Lucy, una pianista d’avanguardia. Philip, un regista di lavori televisivi. Johnny, il loro bambino.
Vivono nella campagna bavarese in una grande casa su più piani.
La loro routine familiare viene sconvolta quando una mattina l’agente Elsa della polizia di Monaco e la squadra si presentano per la perquisizione e il sequestro di tutti i materiali elettronici, computer, device, telefoni, hard-drive.
Dietro l’apparente innocenza di un marito compiacente si nasconde GentleMonster_87 un trafficante di immagini pedopornografiche in chat e forum online.
L’indagine coglie Lucy completamente indifesa, mentre il dubbio che Philip possa aver coinvolto anche Johnny nei suoi orrendi traffici, è un dubbio che neppure gli psicologi riescono a fugare.
Il film scegli il punto di vista di due donne: la moglie dell’accusato e l’agente che conduce le indagini, avvicinandole spesso e lasciando invece sullo sfondo vittime e colpevoli.
Tra Lucy ed Elsa si viene a creare una sorta di impossibile legame, che condivide alcuni momenti inevitabili, al commissariato, negli incontri protetti, nelle confessioni cercate ed elusive.
Purtroppo Kreutzer sceglie di avvicinare le due donne anche sotto il profilo dell’offesa, mostrando come il padre di Elsa, affetto da demenza, assalga più volte le badanti a cui è affidato, facendole scappare una dopo l’altra.
In modo piuttosto stupido la regista crea un parallelismo impossibile in nome di una mascolinità tossica e di un femminismo tagliato un po’ con l’accetta, in cui tutti gli uomini sembrano quantomeno potenziali complici e molestatori.
La scelta non è solo sbagliata narrativamente, sbilanciando la compattezza del film soprattutto nella seconda parte, ma inaccettabile sotto un profilo etico, finendo per depotenziare il tema del film che avrebbe dovuto essere molto specifico.
Kreutzer ha realmente dovuto affrontare le conseguenze di uno scandalo che ha colpito uno degli attori del suo Corsage condannato per possesso di materiale pedopornografico ed è forse da quell’evento che è nata l’ispirazione per questo Gentle Monster, che è dedicato agli haters nei titoli di coda.
Nella prima parte il film è cupo, angoscioso, capace di mostrare l’improvvisa discesa ali inferi di una madre e di una moglie, che si accorge di non aver mai davvero compreso l’uomo che le è stato accanto, senza mai cogliere qualche segnale che pure deve esserci stato.
Peccato che poi il film prenda una strada diversa, a partire da due flashback che dovrebbero spiegare e che invece non mostrano nulla.
Notevole e generosa Lea Seydoux nei panni di Lucy, ma è Catherine Deneuve che ruba la scena a tutti, come al solito. Anonimo, forse volutamente, il pedofilo interpretato da Laurence Rupp.
Interessante invece il ruolo di Jella Haase, ma solo nella parte che racconta il suo quotidiano incontro con l’abiezione.

