Mereghetti su No di Pablo Larrain

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E’ di No di Pablo Larrain a meritare la recensione settimanale di Paolo Mereghetti sul Corriere.

Mereghetti cerca di spiegare che l’ottimismo e la strategia comunicativa scelta per vincere il plebiscito del 1988 che portò alla deposizione di Pinochet, affonda nella stessa cultura occidentale e superficiale che gli oppositori avevano da sempre contestato. La scelta poi di non usare lo spazio televisivo autogestito per denunciare le atrocità del regime, ma per impostare una campagna emozionale come se si stesse vendendo un detersivo o una nuova auto e non libertà di un paese, rende evidente la fortissima ambiguità che pervade il film di Larrain e che il regista cileno restituisce magnifica amarezza.

Scrive Mereghetti: “Come molti ricordano, nel 1988, per dare una risposta positiva alle pressioni internazionali e soprattutto al suo maggiore sponsor politico, gli Stati Uniti d’America (allora era in carica Ronald Reagan), il dittatore che nel 1973 aveva abbattuto con le armi il governo socialista di Salvatore Allende decise di indire un referendum popolare: i cileni dovevano decidere se prolungare «democraticamente» di altri otto anni il governo Pinochet. Per la destra al potere doveva trattarsi solo di una formalità.

[…] Pièce e film girano attorno alla figura del giovane pubblicitario René Saavedra (Gael García Bernal), convinto sostenitore della pubblicità emozionale, quella che più che vendere un prodotto cerca di imporre uno stato d’animo. A lui si rivolgono per una consulenza i membri del «partito del No» e Saavedra li convince a sposare le sue teorie: il No a Pinochet non sarà il rifiuto di un passato di dittatura e violenza ma l’apertura a un futuro di allegria e felicità. Basta messaggi sull’impegno, la militanza e il dolore sopportato in tanti anni ma un invito a credere in un futuro migliore e più rasserenato. Naturalmente senza Pinochet.

[…] il film di Larraín cerca di sottolineare alcune delle contraddizioni «ideologiche» che la vittoria rischiò di cancellare.

La poca felicità finale di Saavedra, il giorno del referendum, che García Bernal rende con straordinaria empatia, serve a ricordare che a vincere non è stato tanto – o solo – il sogno di un futuro migliore, ma anche l’idea di un Paese che in molti volevano contestare.

[…] il percorso di un film come No – I giorni dell’arcobaleno finisce per raccontare anche l’ambiguo e complicato meccanismo che una promessa può innescare nelle persone. Per esempio seppellendo per sempre la proposta politica che nel 1973 aveva portato alla vittoria un personaggio come Allende.

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