Iron Man 2

Iron Man 2   *1/2

Il sequel più atteso dell’estate americana, sbarca in Europa con una settimana d’anticipo, con tutta la sua fragorosa potenza di fuoco, amplificata dalla colonna sonora degli AC/DC.

L’exploit a sorpresa del primo episodio – diretto dall’attore Jon Favreau ed interpretato da un redivivo Robert Downey Jr, mai così brillante – aveva il suo punto di forza nell’efficacia cui procedeva alla ‘costruzione dell’eroe’.

Il nuovo film, comincia invece con la rivelazione del segreto sull’identità di Iron Man, che ribalta uno dei topos più forti dei comics: la doppia vita dei super-eroi è sempre protetta dall’esterno e provoca interrogativi e dubbi profondissimi.

Qui invece Tony Stark vive apparentemente con entusiasmo tutto americano il suo doppio ruolo, facendone l’oggetto di uno show pirotecnico ed egocentrico.

Ma non tutto è semplice e superficiale: il palladio che innerva il cuore bionico di Stark avvelena progressivamente il suo sangue, mentre il governo e l’esercito pretendono la consegna dell’arma-Iron Man, per utilizzarla a difesa degli interessi degli Stati Uniti.

Stark si rifiuta di considerare Iron Man un’arma e, nel corso di un’istrionica audizione in Senato, si fa beffe della Commissione, della Difesa e della Hammer, un’industria concorrente, che vorrebbe costruire un’armatura equivalente.

Su questo scenario si innesta una sottotrama edipica, che collega Tony al padre e quest’ultimo ad un suo collega russo, Anton Vanko, avido e guerrafondaio, che è stato deportato nella madrepatria ed ha trasmesso al figlio Ivan (Mickey Rourke) lo stesso rancore per la famiglia Stark.

Non mancano poi i duetti da screwball comedy con l’immancabile segretaria, ora amministratrice dell’impero Stark, Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), con la nuova segretaria Natalie Rushman (Scarlett Johansson) e con il tenente James Rhodes, questa volta interpretato da Don Cheadle.

Se i personaggi vi sembrano già troppi, occorre aggiungere che lo sceneggiatore Justin Theroux è riuscito a inserire anche una sottotrama relativa ai Vendicatori, il team di super eroi, capitanato da Nick Fury (Samuel L.Jackson), che rimette in sesto un depresso Tony Stark e cerca di assoldarlo alla causa.

In effetti, nonostante molti degli spunti della ricca sceneggiatura, siano solo accennati e lo scontro finale con Vanko si risolva molto velocemente, questo secondo Iron Man non delude del tutto le attese e gioca con il mondo dei supereroi Marvel, fino ad oltre i titoli di coda. Appaiono molti personaggi, fa capolino lo scudo di Capitan America ed il martello del prossimo Thor, che Kenneth Branagh sta già girando e che uscirà l’anno prossimo.

La cosmogonia della Marvel va componendosi pian piano in un universo coerente.

Certo siamo sempre nell’ambito di un cinema di superfici – estetiche e morali. Favreau non sfrutta mai le potenzialità del personaggio, appiattendosi troppo spesso su siparietti di sapida comicità. Ma il giocattolone funziona comunque, il protagonista è istintivamente simpatico, il cast di contorno è ben scelto e ci sono spazi per tutti.

Purtroppo il vero villain del film, un Mickey Rourke sempre impressionante, viene liquidato con troppa fretta nel finale, dopo averne costruito il personaggio nel corso delle oltre due ore di durata.

Rimane l’altro “cattivo”, il concorrente di Tony, Justin Hammer, interpretato sempre sopra le righe da un ottimo Sam Rockwell.

Nel complesso un discreto sequel, che perde molte occasioni per approfondire le tematiche edipiche e si affida invece ad un inquietante determinismo, che si tramanda di padre in figlio.

Anche l’aspetto politico, sulla privatizzazione del monopolio dell’uso delle armi e sul ruolo dell’estabilishment militare è solo accennato, ma avrebbe meritato molto più spazio.

Favreau si accontenta delle scene d’azione, del costume in latex di Scarlett Johansson e dell’istrionica recitazione di Downey Jr: siamo lontani dal Cavaliere Oscuro o da Spiderman 2, ma forse è proprio nelle caratteristiche del suo Iron Man una certa leggerezza da vecchia commedia hollywoodiana.

Aspettarsi qualcosa di diverso, sarebbe un po’ pretenzioso…

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