il povero animale.

Il padre di Alan ne muore di crepacuore: gli amici si riuniscono in occasione del funerale, e cercano di convincere Alan ad accettare il ricovero in una struttura adeguata.

I quattro partono assieme, per accompagnare Alan in Arizona, ma durante il viaggio vengono rapiti dal criminale Marshall, che rivuole indietro i lingotti d’oro che Chow gli ha portato via.

Nessuno sa dove sia Chow, tranne Alan con cui si scambia affettuosi messaggi telefonici… Marshall prende in ostaggio Doug, mentre Stu e Phil partono con Alan per Tijuana alla ricerca del cinese.

Seguiranno rapine in villa e un ritorno a Las Vegas, nella suite del Caesar Palace dove le loro avventure erano cominciate…

Ma tutto sembra troppo meccanico e già visto: la follia strafottente di Alan, il coraggio di Phil, l’equilibrio del nerd Stu.

Phillips rinuncia anche alla cifra narrativa della serie: cioè la ricostruzione ex post di una situazione i cui esiti appaiono disastrosi e al contempo misteriosi, ma le cui cause rimangono in gran parte ignote, a causa dell’alcol e delle droghe assunte. Qui il percorso è invece lineare, senza flashback rivelatori e paradossalmente senza l’hangover del titolo!

Non c’era alcuna necessità narrativa di andare oltre al brillante originale: qui l’unica evoluzione è quella di Alan, affidata al genio belushiano di Galifianakis, corpo cinematografico per eccellenza, attorno al quale ruotano tutti i personaggi, ormai ridotti a comprimari di lusso.

E’ il dazio pagato sempre più spesso a Hollywood: la condanna a ripetere all’infinto una formula di successo, sino a renderla inconsistente e vuota.

New entries: Melissa McCarthy proprietaria di un negozio di pegni, che flirta con lo spiantato Alan ed uno sprecato John Goodman nel ruolo del boss Marshall.

Tutto il resto è noia. Apparentemente anche per il cast coinvolto, che si trascina stancamente di scena in scena, senza grande convinzione.

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