Roofman

Roofman **1/2

Un veterano squattrinato che non riesce a regalare alla figlia la bicicletta che tanto vorrebbe. Una serie di rapine a McDonald’s. L’arresto e la fuga rocambolesca dal carcere. Un negozio di giocattoli per bambini come uova casa. Una nuova famiglia e una nuova chiesa.

Sono questi gli elementi principali del nuovo film di Derek Cianfrance, cinquantenne regista di belle speranze ai tempi di Blue Valentine e Come un tuono, la cui carriera è deragliata con La luce sugli oceani, dieci anni fa.

Da allora una sorta di silenzio autoimposto, rotto solamente dalla sceneggiatura del notevole Sound of Metal e dalla serie I Know This Much Is True, forse i suoi lavori più interessanti in assoluto.

Il ritorno a cinema segna una svolta evidente: se pure i temi forti del suo cinema rimangono gli stessi – l’impossibile felicità nelle relazioni umane, il peso del destino e di scelte sbagliate nella vita dei suoi personaggi, la natura ingannevole di ogni sogno di riscatto – i toni questa volta sono molto diversi: il melodramma lascia spazio per lunghi tratti ad un’avventura picaresca, profondamente originale, ispirata ad una storia vera.

Il protagonista è Jeffrey Manchester, veterano divorziato, che decide di mettere a frutto le sue innate capacità di analisi, per rapinare sistematicamente i fast food McDonald’s con un metodo infallibile: entrata dal tetto nella notte, i dipendenti rinchiusi del freezer al mattino, fuga veloce con i soldi della cassa del weekend.

Quando viene arrestato e rinchiuso in prigione, trova il modo di fuggire grazie alle stesse qualità nell’analisi del contesto e delle persone.

Si rifugia in un Toys’r’Us, in un’intercapedine che diventa per molti mesi casa sua. Di giorno frequenta Leigh, una delle commesse e la sua chiesa, la sera rientra nel negozio all’insaputa di tutti.

Il gioco riesce fino a quando decide di rapinare proprio il negozio in cui vive… per recuperare i 50.000 euro necessari a pagare un nuovo passaporto per fuggire lontano.

Jeffrey assomiglia i protagonisti degli altri film di Cianfrance: ingenuo, intelligente, pieno di buoni propositi destinati a fallire nello scontro con una realtà più complessa.

Tuttavia sono sempre i sentimenti a tradire i suoi antieroi. E anche questa volta, come insegna la lezione di Mann in Heat, se non si ha la forza di mollare tutto e scappare via quando si intuisce il pericolo di essere presi, il finale è scritto.

Roofman è un film che innesca dinamiche psicologiche inconsuete: sin dalle prime scene si parteggia per questo ladro gentile, premuroso, che sceglie la strada del crimine di controvoglia, per assecondare quella narrazione consumistica e vincente, secondo cui gli affetti si nutrono di beni materiali.

Si segue il racconto compiaciuti delle abilità del protagonista, che sembra il classico outsider contro il sistema, ma si intuisce anche il finale inevitabile della storia. E si osserva la deviazione che il protagonista riesce a dare alla sua storia con la convinzione che non potrà durare, che tutti gli sforzi fatti per ricominciare da capo, saranno in qualche modo vani.

Il film si muove leggero nei colori della commedia d’ambiente, tuttavia sui personaggi grava l’ombra di un destino inesorabile.

Nonostante la bravura di Channing Tatum e Kirsten Dunst, lo loro è una storia senza futuro.

Cianfrance continua a scardinare i cliché delle relazioni sentimentali con la stessa radicalità degli esordi, nonostante questa volta scelta un impianto apparentemente leggero.

Lo stesso fa con quello che resta del sogno americano: Jeffrey è un militare che ha servito il suo Paese e che è stato abbandonato a se stesso, convinto che l’ansia consumistica sia l’unica risposta possibile alla felicità e all’affetto dei suoi cari. Anche con Leigh e con le sue figlie cerca una scorciatoia affettiva comprando auto, videogiochi, lego. Ma è solo un’illusione.

Il mondo del lavoro che osserva dal suo rifugio è altrettanto frustrante e inutilmente vile.

La realtà è fatta di paure, di tradimenti, di figlie che non gli vogliono più parlare e di condanne assurde per severità e rigore, che della funzione riabilitativa non hanno più nulla.

E così dietro lo schermo di una commedia sentimentale, Cianfrance nasconde un altro dei suoi affreschi dolorosi e inquietanti.

In Italia solo su Prime Video.

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