The words

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The words

“Pensi che non ci sia un prezzo da pagare? Sono parole nate dalla gioia e dal dolore, se rubi quelle parole ti prendi anche il dolore.” 

Clay Hammond (Dannis Quaid) è un celebre scrittore che durante una lettura pubblica della sua ultima fatica letteraria dove si limita a svelare solo i prima capitoli del suo romanzo, viene avvicinato da una seducente dottoranda intenzionata a carpire il segreto dentro e dietro il suo racconto.

Prende vita così un dramma intrigante, una riflessione sull’arte di raccontare storie o, forse, sul bisogno di farlo; al punto di rubare un manoscritto per farsi scorrere tra le dita il piacere delle parole o di ripudiare il proprio amore per averle perdute.

Un racconto che è una vera e propria matrioska, costruito come scatole cinesi dove vengono continuamente confusi, seppur in maniera impercettibile, i piani del reale e della finzione.

I tre protagonisti, Clay Hammond che racconta Rory Jansen (Bradley Cooper) che plagia un vecchio uomo (Jeremy Irons) che romanza un amore conosciuto e poi smarrito, potrebbero, in fondo, essere la stessa persona che si destreggia in questo laboratorio che è la vita, quella che si ha paura ad affrontare e su cui non ci è mai concesso un secondo giro.

Sono tutti uomini col vizio della scrittura e che attraverso essa si continuano a porre infiniti e snervanti quesiti esistenziali che almeno una volta tutti noi, o quasi, ci siamo posti: chi sono? Sono per gli altri quel che finora avevo creduto d’essere per me?

Domande di pirandelliana memoria che racchiudono in sé emozioni e sensazioni differenti le quali convergono però in un unico grande racconto.

Il film è incentrato dunque su un unico messaggio che riesce a trasmettere al pubblico: le parole, anche quelle nascoste, hanno una forza immensa e indistruttibile; possono creare o distruggere e annientare l’intera esistenza di una persona; possono renderti l’uomo più felice e fortunato del mondo oppure possono fare crollare tutte le tue certezze e sicurezze.

Perla del film è sicuramente il meraviglioso, poetico, intenso e struggente Jeremy Irons che riesce, col suo personaggio, a essere esempio vivente della tragedia di un uomo che ha amato tanto le parole, più della donna che le ha ispirate al punto da provare sulla propria pelle che un apparentemente innocente insieme di lettere, può rovinare tutto e che ti porta a dover fare delle scelte e che il difficile poi è conviverci.

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