Cobra Kai 4: chi perde chiude nell’epica sfida tra i Dojo della Valley

Cobra Kai 4 ***

La terza stagione di Cobra Kai si concludeva con Johnny Lawrence e Daniel LaRusso pronti a combattere fianco a fianco per sconfiggere il micidiale Cobra Kai di Kreese nel torneo di karate All Valley Championship: solo il vincitore avrebbe potuto continuare a insegnare il suo stile di karate. Una sfida che per molti aspetti appariva come definitiva, da finale di serie e che invece non ha esaurito le potenzialità del franchise, che in futuro regalerà ai fan una nuova stagione, la quinta. Nel corso della quarta assistiamo al delinearsi della fragilità del patto di coabitazione siglato dai due eterni nemici, che alla lunga finiscono per separarsi, riducendo così le possibilità di sconfiggere il dojo di Kreese. Il vecchio maestro di Lawrence nel frattempo ha chiesto l’appoggio dell’ex commilitone Terry Silver. Sebbene conduca una vita agiata, Silver sente il richiamo della lotta e decide, dopo un primo rifiuto, di aiutare Kreese: il suo coinvolgimento finisce però per diventare sempre più scomodo per il sensei che non si sente più padrone assoluto del suo Dojo. Nel frattempo, in parallelo alle questioni di potere, si sviluppano le relazioni affettive che coinvolgono Lawrence e Carmen, la madre del suo miglior allievo Miguel, e i ragazzi, in particolare Robbie e Tory, la regina del Cobra Kai. I due si scoprono sempre più in sintonia e la loro vicinanza non fa che acuire ulteriormente i contrasti tra Tory e Samantha LaRusso, ex fidanzata di cui Robbie sembra ancora invaghito.

La grande novità di stagione è rappresentata certamente dal personaggio di Terry Silver (Thomas Ian Griffith), interessante non solo perché consente di creare un controcanto a John Kreese (Martin Kove), delineando meglio le rispettive sfumature, ma anche perché porta allo scoperto un lato del passato (e del presente) di LaRusso che finora era rimasto in ombra e cioè l’aggressività. Il giovane Daniel aveva tentato per un breve periodo la via del Cobra Kai, per poi allontanarsene senza rimpianti, proprio per gli insegnamenti esasperati di Silver. E’ vero che il nuovo Silver appare più maturo, stabile e calcolatore, ma la sua presenza risveglia comunque la rabbia e l’aggressività di Daniel che si manifestano apertamente in alcuni passaggi (ad esempio con la squadra di Hockey che si permette apprezzamenti poco galanti verso sua moglie). E’ solo un aspetto della complessa personalità di Daniel, ma certo permette di rendere meno monolitico il suo profilo, superando quello che a tratti era sembrato uno stereotipo buonista. Silver del resto sembra in grado, meglio di chiunque, di scorgere la debolezza dell’avversario (ma anche dell’amico Kreese), riuscendo a sfruttarla a proprio vantaggio: come fa con Raymond “Pastinaca”(Paul Walter Hauser), disposto a tutto pur di tornare a essere un Cobra Kai.

Dal punto di vista narrativo Silver rappresenta un’ottima leva per smuovere le acque e si inserisce perfettamente in un meccanismo narrativo a orologeria che propone un climax ascendente con l’approssimarsi del Torneo All Valley. Il rischio di una stagione tutta basata sulla preparazione e poi sullo svolgimento del torneo è stato superato grazie a una narrazione ben bilanciata tra parte drammatica e azione, con un ampio ricorso, soprattutto nei primi episodi, all’ironia e al tono comico. Tuttavia è innegabile che gli ultimi episodi siano i meglio riusciti, quelli in cui l’azione si fa adrenalinica con le ottime scene di combattimento coordinate dall’esperto Don Lee (Pirates of the Caribbean, Daredevill) e i numerosi colpi di scena che tengono lo spettatore con il fiato sospeso. Forse la scelta di Silver di abbandonare la sua bella villa a Malibù per appoggiare Kreese non appare delle più logiche, ma il passaggio dal rifiuto all’accettazione è descritto con gradualità, dando il giusto peso alla noia di mezza età e al desiderio di nuove avventure di un uomo senza problemi, ma anche senza obiettivi. Il debito verso Kreese, che gli ha salvato la vita durante la guerra, è solo una delle ragioni che spingono Silver a tornare al Cobra Kai e di certo non è la principale.

Oltre a Silver, al cast si è unito anche Dallas Dupree Young, nei panni di Kenny Payne, un giovane ragazzino di colore bullizzato tra gli altri dal figlio di LaRusso, Anthony (Griffin Santopietro). Kenny è la dimostrazione di quanto sia sottile il confine che separa l’essere vittime dal diventare carnefici. Una linea che avevamo già oltrepassato con Eli Moskowitz, prima vittima di insulti e scherzi, poi a sua volta bullo nel Cobra Kai di Lawrence e infine tornato alla versione originale dopo essere stato attaccato (con ignominioso taglio della cresta) da parte dei membri del nuovo Cobra Kai di Kreese. Il percorso di questi ragazzi aiuta a mantenerci vigili sul rischio di assomigliare ai nostri nemici: il dolore da solo non è sufficiente né per insegnare né per giustificare e le dinamiche sociali portano anche chi non è d’accordo con la maggioranza ad accettare comportamenti che non condivide: il tardivo pentimento di Anthony ne è un esempio.

Ancora una volta tutto il cast si dimostra affiatato e capace di alchimia: non solo l’ottimo William Zabka (Lawrence) e il sempreverde Ralph Macchio (LaRusso). Tutti i protagonisti interagiscono con naturalezza e contribuiscono a trasmettere l’idea di un’opera corale in cui ciascuno si sente a casa1, proprio come avviene per lo spettatore che può gustarsi compiaciuto una vicenda narrativamente interessante, cullandosi in un sentimento di nostalgia che però non appare fine a se stesso, ma capace di dar luogo a nuove espansioni dell’universo narrativo. Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald hanno realizzato un’espansione narrativa partendo da un elemento condiviso con il pubblico: la passione per il franchise. E’ la stessa passione che anima John Favreau, protagonista del rilancio del franchise di Star Wars o Kevin Feige, del MCU: la qualità professionale che si sposa con l’amore incondizionato per un mondo narrativo.

Cobra Kai si presenta come un racconto di formazione stratificato, al cui centro c’è da sempre il tema della genitorialità. Anche in questa stagione il rapporto genitori-figli è la parte più riposta del racconto e solo arrivando fino a questo tema è possibile raggiungere una lettura completa del testo, che altrimenti finirebbe per ridursi ad uno dei tanti teen drama, un prodotto destinato esclusivamente a un pubblico young adult. Cobra Kai invece parla sì agli adolescenti, ma anche ai rispettivi genitori ed è per questo che ha ottenuto un così ampio e trasversale successo. Gli adolescenti degli anni ’80, ora genitori, guardano la serie con i figli ed entrambe le categorie trovano elementi interessanti, spunti di negoziazione per il proprio rispettivo ruolo sociale. In questa stagione il tema assume una sfumatura trasversale, concentrandosi soprattutto sulle relazioni di potere: nella famiglia, ma anche nel Dojo. Le discussioni principali tra Lawrence e LaRusso, così come i colpi bassi tra Kreese e Silver, sono originati esclusivamente dal desiderio di potere, dalla volontà di plasmare gli altri, di inculcare negli allievi la via al karate dei rispettivi stili. Da questo puto di vista Kreese e LaRusso esprimono la stessa convinzione: si sentono in qualche misura superiori ai rivali, da un punto di vista tecnico-strategico (Kreese su Silver) e da un punto di vista morale-ideale (LaRusso su Lawrence). Questa convinzione rappresenta per entrambi una debolezza: LaRusso riuscirà, se non a superarla, almeno a smussarla, coinvolgendo Lawrence nel combattimento finale di Samantha e accettando l’adozione di altre strategie di combattimento rispetto a quelle, prevalentemente difensive, del Miyagi-Do: in ogni caso farà quest’apertura solo tardivamente, quando la figlia lo metterà spalle al muro. Kreese si rifiuta di considerare Silver come un partner a tutti gli effetti: è solo un tenente che deve ubbidire al suo capitano e finisce così per non coglierne il risentimento, che deflagra nel sorprendente finale di stagione. Un finale in cui la coppia Lawrence-LaRusso sembra sconfitta, ma non rassegnata. I due rivali/amici non intendono chiudere con il karate e questo lascia presagire che la prossima stagione possa regalarci ulteriori colpi di scena, anche passando dalla valorizzazione di un personaggio finora marginale come Chozen, antagonista di LaRusso in The Karate Kid II e poi recuperato alla schiera dei buoni nella terza stagione della serie TV. Sarà lui ad affiancare LaRusso nella sfida al nuovo Cobra Kai.

Una sfida che potremmo vedere già tra qualche mese dato che le riprese della quinta stagione sono terminate e i fan non vedono l’ora di assistere ai nuovi episodi.

Titolo originale: Cobra Kai
Durata media episodio: 55 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Action, Sport, Drama

Consigliato: naturalmente a quanti amano il franchise di Karate Kid e sentono nostalgia degli anni ’80.

Sconsigliato: a quanti cercano prodotti originali e innovativi e che non soffrono la nostalgia degli anni ’80.

Visioni parallele: per gli amanti delle arti marziali consigliamo la visione di Once Upon a Time in China, un film del 1991 diretto da Tsui Hark. Ambientato nella Cina del tardo Ottocento, il film racconta la vita del medico e maestro d’arti marziali Wong Fei Hung e della sua resistenza, che è poi quella di un popolo, contro il colonialismo occidentale. Il film fa parte di una trilogia, da molti ritenuta una delle migliori del genere epico di kung fu.

Un’immagine: una sorpresa. La scelta di inserire una performance, quella di Carrie Underwood che canta il brano The Moment of Truth che accompagna il torneo. E’ da questo momento in poi che la serie cambia passo, con un’escalation di emozioni e colpi di scena.

1 Molti protagonisti della serie avevano già lavorato insieme nella trilogia cinematografica: non solo Zabka e Macchio, ma anche Martin Kove (Kreese), Randee Heller (la madre di Daniel, Lucille LaRusso), Elisabeth Shue (Ali, la fiamma che origina la faida tra Daniel e Jhonny), Yuji Okumoto (Chozen) e naturalmente Rob Garrison, protagonista del toccante omaggio nella seconda stagione, poco prima della morte. In questa quarta stagione il rientro è quello di Thomas Ian Griffith, ovvero Silver.

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