The Son

The Son *1/2

Terzo capitolo della trilogia che Florian Zeller ha dedicato alla famiglia borghese, inaugurata da La Mère nel 2010 e proseguita con Le Père nel 2012, Le fils ha debuttato al Théâtre des Champs-Élysées nel 2018. Se il primo dei suoi lavori è rimasto inedito per il cinema, Zeller ha invece adattato due anni fa assieme a Christopher Hampton il secondo, nel fortunato The Father – Niente è come sembra, premiato con l’Oscar alla migliore sceneggiatura e al miglior attore, consegnato a Anthony Hopkins.

Ora anche Le fils si trasforma nel film The Son, ambientato in una New York tutta d’interni, in cui si consuma la più terribile delle tragedie familiari.

Peter è un avvocato di successo, che sta per partecipare alle primarie presidenziali nel team di un senatore del Delaware. Da pochi mesi la sua nuova compagna Beth ha dato alla luce il suo secondo figlio, Theo.

Con la prima moglie Kate vive il suo figlio più grande, Nicholas, un adolescente appassionato di scrittura e poesia, che manifesta un atteggiamento apatico e ostile, che allarma la madre e spinge il padre ad accoglierlo nella sua nuova casa.

Nicholas non frequenta più la sua vecchia high school e questo mette a repentaglio il suo futuro scolastico. Peter gli trova un nuovo istituto, da cui ricominciare da capo, vicino al suo loft di Manatthan. Ma anche qui le cose non vanno come sperato. La convivenza con la seconda moglie è complicata e la scoperta di un coltello sotto il letto di Nicholas allarma Peter ancora di più.

Durante uno dei suoi viaggi a Washington per le riunioni del team elettorale, Peter fa visita al padre, un uomo d’affari vecchio stampo, che ha messo il successo davanti ad ogni cosa nella sua vita.

Sia pure da una prospettiva apparentemente diversa, anche Peter finisce per usare con Nicholas lo stesso linguaggio.

Il film di Zeller è un dramma borghese dell’infelicità, giocato su una serie di contrapposizioni che si ripetono nel corso della storia, mettendo i personaggi di fronte alle loro inadeguatezze e all’incapacità di comprendere la serietà della depressione in cui Nicholas ha perduto ogni gusto per la vita.

Nonostante lo ripeta più volte, sia al padre che alla madre, nessuno dei due, cinquantenni di successo, sembra davvero comprendere la portata di quella inadeguatezza, di quel rifiuto radicale, di quelle idee opprimenti che offuscano la mente del figlio.

Zeller sceglie questa volta una regia invisibile, fatta di campi e controcampi, piani americani e montaggio impeccabile, che assecondano il suo testo, questa volta piuttosto lineare.

Non sembra esserci un’idea di cinema alle spalle di questo adattamento.

Il regista si affida ovviamente ai suoi interpreti, che accentuano, forse involontariamente, la distanza tra Nicholas e la sua famiglia: se Zen McGrath sembra incapace di trattenere l’emozione, sempre inadeguato e fragile, gli altri appaiono invece perfettamente misurati e in controllo, quasi consapevoli della natura finzionale del racconto.

The Son è indubbiamente meno interessante di The Father, affronta interrogativi che il cinema si è posto molte volte in passato e in questo caso, il racconto non impone quel tour de force stilistico, che invece rendeva soggettivo e originale il film precedente.

Qui siamo di fronte ad un adattamento ordinario, toccante e capace di emozionare, senza per forza evocare continuamente dimensioni melodrammatiche, ma assestando nel finale più di qualche colpo basso.

Zeller non riesce a sorvegliare la messa in scena nell’ultimo atto, che ha qualche forzatura di troppo e un epilogo onirico che lascia purtroppo un retrogusto patetico e amaro.

Un pensiero riguardo “The Son”

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