Addio Monica!

Si è spenta questa mattina a Roma, dopo un lunghissimo e doloroso ventennio di silenzio, Monica Vitti, la musa di Michelangelo Antonioni, una delle attrici più versatili e brillanti del nostro cinema italiano.

Come sapete qui a Stanze di Cinema non amiamo i necrologi, le celebrazioni postume. Il cinema e i suoi interpreti preferiamo raccontarli mentre si cimentano nella battaglia delle idee, lontani da una dimensione puramente nostalgica o apologetica.

Tuttavia certe assenze diventano troppo grandi per non segnarle anche sul nostro piccolo calendario quotidiano.

Se un po’ ci conoscete, sapete che la Vitti che amiamo di più non è quella delle commedie pur sempre molto originali degli anni ’70, ma quella del grande sodalizio con Michelangelo Antonioni, nato con il doppiaggio de Il grido, esploso con la trilogia L’avventura, La notte, L’eclisse, cementato con il primo esperimento a colori di Deserto Rosso e chiuso con un altro esperimento, il televisivo Il mistero di Oberwald da Cocteau.

In quei ruoli, che la vedono accanto a Ferzetti, Delon, Mastroianni e Harris, si trova la misura più grande di un’interprete che ha saputo cambiare registro molte volte, spaziando dal varietà al teatro di Brecht, dalle commedie di Monicelli e Risi, fino all’epocale Fantasma della libertà di Bunuel.

Eppure, in mezzo ai molti film che hanno segnato almeno due stagioni del nostro cinema, con  quella voce roca, quel volto morbido, solcato dall’inquietudine della nostra modernità, non possiamo che chiudere questo sentito invito al viaggio, con un piccolo ricordo personale.

Stanze di Cinema ha debuttato nel maggio del 2009 al Festival di Cannes.

Sul Palais e nei manifesti di quell’edizione, così importante per noi, campeggiava proprio la silhouette inconfondibile di Monica Vitti, in una delle scene più famose de L’avventura, mentre ci dà le spalle, con lo sguardo rivolto lontano.

Ci piace allora continuare ad immaginarla così, davanti a noi, mentre è sul punto di attraversare una nuova soglia, bellissima e fragile come solo la forza eterna del cinema ce la può restituire.

 

 

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