Apollo 10 e mezzo

Apollo 10 e mezzo ***

Il nuovo film di Richard Linklater, il suo primo per Netflix, è un’animazione realizzata interamente in post produzione, dopo aver girato con gli attori dal vero, di fronte al più classico dei green screen, con una tecnologia digitale lontana, ma non dissimile dal rotoscopio utilizzato nei suoi precedenti Waking Life e A Scanner Darkly.

Apollo 10 e mezzo è un bellissimo viaggio nei sobborghi della Houston di fine degli anni ’60, all’interno della famiglia di Stan, un ragazzino di dieci, l’ultimo dei sei figli di un impiegato della NASA, addetto allo smistamento delle comunicazioni interne.

La rivoluzione culturale, gli hippie, la lunga estate segnata dalla musica, dai drive in, dal baseball giocato in strada e soprattutto la televisione dei tre network di quegli anni fanno da sfondo alla conquista della luna, il sogno lanciato da John Kennedy nel celeberrimo discorso alla Rice University nel settembre del 1962: “Ma perché, dicono alcuni, la Luna? Perché scegliere questo come nostro obiettivo? …Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili; perché quell’obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e capacità, perché quella sfida è una sfida che siamo disposti ad accettare, una che non siamo disposti a rimandare e una che intendiamo vincere”.

Linklater ci racconta questo sogno attraverso gli occhi di Stanley, nella sua innocenza di ragazzo, nella quotidianità della sua famiglia, nei suoi conflitti generazionali.

Stan immagina di essere anche lui parte di una missione segreta, la Apollo 10 e mezzo appunto, che la NASA organizza a causa di un piccolo errore di calcolo nella grandezza dell’abitacolo della navicella: il nostro protagonista ci accompagnerà così negli spazi della base militare, nel lungo addestramento e poi in un viaggio parallelo verso quel piccolo satellite che da sempre ha segnato la magia del cinema, sin dai suoi esordi.

Il film di Linklater, narrato dalla voce di Jack Black, nei panni di Stan ormai adulto, è un piccolo gioiello di naturalismo, che sembra evocare la bellezza delle pagine dedicate all’infanzia di Nemesi o Il complotto contro l’America di Philip Roth: c’è la stessa struggente malinconia per un tempo perduto, per una vita di provincia, in cui un giro sulle giostre dell’Astrodome era tutta la meraviglia che si poteva sognare, in cui il baseball, il cinema e la piscina pubblica erano la chiave dell’american way verso la felicità.

Apollo 10 e mezzo è ovviamente un omaggio sentito e struggente a quegli anni ’60 in cui tutto sembrava nuovo, in cui ogni sfida pareva possibile, in cui i pionieri dello spazio erano i nuovi Ulisse della nostra civiltà, a cui non servivano le pagine epiche di Omero per esistere, ma erano sufficienti le parole di Walter Cronkite della CBS.

Eppure Linklater non è così ingenuo da non mostrare le critiche e i dubbi che già allora le minoranze riservavano al costoso programma spaziale e che pure nella famiglia di Stan trovavano un’eco, nei comportamenti e nelle scelte della sorella più grande, contestatrice e anticonformista.

Ma la dimensione più vera del bellissimo film di Linklater è quella del ricordo, della testimonianza di un tempo perduto, ma senza derive nostalgiche o rimpianti espliciti, ma con il rigore di una messa in scena sempre equilibratissima, incapace di eccessi melò o di cedimenti sentimentali.

Anche la scelta della voce off è controintuitiva, contribuendo a raffreddare il racconto, a rimetterlo alla giusta distanza, così come avviene per la dimensione fantastica del piccolo Stan impegnato nella preparazione di un viaggio immaginario.

Ancora una volta Linklater racconta la gioventù con una sensibilità e un’urgenza rare, senza moralismi e senza sentire la necessità di dover costruire avventure straordinarie.

Come ha scritto Peter Bradhshaw sul Guardian “Being young just is”.

E nonostante l’approccio naturalistico e una narrazione apparentemente debole, i personaggi di Apollo 10 e mezzo ci sono vicini, fratelli e sorelle più grandi, parte di una storia comune, che sentiamo di aver vissuto anche noi, con loro.

Da non perdere.

 

 

 

 

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.