Venezia 2009 – IV giorno

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PROVE PER UNA TRAGEDIA SICILIANA ***

Il documentario di John Turturro nella Palermo di Camilleri, dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che la forza del cinema non è nei budget imponenti e nelle comparsate prestigiose, ma risiede nelle storie, nelle immagini, nella forza drammatica del racconto.

Turturro ritorna a Palermo dopo esserci stato per le riprese de Il Siciliano, alla ricerca delle proprie origini e con il progetto per un film su un maestro di marionette.

Incontra Mimmo Cuticchio ed i suoi allievi, poi un gruppo di ragazzine, che mettono in scena la storia immortale di Orlando e Rinaldo.

Il suo viaggio in Sicilia è pieno di momenti magici, dagli ossari della festa del 2 novembre, sino alla frutta martorana, dalle tonnare sino ai conventi di suore.

Si alternano ricordi personali a racconti lontani, rappresentazioni teatrali ad immagini di repertorio, lungo il filo rosso, tracciato dalle parole di Camilleri sulla necessità di conservare il senso del proprio stare al mondo.

MY SON MY SON, WHAT HAVE YA DONE **

Secondo film di Herzog in concorso, prodotto da David Lynch e tratto da una storia vera, appare un altro tentativo del regista tedesco di esplorare il poliziesco di genere, questa volta ibridandolo più profondamente con divagazioni e deviazioni surreali.

Il film segue un poliziotto, interpretato da Willem Dafoe, nel tentativo di ricostruire i fatti che hanno portato il giovane attore (Michael Shannon) ad uccidere con un colpo di spada l’anziana madre, barricandosi poi in casa con due ostaggi.

La storia è raccontata dalla fidanzata e dagli amici del protagonista, attraverso una serie di flashback, che illustrano il suo rapporto morboso con la madre, la caduta nella depressione ed il delirio finale, in cui realtà e rappresentazione si sovrappongono tragicamente.

Alcuni momenti di nonsense lynchano ed un breve ritorno nel Perù di Aguirre non bastano per dire che questo divertissement sia completamente riuscito.

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PERSECUTION ***

Presentato in concorso ed accolto da applausi sempre più convinti, il film di Chéreau sembra essere il primo serio candidato al Leone d’oro, grazie alla forza di una regia che sta sui volti dei suoi personaggi ed alle interpretazioni superbe di Roman Duris e Charlotte Ginsbourg.

Daniel vive negli immobili che ristruttura, assieme ad un amico contabile che ha perso la propria famiglia ed si è attaccato a lui in maniera morbosa.

Una mattina in metropolitana incrocia un altro uomo, che immediatamente di innamora di lui, lo segue, entra nell’appartamento in cui vive e lavora, dorme nel suo letto, lo spia e fotografa.

Al contrario, la sua ragazza, Sonia, è distante: spesso lontana, per motivi di lavoro, anche quando ritorna a Parigi è incapace di lasciarsi coinvolgere da un rapporto che Daniel vorrebbe più complice.

Chèreau usa il cinemascope in modo antiretorico, stando vicinissimo ai suoi attori, lavorando sugli spazi desolati della casa, del bar, del metro, delle strade dove vivono i suoi personaggi tormentati ed incapaci di vivere coraggiosamente i propri sentimenti.

I rapporti umani sono fonte di continui conflitti, di incomprensioni, di infelicità ed il protagonista, anche grazie al confronto con il misterioso persecutore, finirà per fare i conti con l’inadeguatezza ed il fallimento.

Il suo rapporto con Sonia finisce per andare in pezzi, proprio quando i rapporti tra i due sembravano essersi chiariti. Non c’è perdono e non c’è consolazione possibile: negli spazi vuoti degli appartamenti di Daniel, rimane posto solo per una dolorosa solitudine.

 

ACCIDENT **1/2

Prodotto dalla Milkyway di Johnnie To e Wai Ka-Fai, Accident di Soi Cheang è un thriller complesso che racconta di un gruppo, specializzato nell’occultare omicidi su commissione, sotto l’apparenza di letali incidenti.

Il film si apre con un’esecuzione magistralmente eseguita dai quattro.

Eppure qualche cosa sfugge al controllo e comincia ad aprire una crepa in un gioco di squadra, che richiede la perfezione.

L’incarico successivo, più volte rimandato per la complessità delle condizioni da simulare, si risolverà in un successo effimero, nel quale il gruppo finirà per sciogliersi.

Il capo “The brain” è convinto di essere stato a sua volta oggetto di una messa in scena, ma finirà per accorgersi che la realtà è molto più complessa ed imprevedibile di ogni tentativo di piegarla alla propria volontà.

Il film di Cheang, dopo un inizio pirotecnico, perfettamente in linea con lo stile Milkyway, ha qualche passaggio a vuoto nella seconda parte, dove la sceneggiatura sembra attorcigliarsi su se stessa.

Luis Koo è perfetto nella parte del protagonista, beffato dal destino, nonostante tenti di tenere tutto sotto controllo; tra i quattro della banda, fa piacere ritrovare, ancora una volta, il simpatico Lam Suet.

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TETSUO THE BULLET MAN *

La fama che accompagna Tsukamoto e la sua creatura, arrivata alla terza incarnazione, appare del tutto ingiustificata e pretestuosa.

Questo The bullet man è un pasticcio senza capo né coda, di banalità imbarazzante e pieno di interpretazioni involontariamente comiche.

La regia di Tsukamoto è raffazzonata e priva di una qualsiasi idea originale.

Dire di più sarebbe inutile: cada l’oblio su questo orrore.

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