A-Team vs The Losers

A-Team **1/2  –  The Losers *1/2

In questa estate senza grandi sorprese, con Toy Story 3 e Twilight a farla da padrona nel magro botteghino di luglio e agosto, la programmazione ha messo uno accanto all’altro due film, che avrebbero beneficiato di un po’ più di distanza.

Stiamo parlando di A-Team di Joe Carnahan, che segna l’esordio cinematografico dei personaggi della famosa serie televisiva anni ’80, e The Losers d Sylvain White, tratto da una graphic novel di Andy Diggle: l’uno sembra la fotocopia dell’altro, con un gruppo di ex commilitoni, incastrati da un supercattivo e incarcerati/congedati con disonore i quali, con l’aiuto di una giovane e cazzutissima ragazza, che flirta con uno di loro, cercano di ristabilire la verità e di trovare la propria vendetta.

Ma se A-Team può giovarsi di una buona sceneggiatura, che si fa forte dei personaggi originari, per richiamare atteggiamenti, battute e familiarità col pubblico, The Losers risulta piuttosto ordinario nello svolgimento e non particolarmente ispirato nella scelta dei protagonisti, eccezion fatta per Zoe Saldana, nel ruolo della bella di turno e Jason Patric, cattivo da fumetto, con una certa cinica eleganza.

La differenza sta anche nel budget, monumetale per il remake di Carnahan, molto più ridotto per Sylvain White ed i suoi perdenti.

Questo consente agli sceneggiatori di A-Team una libertà d’azione ed invenzione, praticamente senza limiti; libertà che utilizzano senza tregua con sequenze di spettacolare inverosimiglianza, tra cui quella in cui i nostri eroi precipitano da un aereo a bordo di un blindato, agganciato a dei paracadute e contemporaneamente cercano di colpire i velivoli nemici.

O come quella in cui sollevano un furgone blidato con un elicottero e una gigantesca calamita. Per non parlare del finale nel porto di Los Angeles, in mezzo a container che volano e navi che affondano. 

Detta così sembra una bacconata senza fine e lo è, ma con una certo gusto e con una coerenza, degna di miglior sorte.

Il film è una storia di origini: vediamo come si forma il nuovo A-Team, come viene impiegato dall’esercito nella seconda guerra in Iraq e come venga incastrato dalla CIA, per una missione impossibile e non autorizzata, alla ricerca di matrici per stampare dollari, trafugate forse dal regime in disarmo.

All’onta del congedo segue la prigione e quindi la fuga, in cerca della misteriosa zecca clandestina. Seguiranno colpi di scena, amicizia virile e siparietti screwball tra Bradley Cooper (Sberla) e Jessica Biel (Charissa Sosa), agente incaricata di riacciuffarli.

Liam Neeson è un perfetto sostituto di George Peppard nel ruolo di Hannibal Smith e Sharlto Copley, già visto in District 9, e Quinton Rampage Jackson sono sufficientemente svitati come nuovi Murdock e Baracus.

Simile la trama di The Losers, dove agli ordini di Clay, un gruppo di cinque soldati delle truppe speciali CIA, viene prima messo in mezzo in una falsa missione in Bolivia e poi bruciato, da un misterioso milionario di nome Max: creduti morti in un incidente aereo che è costato la vita anche a una ventina di bambini innocenti, cercheranno di rientrare in patria, per scoprire chi è a capo di questa macchinazione.

Li affiancherà la bellissima Zoe Saldana, che ha dei conti in sospeso con Max e con il gruppo di Clay.

Mentre l’inzio e la fine del film di Sylvain White, cercano di rendere gli effetti tipici del fumetto, con rallenti, velocizzazioni e iperboli grafiche, il resto del film si assesta su un discreto standard, senza alcuna novità.

White, famoso regista di spot e video, che ha collaborato con Gondry e Jonze ed i cui corti avevano suscitato grandi aspettative, non ha mai un colpo d’ala, in un film che muore di noia pur nelle esplosioni e nell’azione rutilante su cui è costruito.

Jeffrey Dean Morgan è più legnoso che in Watchmen e Chris Evans è quanto mai insopportabile. L’unico motivo di interesse di The Losers è la presenza di Zoe Saldana, che pur in personaggio stereotipato e mal scritto, brilla di luce propria e riesce ad infondere un po’ di adrenalina ad un film che ha l’elettroencefalogramma piatto.

Sostanzialmente, se proprio volete un paio d’ore di sano divertimento senza pretese, andate a vedere l’originale di Carnahan e non la copia. Potreste anche divertirvi…

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