Billions: la sesta stagione rimescola le carte per Chuck Rhodes e Mike Prince

Billions ***

Giunta alla sesta stagione, la serie firmata da Brian Koppelman e David Levien, assieme al giornalista economico del New York Times e di CNBC Andrew Ross Sorkin (Too Big To Fall), sembra voler ricominciare da capo con un nuovo avversario per l’Attorney General di New York Chuck Rhodes.

Le prime cinque stagioni sono state un duello senza esclusione di colpi tra Rhodes, originariamente procuratore del Distretto Sud, e Bobby Axelrod, un finanziere spietato e vendicativo, fondatore di Axe Capital, il tipico self made man senza scrupoli, che pretende fedeltà assoluta dai suoi e mani libere per le sue operazioni borderline con gli hedge found.

Quando le attività di Axelrod finiscono sotto la lente di Rhodes, tra i due il duello diventa uno scontro personale, che va al di là del bene e del male.

Anche perchè, a complicare la situazione, c’è Wendy, la moglie di Chuck che lavora come performance coach e psicologa proprio alla Axe Capital: il suo rapporto con il fondatore resta sempre ambiguo e irrisolto.

Nel corso delle prime quattro stagioni più volte l’uno ha cercato di affondare l’altro, dovendo tuttavia difendersi con altrettanta forza dai mutamenti politici e dalle ambizioni dei colleghi della procura e dall’ascesa dell’enigmatico Taylor Mason, prima pupillo di Axe, quindi capace di lanciare una propria società finanziaria, in concorrenza con la Axe Capital.

Tra Rhodes e Axelrod c’è stata anche una momentanea alleanza, quando forze più grandi li avevano messi in ombra entrambi.

La quinta stagione della serie, quella che ha risolto, apparentemente in modo definitivo, il duello tra i due protagonisti è stata pesantemente condizionata dal COVID.

Spezzata in due parti, con le prime sette puntate già girate, andate in onda a maggio 2020, ha visto la sua conclusione solo a settembre 2021, perdendo per strada metà del suo affezionatissimo pubblico.

Uscito di scena – almeno momentaneamente – Bobby Axelrod, costretto alla fuga all’estero dalle indagini condotte da Rhodes, la sesta stagione si apre con un sempre più combattivo Attoney General alle prese con i soprusi dei ricchi newyorkesi nelle loro residenze di campagna.

Animato da uno spirito autenticamente populista da “tribuno della plebe”, in difesa della middle class e dell’uomo comune, nel mirino di Rhodes finisce Mike Prince, il finanziere filantropo e umanista, che era stato un suo alleato per sconfiggere Axerod nella stagione precedente, e che nel finale si era rivelato assai meno onesto e disinteressato di quanto prevedibile, in fondo molto più simile ad Axe di quanto lui stesso amasse dipingersi.

La sua Prince Capital, che nasce nello stesso bellissimo open spazio della Axe Capital, con le defezioni dei soli “Dollar” Bill e Mafee, vuole scegliere le cause giuste e i clienti non compromessi con la giustizia e con cause sensibili, ma in fondo si muove con le stesse logiche spietate.

Il tentativo di Prince è quello di portare a New York le Olimpiadi del 2028, cercando così di far colpo sulla sportivissima ex moglie. Quando Rhodes si mette di traverso in nome della speculazione e della corruzione che il progetto porta con sè, Prince sceglie di usare le maniere forti anche con lui.

Dopo aver spinto il governatore e i parlamentari dello Stato a rimuoverlo dal suo incarico, con una votazione senza precedenti, decide di affondare il colpo, per evitare che Chuck ostacoli le sue nuove inarrestabili ambizioni politiche.

La serie, che annovera Quentin Tarantino tra i suoi fans più fedeli, è una commedia sapida, tagliente, costruita su un gruppo molto ampio di personaggi che ruotano attorno ai due poli d’attrazione della Procura e degli incarichi pubblici e della finanza e sull’introduzione di nuovi caratteri che di volta in volta assumono un centralità spesso limitata alla sola trama di stagione, ma che talvolta sono rimasti per un periodo molto più lungo.

Con una grande capacità di articolare le trame verticali di puntate, con quelle orizzontali di stagione, concluse spesso con colpi di scena formidabili, che ribaltano radicalmente il punto di vista, Billions vive anche grazie ad una struttura seriale lunga, come nelle grandi serie delle tv via cavo di inizio secolo.

La definizione dei personaggi si fa sempre più ricca, le dinamiche personali e lavorative attraversano momenti differenti, stati d’animo contrastati: debolezze e punti di forza vengono sfruttati sino in fondo, alleanze e differenze contribuiscono a rendere il racconto sempre originale.

La scrittura da grande screwball comedy, con dialoghi fulminanti e battute che pescano da tutto l’immaginario pop contemporaneo, oltre a una colonna sonora da urlo che spazia da Springsteen a Dylan, da Sky and the Family Stone ai Metallica, da David Bowie ai Sex Pistols, contribuiscono a fare di Billions uno spettacolo godibile, intelligente, trascinante

Uno dei pochi che sia sia potuto permettere sei stagioni, in un panorama televisivo che ormai brucia rapidamente ogni idea e che non riesce più a costruire grandi personaggi iconici come capitato per Walter White o Carrie Mathison, per Tony Soprano, Josiah Bartlet o Don Draper, nell’epoca d’oro della serialità americana.

Paul Giamatti resta il grande mattatore di Billions, capace di attraversare uno spettro interpretativo molto ampio, accompagnando ascese e cadute del suo personaggio, nei rapporti con la moglie, con il padre donnaiolo e lobbista, con i colleghi e i referenti politici. Il suo personaggio è vagamente ispirato al vero Procuratore del Distretto Sud di Manatthan Preet Bharara.

Ma la forza di Billions, come in ogni grande commedia, è nel suo cast di supporto, con una serie di personaggi laterali che hanno ciascuno la propria identità e sono portatori di archi narrativi non meno essenziali, rispetto a quelli principali.

Interessante come in questa stagione si sia creata una certa imprevedibile bromance tra Scooter e Wags, ovvero i due bracci destri di Prince e Axelrod, così come ha acquisito centralità il rapporto tra Taylor Mason e la sua impiegata Rian, che si ritroverà poi come un ostacolo nel mezzo della scalata di Prince al potere.

Anche per quanto concerne la procura assistiamo ad un cambio di ruoli a fianco di Rhodes, con la fedelissima Kate Sacker che passa alla concorrenza, stanca delle promesse di futura gloria di Chuck. Al suo posto la non meno determinata “Dave” Mahar, che finirà per prendere il posto di Rhodes, restandogli fedele e anzi rilanciando le sue battaglie sino all’ultimo.

Più defilato ovviamente il ruolo di Wendy Rhodes: fuori gioco Bobby Axelrod, il suo lavoro e la sua influenza vanno ridimensionandosi con Prince. Anche la puntata in cui ritorna ad avere un ruolo centrale è piuttosto deludente. Il personaggio è fuori fuoco ed è possibile che la prossima stagione ci riservi novità da questo punto di vista.

Perfettamente in grado di interpretare ogni lato del sogno americano e dell’american way of life, in Billions la sconfitta non è mai definitiva e contiene in sè gli strumenti per rimettersi in piedi e ogni vittoria non è mai pienamente soddisfacente, lasciando spesso un sapore amaro in bocca.

L’intelligenza dei tre showrunner è stata quella di comprendere che il duello con Axelrod aveva ormai esaurito il suo potenziale e che era necessario imprimere una svolta decisa nella vita della serie, modificando il profilo del villain, capace di inserirsi nella struttura ormai consolidata di Billions, in modo tale da creare nuovi interrogativi e nuove opportunità per tutti i personaggi storici.

Showtime ha confermato anche per una settima stagione.

Titolo originale: Billions
Durata media degli episodi: 55  minuti
Numero degli episodi: 12
Distribuzione originale e italiana: Showtime – Sky
Genere: Comedy

Consigliato: a coloro che diffidano dei grandi guru della finanza e delle loro buone intenzioni; a coloro amano New York e apprezzano la tradizione della grande commedia americana e a coloro che sanno riconoscere uno skyhook di Kareem Abdul-Jabbar o una citazione dal Padrino.

Visioni parallele: La grande scommessa di Adam McKay e il documentario Inside Job di Charles Ferguson

Un’immagine: lo skyline di Manatthan che costituisce la brevissima sigla della serie. La sua semplicità plastica e placida, nasconde forze incredibilmente potenti.

 

 

 

 

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