Dead for a Dollar

Dead for a Dollar *1/2

Troppo brutto per essere vero, il nuovo film del venerato Walter Hill (Driver l’imprendibile, I guerrieri della notte, 48 ore) è una stanca apparizione fuori concorso alla Mostra di Venezia.

Dead for a Dollar, nella sua dedica finale a Budd Boetticher, vorrebbe forse rivendicare di essere un b-movie western a tutti gli effetti, girato tra Albuquerque e Santa Fe,  con un cast indubbiamente indovinato, ma con una povertà di mezzi, che solo il talento di Hill riesce in parte a mascherare.

Una nota a parte merita la fotografia semplicemente orrenda di Lloyd Ahern II, che ha girato con Hill tutti i film successivi al 1992 e che qui annega ogni immagine in un viraggio ocra che sembra fatto con un filtro di instagram.

Il copione, scritto dallo stesso Hill, segue un cacciatore di taglie Max Borlund, incaricato di recuperare la moglie di un ricco possidente, Martin Kidd, apparentemente rapita da un soldato disertore, Elijah Jones che chiede un riscatto di 10.000 dollari.

Kidd ne offre 2.000 a Borlund, che si fa accompagnare da un altro soldato di colore dello stesso reggimento, Alonzo Poe.

In realtà la donna è fuggita con Elijah, insofferente alle angherie del marito e intende rifarsi una vita con i soldi del riscatto.

Quando tuttavia entra in Messico, finisce nel territorio di Tiberio Vargas, che comprende la posta in gioco e vuole avere il suo tornaconto.

A complicar ulteriormente la situazione c’è il fuorilegge Joe Cribbons, che ha giurato di far pagare a Max Borlund i cinque anni scontati in prigione.

Purtroppo Hill però da una storia così che cita simbolicamente l’Iliade di Omero, trae un western modesto, in cui l’ottimo cast pare costretto a recitare un ciak e via, tra set da teatro di posa, illuminazione alla Duccio Patané e un montaggio che cerca di salvare fantasiosamente il salvabile.

Peccato perchè se i dialoghi sono arrangiaticci, la storia aveva potenzialità interessanti e anche revisioniste, almeno sotto il profilo razziale e femminista.

Il problema è che tutti sembrano crederci fino in fondo, non lasciando alcun margine all’ironia. Waltz, Brosnahan e Dafoe sembrano sprecati. Gli riescono a fatica a restare al loro livello e tra protagonisti e comprimari si scava un fossato di talento e possibilità.

Il film è solo un pallido ricordo della grandezza di Hill.

Rivedetevi piuttosto I cavalieri dalle lunghe ombre o Ancora vivo.

Un pensiero riguardo “Dead for a Dollar”

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