Carlos

Carlos ***

In anteprima per Stanze di Cinema abbiamo visto il torrenziale film di Olivier Assayas che molti avrebbero voluto in concorso allo scorso Festival di Cannes e che invece si è dovuto accontentare di una proiezione speciale.

Film che nasce per la televisione e sfrutta a pieno i tempi dilatati del mezzo, costruendo un racconto fluviale, lungo oltre vent’anni, per mettere in scena la vita del più temuto ed inafferrabile dei terroristi del novecento.

Ilich Ramirez Sanchez, per tutti Carlos, giovane idealista di origini venezuelane, decide di abbandonare il radicalismo snob della Parigi anni ’60 per passare all’azione, prima agli ordini dei gruppi militanti libanesi, poi dopo il sequestro spettacolare dei ministri del’OPEC a Vienna, in proprio.

Le sue azioni a favore del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, hanno colpito in tutta Europa, protetto non solo dai servizi segreti mediorentali, ma anche dalal Stasi, dal KGB, dai servizi rumeni e ungheresi: era il mondo dei blocchi contrapposti, dell’illusione comunista già completamente tradita da regimi dittatoriali e violenti.

Il film di Assayas è compatto, teso, senza soluzione di continuità anche attraverso la divisione in tre parti. Il regista francese resta accanto a Carlos nelle sue azioni terroristiche, così come nelle tormentate relazioni sentimentali e familiari. Il fascino per le armi non è inferiore a quello per le belle donne, ma forse entrambi non sono che strumenti di faticistica e momentanea soddisfazione.

Un rivoluzionario non può avere famiglia e gli ordini vengono sempre priam di ogni possibile relazione umana. Accanto a Carlos si alternano compagni di strada, fidanzate, protezioni politiche e militari, ma il terrorista sembra vivere in un eterno presente, consapevole che il destino potrebbe voltargli le spalle improvvisamente.

Edgar Ramirez impersona Carlos con grazia e durezza encomiabili. Nel corso dei due decenni, raccontati da Assayas, si trasforma da giovane idealista in maturo e appesantito “uomo d’affari”. Ramirez ne restituisce tutta l’ambiguità e la violenza: ingrassa, dimagrisce, cambia aspetto e modo di vestire e soprattutto è credibile in tutte e quattro le lingue in cui è girato il film.

Una performance attoriale monumentale, che trascina il film, lo fa rifiatare, per poi ripartire verso altre direzioni.

Assayas non perde un minuto, con un montaggio ellittic,o che usa spesso la dissolvenza in nero, mantiene il ritmo dell’azione sempre alto, alternandolo a piani sequenza familiari di notevole intelligenza, che seguono Carlos ed i suoi compagni nelle stanze di appartamenti di comodo, nelle feste di compleanno, nei bar, sulla spiaggia, con una colonna sonora rock sempre perfetta e degna del miglior Scorsese.

Siamo dalle parti di Scarface, naturalmente, con il sogno individualista e consumistico, ribaltato – almeno in parte – nell’internazionalismo comunista di Carlos.

Ma certo al venezuelano non fanno difetto i dollari, elargiti copiosamente dai servizi segreti mediorentali, come le belle auto e le donne: il ritratto è al contempo affascinante e fatalista: con la caduta del Muro, anche Carlos perde isuoi riferimenti ed è costretto a cercare asilo in Sudan, dopo essere stato cacciato da Siria e Libia. E’ un tramonto triste e solitario quello del terrorista, forzato all’inazione e afflitto da problemi di salute. E’ diventato un fantasma, come lo chiamano i sudanesi: la nuova giovane compagna è solerte, ma nulla può quando i servizi africani lo vendono alla Francia.

Non so se arriverà mai in Italia, Carlos: opera politicamente scorretta, priva di facili morali e di giustificazioni, nella quale sono gli eventi, l’azione, gli interni familiari a rendere possibile una ricostruzione particolarissima degli ultimi anni del secolo scorso.

Certo non vedremo Carlos nella nostra televisione, regno del conformismo più bigotto e reazionario. Ma forse in dvd o blu ray vale la pena di recuperaro, per capire come si può raccontare un personaggio così controverso senza facili scorciatoie psicalitiche e senza caricature romantiche.

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