Mereghetti su Il discorso del Re

Sul Corriere di oggi, Paolo Mereghetti assegna tre stelle a Il discorso del Re, il nuovo film di Tom Hooper (Il maledetto United).

Il film con Colin Firth, Helena Bonham Carter e Geoffrey Rush è uno dei favoriti all’Oscar e dopo aver vinto il Toronto Film Festival si appresta a conquistare molte candidature agli Academy Awards.

Il discorso del Re racconta una parte della vita di Re Giorgio VI d’Inghilterra, che dovette succedere al fratello primogenito Edoardo VIII, quando quest’ultimo abdicò, per sposare Wallis Simpson: affetto da balbuzie, si ritrovò a dover affrontare l’affermarsi della radio, come strumento di comunicazione di massa e la Secnda Guerra Mondiale, riuscendo a trovare le parole adatte a guidare il suo popolo.

Secondo Mereghetti: la bella sceneggiatura di David Seidler diventa una specie di inchiesta psicologica dentro le tante contraddizioni di un uomo che non sembra prendere minimamente in considerazione l’ipotesi di essere stato schiacciato dall’educazione, dalla tradizione, dal padre, dal regno, dal dovere, dalla radio, da tutto. Mentre il suo «antagonista» deve cercare di farglielo capire, sbarazzandosi di tutti questi ostacoli che finiscono per bloccargli le parole in bocca. Come in una specie di braccio di ferro…

Per dare maggior forza a queste idee, Hooper sceglie una messa in scena frontale, spesse volte con macchina fissa, utilizzando obiettivi leggermente deformanti, così da accentuare il senso di accerchiamento che «il mondo» esercita sul futuro Giorgio VI. Un mondo complesso e contraddittorio, a volte urticante, come quello che il fratello raccoglie nel suo castello insieme all’amante Wallis Simpson e che come per incanto sparisce quando il principe balbuziente segue il percorso riabilitativo di Logue. Allora la scena ridiventa spoglia, come se il disadorno studio del logopedista fosse una specie di metafora del mondo interiore del futuro re Giorgio: senza niente a cui «aggrapparsi» o dietro cui «difendersi», dove persino i disegni e i colori alle pareti sono di difficile decifrazione…

Contribuiscono alla riuscita del film di Hooper anche i tre attori protagonisti: Una messa in scena minimale che si può reggere solo su una eccezionale prova d’attore. E Colin Firth (Giorgio VI), Geoffrey Rush (Lionel Logue) ed Helena Bonham Carter (Elisabetta II) sono davvero superlativi: Firth (già premiato col Golden Globe e seriamente favorito all’Oscar) e Bonham Carter restituiscono dallo schermo tutte le sfumature di una coppia regale che è costretta a confrontarsi con il mondo della concretezza quotidiana, fuori dai cancelli di Buckingham Palace…

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