The Batman

The Batman **1/2

Un binocolo scruta in soggettiva la casa dove vive il sindaco di Gotham, Don Mitchell Jr: è il giorno di Halloween, manca poco alle elezioni. Approfittando dell’oscurità e dell’assenza di moglie e figlio, un uomo mascherato, che si fa chiamare l’Enigmista, colpisce a morte l’uomo politico lanciando il primo di una serie di messaggi a Batman e alla città.

Il tenente Gordon, l’unico che si fidi davvero del Cavaliere oscuro, cerca di risolvere gli enigmi lasciati dal killer misterioso, ma viene rimproverato dal commissario Savage, mentre pian piano viene a galla una profonda rete di corruzione che lega politici, magistrati e polizia.

La notte si ritrovano tutti all’Iceberg Lounge e al 44 below, i club gestiti da Osvald Cobblepot detto Il Pinguino, per conto del boss Carmine Falcone.

Qui Batman incontra Selina Kyle, che lavora come cameriera e cerca di salvare l’amica Annika, scomparsa dopo che una sua fotografia col sindaco è stata resa pubblica dall’Enigmista.

Mentre le morti si accumulano – prima il commissario Savage, quindi il procuratore Colson – il cerchio si stringe sempre di più: l’Enigmista vuole colpire la rete che ha portato alla caduta del boss Salvatore Maroni, un successo apparente per la città che nasconde invece una cospirazione criminale ancor più pericolosa.

Seguendo le tracce e gli enigmi che dopo ogni omicidio l’Enigmista gli lascia, Batman arriva a fare i conti con la storia della sua famiglia, i suoi segreti inconfessabili, le sue responsabilità.

Il piano sembra chiudersi circolarmente, ma è solo un’illusione: l’onda vendicativa si abbatterà su Gotham con forza impetuosa e non solo metaforica.

Scritto assieme a Peter Craig (The Town, Top Gun: Maverick) il film di Matt Reeves è una nuova escursione nell’universo nero di Gotham, dopo le molteplici incarnazioni passate del personaggio, che Tim Burton ha portato sul grande schermo per la prima volta nel 1989 inaugurando forse inconsapevolmente una lunga stagione di film tratti dai fumetti della Marvel e della DC, ora pietra angolare della produzione delle due più grandi major americane.

Batman è passato in questi ultimi trent’anni dal gotico burtoniano al pop coloratissimo di Schumacher, dalla severità ipertecnologica di Nolan alla malinconia sfrontata dell’epica di Snyder.

Il meccanismo è ormai noto: i maggiori personaggi dei fumetti Marvel e DC continuano a tornare in nuove incarnazioni, cercando di tenere assieme una certa fedeltà ai caratteri originali e discostandosi quanto basta dal canone per giustificare l’ennesima variazione sul tema.

Una volta ci saremmo subito annoiati di questi eterni ritorni, ora sembra che Hollywood non ne possa fare a meno, ossessionata dalla logica del franchise.

Il tentativo di Reeves è quello di trovare una strada personale, senza dover ricominciare per forza da capo, dal punto di vista narrativo. D’altronde sia con il remake Blood Story – Let Me In sia con i due capitoli del nuovo Pianeta delle scimmie, ma anche con il monster movie Cloverfield, il regista ha sempre lavorato su immaginari già saturi e frequentati con competenza da altri, prima di lui. Qui siamo esplicitamente, come ci dice la voce off di Bruce, nel secondo anno della sua attività di vigilante mascherato, quando la sua ansia di vendetta sembra aver perso significato e l’ombra in cui vive Batman sembra averlo inghiottito.

Il nuovo Cavaliere oscuro ha i tratti rabbiosi dell’adolescenza, così come i suoi cedimenti romantici, ha gli occhi cerchiati di nero, è un orfano introverso incapace di relazionarsi col mondo se non attraverso la sua maschera.

In modo molto indovinato la colonna sonora gli accosta più volte lo spleen dei Nirvana di Something in the Way.

L’Enigmista lo spinge a rimettere in discussione il ritratto idealizzato dei genitori perduti e la sua stessa condizione di orfano, mentre Gotham affonda letteralmente sotto il peso della corruzione che si insinua in ogni centro di potere.

In questo è perfetta la scelta di Pattinson, naturalmente portato all’introspezione e parsimonioso di parole ed espressioni.

Ci sono echi evidenti di Year One di Miller e Mazzucchelli, come di The Long Halloween di Loeb e Sale e del più recente Batman Ego di Darwyn Cooke, espressamente indicato come riferimento primario dal regista.

Dal punto di vista visivo, Reeves sceglie di raccontare quasi solo le notti di un Gotham infernale, accesa solo dai gialli dei lampioni e dal rosso delle fiamme e delle luci dei nightclub.

L’unica scena diurna importante è quella del funerale del sindaco, che pure è tutta rinchiusa nel cielo plumbeo e nelle oscurità di una grande chiesa.

Reeves gioca con le ombre, con l’oscurità lattiginosa di notti infinite, con la paura che di solito vi si associa, cercando di restituire anche l’immediatezza iconica delle tavole dei fumetti, costruendo tuttavia un microcosmo iperrealista, in cui non c’è spazio per superpoteri e neppure per le diavolerie tecniche di un Lucius Fox.

Il mondo di questo nuovo Batman è fin troppo comune e ordinario, l’eroe esce ammaccato, le sue armi funzionano solo fino ad un certo punto: più che un supereroe, il Cavaliere oscuro è questa volta un detective sull’orlo della depressione, sufficientemente disturbato da nascondersi dietro una maschera che pure sembra fatta di pelle, mostra le sue cuciture, non ha nulla di eccezionale.

Così come non ha nulla di davvero eccezionale la storia che racconta, lontanissima dagli abissi e dal dolore di Nolan, dalle sue ambiguità e persino dagli echi di una rivolta sociale imminente, che confondeva buoni e cattivi, in una Gotham sprofondata davvero del caos.

Lo stesso caos in cui vive peraltro il Joker di Phillips. Reeves si sbilancia meno, cerca il nero solo a parole, ma poi rifugge la profondità, restando in superficie. E non è solo una questione di racconto e di atmosfere, ma anche di definizione dei personaggi: il Cavaliere oscuro di Nolan si faceva carico interamente delle colpe e degli errori, diventando un paria alla fine del secondo capitolo, braccato dalla giustizia, incapace di vedere le sue Due facce. Qui Batman è una sorta di superdetective, che la polizia accoglie, giusto con un po’ di diffidenza sulle scene del crimine.

The Batman è un film di supereroi che continuamente nega la sua natura, mostrando la dimensione fallace non solo dell’universo corrotto in cui è ambientato, ma anche quella del suo protagonista, che pian pia no si accorge di essere esso stesso strumento di quella violenza che vorrebbe estirpare. Il circolo della vendetta lo comprende e solo alla fine Bruce capirà che è stato usato dall’Enigmista, come un mezzo per raggiungere il suo scopo.

Il film di Reeves rifugge dagli stereotipi di genere, non lasciando alcuno spazio all’ironia, al glamour dei travestimenti, alla creazione iconica dei personaggi, costruendo anche i suoi set d’azione con un certo realismo brutale da poliziesco anni ’70.

Non meno importante il capitolo dei villain, tutti piuttosto scialbi, incapaci di uscire dal costume indossato per contratto.

L’Enigmista, Falcone, il Pinguino sono il precipitato di una corruzione che soffoca l’intera città: è Gotham la vera antagonista di questo racconto, un leviatano che sembra impermeabile ad ogni tentativo di riportare ordine e giustizia.

Peraltro mentre il Pinguino di Colin Farrell, sepolto da un trucco prostetico che lo rende irriconoscibile è quasi sempre in secondo piano, l’Enigmista di Paul Dano, svelatosi solo nell’ultimo atto, suona stranamente stonato, con la sua recitazione sopra le righe, tutta di maniera, all’interno di un film che invece fa della naturalezza e dell’understatement la sua cifra.

Emerge così più chiaramente Carmine Falcone a cui il volto asimmetrico di Turturro e i suoi modi melliflui, donano una sinistra perfidia. Dietro le apparenze cortesi si nasconde un uomo capace di tenere le fila di una vasta e proteiforme cospirazione criminale, che ha deviato la legacy dei Wayne così come la vita di Selina Kyle: per i due adolescenti protagonisti diventa così un totem patriarcale da abbattere.

Reeves si prende tutto il tempo per imbastire un racconto grande, che coinvolge molti personaggi e che si articola in una sequenza di omicidi che sembra venire dritta da Se7en. Ma non è l’unica suggestione che il regista ruba al cinema di Fincher, citato esplicitamente anche per i messaggi cifrati alla Zodiac con cui comunica il suo enigmista.

La colonna sonora di Michael Giacchino non ha grande personalità e si discosta molto da quella di Zimmer e Junkie XL che avevano lavorato sul personaggio sin dai tempi di Nolan. Più interessante e riuscito invece il sound design che incorpora l’Ave Maria di Schubert, i Nirvana, Al Martino e Dean Martin, all’elemento onnipresente dell’acqua, recuperando anche la chiarezza delle voci dei personaggi, non più occultate da maschere e disturbatori.

Come sempre interessante il lavoro di Greig Fraser sull’illuminazione, qui ridottissima ed essenziale, con il nero che si mangia ogni cosa, illuminato da lampi di fuoco, come nella suggestiva scena in prefinale, in cui Batman scorta i sopravvissuti del Garden in mezzo alle acque grazie ad una torcia rossa.

Non meno suggestivo il lavoro dell’inglese Jacqueline Durran sui costumi: partner storica di Mike Leigh e Joe Wright, due volte premio Oscar per Anna Karenina e Piccole donne, più a suo agio con le ricostruzioni d’epoca di 1917 e Spencer, qui contribuisce alla decostruzione della dimensione supereroica dei personaggi immaginando per il protagonista una maschera di pelle con una sorta di corazza sul petto, mantello e stivaloni di pelle, per Catwoman invece una semplicissimo passamontagna di maglia e per L’Enigmista un accrocchio di nastro isolante, pelle e occhiali dalla montatura trasparente.

The Batman è il primo passo di una nuova trilogia e come ogni racconto seriale che si rispetti, il finale lascia aperte le porte per ritorni, nuovi ingressi, alleanze e ascese criminali. E’ l’unico momento in cui forse Reeves sembra cedere ai cliché di genere.

Ma sono vizi minori, in un film solido, spettacolare, adulto, forse senza particolari vette, ma anche senza cadute di tono, diligente più che ispirato, che ricostruisce il faticoso percorso che porta il Cavaliere oscuro dalla vendetta alla speranza.

4 pensieri riguardo “The Batman”

    1. Ho lasciato volutamente la trama in testa, per poterla saltare, ma non è un film che si può spoilerare. Non ci sono grandi sorprese e i villain sono facilmente identificabili fin dall’inizio e ampiamente pubblicizzati. E’ un film d’atmosfere, di costruzione dei personaggi più che di plot twist.

    1. Mi pare funzioni bene. Avevo qualche dubbio, ma l’accoppiata con Pattinson è indovinata. Certo, se penso a Michelle Pfeiffer e Anne Hathaway probabilmente le preferisco, ma ciascuna mi pare adatta al diverso contesto dei rispettivi film.

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