Women Talking

Women Talking **

Il quarto film da regista dell’attrice Sarah Polley è l’adattamento del romanzo omonimo di Miriam Toews, scritto nel 2018 e ispirato alle violenze perpetrate in Bolivia nei primi anni duemila, nella ultraconservatrice Manitoba Colony.

Accompagnati dalla voce narrante della giovanissima Autje ci addentriamo in una colonia mennonita che sembra vivere come nell’Ottocento, in una campagna isolata dal mondo, secondo rigidi precetti religiosi.

Una mattina Ona, una delle donne del villaggio, si risveglia con le gambe divaricate e insanguinate: è solo l’ultima vittima delle brutali violenze che gli uomini della colonia usano nei confronti delle loro donne, anestetizzate e stuprate nella più assoluta impunità.

Quando il tentativo di violenza, ai danni delle giovanissime Autje e Nietje, viene interrotto dalle due ragazzine e il responsabile catturato, le donne sono invitate a votare per scegliere se non fare nulla, se restare e combattere oppure se abbandonare la colonia e fuggire lontano.

Il referendum finisce in un pareggio e così le donne di alcune famiglie più influenti si riuniscono in un granaio, per prendere la migliore decisione per tutte.

August, uno dei pochi uomini che ha fatto l’università ed ora è il maestro dei bambini della colonia, è chiamato a redigere la minuta di questa improvvisata camera di consiglio.

L’anziana Scarface Janz, che appoggia il mantenimento dello status quo, finisce subito in minoranza e decide di abbandonare la riunione.

Le altre donne, guidate da Ona, dalla combattiva Salomé e dalla sarcastica Mariche, cercano di trovare una soluzione comune, soppesando i pro e i contro delle altre possibilità rimaste sul tavolo.

Il film è esattamente quello che il titolo promette: donne che parlano.

Parlano di sè e non solo delle violenze subite, ma del proprio ruolo in una società patriarcale così austera e rigidamente condotta. Parlano delle scuole che non hanno potuto seguire, della parola del signore che si sforzano di seguire, di quei figli della violenza, spesso difficili da amare.

Parlano della colpa e del perdono, degli obiettivi da perseguire, delle riforme che sarebbe giusto introdurre nella colonia.

Parlano del potere e di chi lo detiene.

Parlano anche di quello che è proibito nominare: il loro corpo, la loro sessualità, costantemente negati in ragione di una regola che le vuole perennemente madri e vittime.

Polley evidentemente ha scelto il libro di Toews per la sua forza politica. Nel raccontare le condizioni estreme e il silenzio in cui sono costrette a vivere le donne di una colonia fuori dal tempo e dalla storia, vuole raccontare quelli di tutte le donne. In ogni tempo e in ogni storia.

Solo a metà film, quando un auto del censimento attraversa le strade polverose della colonia, ci accorgiamo che non stiamo davvero vedendo un lavoro in costume ambientato nel passato, ma un film che racconta una tragedia dei nostri giorni.

Peccato che Polley, probabilmente affidandosi alla prosa del romanzo, metta in scena quello che sembra un dotto simposio tra professori universitari di una moderna facoltà americana e non il faticoso dialogo tra analfabeti, che vivono lontano da ogni modernità e suggestione politica e sociologica.

L’intento è esplicito: mostrare come il giogo della violenza maschile sia sempre brutale e vigliacco e come quelle voci, quell’anelito di libertà e autodeterminazione siano parte essenziale di ogni esperienza femminile e non il portato di un preciso momento storico.

L’ambizione smisurata della Polley, assecondata da un cast di sole donne evidentemente convinte del suo messaggio, si regge tuttavia su gambe cinematograficamente fragilissime.

Women Talking è programmatico e retorico sino all’enfasi, nella sua ansia di voler essere esemplare a tutti i costi.

Come diceva Federico Fellini, il cinema dovrebbe mostrare e non dimostrare. Nel film della Polley c’è invece innanzitutto il tentativo di sostenere una tesi.

Compito nobile, ma probabilmente più adatto ad un pamphlet, ad un articolo, addirittura alla concentrazione di una piéce teatrale. O se volete ad una antica e polverosa parabola, una di quelle a cui le protagoniste si sono ossequiosamente piegate per quasi tutta la loro vita.

Quello che manca a Women Talking è proprio il cinema, la sua forza simbolica, la sua distanza metaforica: non serve che i personaggi parlino per un’ora e mezza esattamente di quello che il regista vuole esprimere, per farcelo comprendere.

Il film della Polley sembra un manifesto ad usum Delphini del neofemminismo militante

Interessante nella sua dimensione politica e nulla più.

In Italia con Eagle nel 2023.

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