Scream 4

Scream 4 **1/2

Wes Craven, dopo i fortunati esordi indipendenti degli anni ’70 aveva ridefinito le coordinate dell’horror negli anni ’80, con la serie di Nightmare. Dopo un decennio di successi e sequel, sembrava aver perso un po’ il suo smalto, quando nel 1996, grazie all’incontro con Kevin Williamson ed alla serie di Scream, tornava in auge in maniera trionfante, con un meccanismo metacinematografico, che giocava con gli stereotipi del genere che lui stesso aveva contribuito a definire.

Sin dall’incipit era chiaro che Craven e Williamson si rivolgevano ad un pubblico d’elezione, quello degli horror, forse l’ultima vera nicchia nel panorama indifferenziato dell’audience cinematografica: cresciuti con Halloween e Non aprite quella porta, Freddy Kruger e l’ironia del primo Raimi, la serie di Scream li metteva al centro dello show, sollecitando la loro cultura e  costruendo un perfetto horror consapevole, ma ugualmente efficace, grazie alla sapiente sceneggiatura ed al perfetto timing di regia e montaggio di Craven.

Ma la fortuna di Scream è stata anche la popolarità di una serie che pur scegliendo d’elezione un suo pubblico, sapeva rivolgersi ugualmente anche agli altri, grazie ad un gruppo di interpreti giovani e talentuosi e ad un storia che mescolava sapientemente novità e spavento tradizionale.

Il secondo film della serie rifletteva sui film tratti dalle storie veramente accadute, con la finzione di Stab, film nel film, ispirato agli eventi di Woodsboro, raccontati da Craven nel primo film, mentre il terzo episodio si occupava dei sequel, con l’immancabile Stab 3 e tutto il corollario di cadaveri, legato alla continua riapparizione di Ghostface, la maschera terrificante, inventata da Craven e Williamson.

A dieci anni di distanza, la coppia originale si riforma nuovamente, riportando in scena il cast originale formato da Neve Campbell, Courtney Cox e David Arquette ed affiancandolo ad una nuova serie di personaggi, tra cui spicca la cugina di Sydney, Jill, le sue amiche ed i suoi compagni di classe al liceo di Woodsboro.

E’ l’anniversario della prima strage e Sydney torna in città per presentare il suo nuovo libro, con cui cerca di fare i conti con il passato. Ad attenderla ci sono Gale Weathers, che ha sposato Linus, ora sceriffo della cittadina, e una nuova serie di delitti.

Ghostface è tornato, ma, come si dice in una battuta del film, la tragedia di una generazione diventa uno scherzo per quella successiva.

I fans della serie Stab, giunta al settimo capitolo si ritrovano per una maratona segreta, infestano la città di maschere, mentre i vecchi protagonisti ed i nuovi vengono presi di mira dal killer mascherato, che annuncia la morte alle sue vittime, con una telefonata.

Craven e Williamson continuano nella riflessione sul genere, ironizzando sul tempo che passa e sulle nuove regole dell’horror anni 2000, vampirizzato dalla serie dell’Enigmista, dai torture porn e dai remake dei classici. Sanno che “le metacazzate postmoderne andavano bene nel ‘96”, ma oggi forse non bastano più ed allora si adeguano, costruendo un film in cui il web 2.0 è protagonista inquietante. Uno studente riprende tutta la sua esperienza del college per mandarla live in streaming, la stessa Gale Weathers per rientrare nel giro del giornalismo sensazionalista utilizza telecamere e riprese live.

Tutto il citazionismo tipico degli anni ’90 qui si esaurisce nella lunga tripla sequenza iniziale, che moltiplica gli incipit e i rimandi, in una sorta di sberleffo ai vecchi film.

Scream 4 diventa così una sorta di remake dell’originale, che ripercorre dinamiche e situazioni del primo episodio, sino al clamoroso finale che ribalta le aspettative e riflette in modo non banale sui meccanismi perversi della celebrità e sulla sete di notizie di una stampa e di un’opinione pubblica sempre più ossesionata dalla cronaca nera.

Come tutti remake che si rispettino allora il nuovo Scream è un insieme ben dosato di elementi già presenti nel modello e novità, che estremizzano le situazioni d’origine.  Quello che sembra interessare a regista e sceneggiatore è il cortocircuito tra vecchio e nuovo, che il film racconta con un continuo confronto generazionale.

Ma se il modello di Scream erano gli slasher degli anni ’70 e ’80, oggi, nell’era della cinefilia azzerata, non si può che far riferimento ai già lontanissimi anni ’90: è proprio Stab/Scream il punto di riferimento di questo nuovo episodio della serie.

Craven si conferma un maestro, tanto più interessato a mettere alla berlina i meccanismi di genere, che non a provocare brividi e sobbalzi sulle poltrone. E vince la propria sfida, riuscendo ancora una volta a reinventarsi ed a raccontare l’adolescenza annoiata della provincia americana con il piglio del debuttante, ma anche con molta meno empatia, rispetto al ’96.

Il suo Scream 4 è una spanna sopra tutta l’ultima produzione horror contemporanea, anche perchè non nasconde il divertimento e la leggerezza con cui è pensato e diretto, fuori dalla truce seriosità di certi prodotti da facile spavento.

Peccato che Craven e Williamson non abbiano avuto il coraggio di terminare il film cinque minuti prima, lasciando così aperte tutte le possibili letture ed abbiano cercato un finale più tranquillizzante, in cui i buoni ancora una volta hanno la meglio.

Nella carneficina compiuta dal nuovo killer, finiscono tutti i nuovi personaggi, creati per questo quarto episodio, lasciando presagire che non ci saranno davvero nuovi sequel, se non ripartendo ancora una volta da zero.

O forse da tre…

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