Quella casa nel bosco

Quella casa nel bosco **1/2

It’s a serious critique of what we love and what we don’t about horror movies. I love being scared. I love that mixture of thrill, of horror, that objectification/identification thing of wanting definitely for the people to be alright but at the same time hoping they’ll go somewhere dark and face something awful. The things that I don’t like are kids acting like idiots, the devolution of the horror movie into torture porn and into a long series of sadistic comeuppances. Drew and I both felt that the pendulum had swung a little too far in that direction.

Joss Whedon, 2012

Joss Whedon è stato il trionfatore della stagione cinematografica. Il suo The Avengers ha  dominato il box office mondiale, diventando il terzo film di maggior incasso di tutti i tempi.

Nello stesso weekend di esordio, usciva nelle sale americane, dopo un calvario lungo tre anni anche questo splendido horror, Quella casa nel bosco, scritto e prodotto da Whedon assieme a Drew Goddard, uno dei suoi più stretti collaboratori, per Buffy ed Angel.

Si tratta dell’esordio alla regia per Goddard, che aveva lavorato anche con J.J.Abrams in Lost, Alias ed aveva scritto il riuscitissimo ed inquetante Cloverfield.

Con la stessa efficacia con cui Goddard aveva reinventato il film catastrofico con riprese found-footage – dando compiutezza e senso a tale espediente narrativo spesso usato per ingannare lo spettatore e non mostrare nulla, creando solo una vaga tensione fatta di urla, tremori e buio indistinto –  in questo esordio si diverte a riscrivere il teen horror anni ’80, facendo tesoro della lezione di Scream.

Il film era stato girato nella primavera del 2009. Poi la decisione di riconvertirlo in 3D ha determinato il rinvio di un anno, dall’inizio del 2010 al gennaio 2011. Nel frattempo la Mgm, che l’aveva prodotto, ha dichiarato fallimento.

Quella casa nel bosco è rimasto così nel limbo per molto tempo, sino a che la Lions Gate ne ha acquistato i diritti, lanciando nelle sale americane il 13 aprile scorso. In Italia è arrivato il 18 maggio, grazie ad M2 Pictures.

Il film di Whedon e Goddard è un piccolo gioiello di meta-horror che riprende il discorso cominciato da Wes Craven nella seconda metà degli anni ’90, per spingersi ancora oltre.

Il film utilizza tutti gli stilemi del genere di riferimento, dai giovani desiderosi di un weekend di sesso e disimpegno, alla casa stregata, dagli ammonimenti dei redneck, all’assedio degli zombi, con lo stesso humor nero dei film di Sam Raimi e con la stessa capacità dei protagonisti di leggere le situazioni, in senso critico ed auto-consapevole.

Ma Whedon e Goddard vanno oltre, chiamando in causa anche il mondo di Lovecraft e dei Grandi Antichi, così come la fantascienza di Heinlein e tutto l’universo horror, in un finale letteralmente apocalittico e travolgente, che spinge la riflessione meta-cinematografica un passo più in là, verso l’abisso spalancatosi letteralmente sotto i protagonisti, ma verso un nuovo piano narrativo straordinariamente ambizioso.

Un piano in cui l’universo diegetico è unico, in cui il perturbante ed i mostri che abitano i nostri peggiori incubi sono qui con noi, tracce di una civiltà che abitava la terra prima dell’uomo.

Il film, così come già Cloverfield, mantiene tutte le promesse di spettacolarità e di suspense, giocando assieme (…e non contro) i suoi personaggi.

Già sin dall’inizio la dimensione duplice del racconto si fa evidente. Al prologo, con la presentazione dei cinque giovani protagonisti, che incarnano i perfetti stereotipi del genere (il campione di football muscoloso, la sua fidanzata oca, l’amica vergine, il nerd che intuisce tutto sin dall’inizio e l’intellettuale, destinato al sacrificio), Whedon e Goddard affiancano l’introduzione di due impiegati di una misteriosa corporation, che controllano i ragazzi, li attirano nella casa e giocano cinicamente con le loro vite, secondo un disegno che verrà chiarito solo alla fine.

Non vogliamo rovinarvi la sorpresa e ci fermiamo qui. Ma l’esperimento di Quella casa nel bosco è certamente indovinato e inedito. E’ un gioco cinefilo, naturalmente, ma che grazie al terzo atto finirà per piacere anche a coloro che non amano troppo le riflessioni meta-cinematografiche.

L’obiettivo di Whedon e  Goddard era quello di sottrarre l’horror alle derive sadiche del torture-porn alla Eli Roth, riportando il più teorico dei generi alle sue forme più classiche, pur inventando un epilogo che rimette tutto in discussione e giustifica una lunga tradizione alla luce di un perpetuo sacrificio rituale, in cui i “direttori” che pensano di poter utilizzare fantasmi e zombie per ristabilire e ossequiare una gerarchia eterna, finiscono per soccombere al loro gioco perverso e immutabile, mentre le vittime designate si incaricano di riportare libertà e libero arbitrio, anche a costo di trasformare il  mondo che conosciamo nel caos più distruttivo.

Quella casa nel bosco ha di nuovo azzerato l’immaginario horror contemporaneo, ridefinendone le sue coordinate narrative: la sfida è lanciata. Qualcuno avrà la forza di raccoglierla?

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