Marfa Girl di Larry Clark vince il Festival di Roma

Con un verdetto decisamente controverso, la giuria guidata dal giovanissimo Jeff Nichols e composta da Timur Bekmambetov, Valentina Cervi, Edgardo Cozarinsky, Chris Fujiwara, Leila Hatami e P.J. Hogan ha assegnato il Marc’Aurelio d’Oro a Marfa Girl, l’ultimo film di Larry Clark (Kids, Ken Park).

Il regista americano non è certo una scoperta nel panorama del cinema internazionale, ma il suo stile estetizzante ed i suoi giovani incapaci di comunicare se non attraverso il sesso, sembravano aver fatto il loro tempo.

Marfa Girl non scandalizza nemmeno più: il suo moralismo complice lascia il tempo che trova.

Ancor più discutibile il doppio premio al film più vituperato dai giornalisti accreditati, l’italiano E la chiamano estate di Paolo Franchi che vince per la regia e con Isabella Ferrari migliore attrice: i fischi, l’ironia involontaria e l’implausibilità di tutta la messa in scena hanno invece trovato spazio nel cuore della giuria internazionale.

Misteri dei festival. I film più apprezzati, A glimpse inside the mind of Charles Swann III di Roman Coppola, Drug War di Johnnie To, The Motel Life dei fratelli Polsky e Spose celestiali dei mari di pianura di Fedorchenko escono quasi a mani vuote: il secondo vince il premio per la sceneggiatura.

Il giudizio sul festival lo lasciamo volentieri ai colleghi che l’hanno vissuto negli anni. I numeri dicono di spettatori in calo, sale mezze vuote, red carpet poverissimo ed in gran parte italiano, se non romano, ed un livello complessivo dei film che sembra inverare la teoria esposta da Mueller quand’era direttore a Venezia: Roma prende gli scarti del Lido.

Anche la presunta nuova identità che Mueller avrebbe dovuto dare alla rassegna è in fondo una riproposizione in scala delle scelte veneziane: con i film a sorpresa, la sezione Orizzonti aperta a tutti i formati  e Controcampo Italiano replicati in CineMaxxi e Prospettive Italia.

Neppure la distanza posta tra le due manifestazioni ha aiutato la rassegna romana, la quale ha un budget praticamente identico alla Mostra, che oggi appare sempre di più un inutile spreco.

Mueller ha scelto coraggiosamente di spingere l’acceleratore verso un festival vero, con un concorso che si voleva di peso e sezioni collaterali capaci di rappresentare il cinema (italiano e internazionale) a 360 gradi.

Se l’insistenza intransigente sulle anteprime mondiali ha fruttato qualche articolo in più della stampa internazionale accreditata, ha complessivamente depotenziato il profilo del festival per pubblico e addetti ai lavori.

Se poi il “capolavoro” del festival si rivela il nuovo film di Walter Hill con Sly Stallone… allora siamo dalle parti dell’usato sicuro e non della ricerca delle novità.

Mueller non è riuscito a portare all’Auditorium nessuno dei grandi film americani che sono in procinto di uscire da qui a Natale: da Lincoln a Django Unchained. E neppure è riuscito a spostare sul Tevere la prima dell’attesissimo The Grandmasters di Wong War Wai.

Non gliene facciamo una colpa, anzi. Ma la sua scelta, superficialmente sposata da Polverini e Alemanno, era stata imposta e caldeggiata anche sotto questo profilo. Perchè i romani, che alle anteprime ed alle star in visita hanno fatto ormai l’abitudine,  dovrebbero accalcarsi sul red carpet per vedere delegazioni di sconosicuti?

Persino il film sorpresa era assai poco sorprendentemente Johnnie To, ospite fisso delle Mostre di Mueller e già film sopresa sul Lido con Mad Detective.

La prossima edizione andrà meglio, ma resta la sensazione di un festival che si fonda su una straordinaria asimettria – tra promesse e risultati, tra spese ed esiti finali – francamente ingiustificata in questo momento storico.

Tra qualche giorno apre l’ultima edizione del Torino Film Festival diretto da Amelio e Martini. Il testimone passa a loro, che con meno proclami, un budget 5-6 volte inferiore e tanta passione continuano a fare un festival piccolo, per la città e per gli amanti del cinema, con la forza di chi resiste, nonostante tutto.

Ecco tutti i premi ufficiali:

  • Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film: Marfa Girl di Larry Clark
  • Premio per la migliore regia: Paolo Franchi per E la chiamano estate
  • Premio Speciale della Giuria: Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi
  • Premio per la migliore interpretazione maschile: Jérémie Elkaïm per Main dans la main
  • Premio per la migliore interpretazione femminile: Isabella Ferrari per E la chiamano estate
  • Premio a un giovane attore o attrice emergente: Marilyne Fontaine per Un enfant de toi
  • Premio per il migliore contributo tecnico: Arnau Valls Colomer per la fotografia di Mai morire
  • Premio per la migliore sceneggiatura: Noah Harpster e Micah Fitzerman-Blue per The Motel Life

Premio opera prima e seconda:

  • Premio alla migliore opera prima e seconda: Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi
  • Menzione speciale: Razzabastarda di Alessandro Gassman

Premio Prospettive Italia:

  • Premio Prospettive per il migliore Lungometraggio: Cosimo e Nicole di Francesco Amato
  • Premio Prospettive per il migliore Documentario: Pezzi di Luca Ferrari
  • Premio Prospettive per il migliore Cortometraggio: Il gatto del Maine di Antonello Schioppa

Premio CineMaxxi:

  • Premio CinemaXXI (riservato ai lungometraggi): Avanti Popolo di Michael Wahrmann
  • Premio Speciale della Giuria – CinemaXXI (riservato ai lungometraggi): Picas di Laila Pakalnina
  • Premio CinemaXXI Cortometraggi e Mediometraggi: Panihida di Ana-Felicia Scutelnicu

Premio del Pubblico:

  • Premio del Pubblico BNL per il miglior film: The Motel Life di Gabriel Polsky, Alan Polsky
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