Cannes 2021. The Divide

The Divide **

Una lunga giornata all’interno del pronto soccorso di un ospedale parigino, tra infermiere che cercano di seguire tutti, medici insufficienti, strutture fatiscenti, sovraffollamento, ritardi e un’emergenza che rischio di travolgere tutti. La sanità pubblica parigina, poco prima della pandemia, non se la passava meglio di quella italiana.

Il film della Corsini comincia tuttavia all’alba, a casa di Raffaella e Julie. La prima disegnatrice di fumetti, la seconda editrice: una coppia sul punto di arrivare alla rottura definitiva, dopo molto anni assieme.

La mattina, il figlio di Julie andrà alla manifestazione dei Gilet Gialli sui Campi Elisi.

Inseguendo Julie al culmine di un nuovo litigio, Raffella scivola in mezzo alla strada e si rompe un braccio.

La ritroviamo in ospedale, raggiunta dalla compagna. Assieme a loro altri malati e uno dei manifestanti, Yann, un autotrasportatore che ha fatto 800 km per essere a Parigi, a cui una granata della polizia ha ferito una gamba.

La tensione sale, le diversità personali, sentimentali, politiche, culturali alimentano discussioni, polemiche, ma anche solidarietà tra malati e tra i paramedici.

L’infermiera Kim all’ennesimo turno settimana, cerca di tenere tutto sotto controllo, mentre altri manifestati feriti o inseguiti dalla polizia raggiungono l’ospedale.

Il film della Corsini è uno dei quei film d’assedio, in cui i personaggi si trovano tutti all’interno di uno spazio chiuso, costretti ad una convivenza forzata, che fa emergere prima le differenze e le distanze, poi le affinità e le simpatie.

La frattura, la separazione del titolo è ovviamente triplice e coinvolge la dimensione privata e quella pubblica: non si tratta solo dell’infortunio di Raf e del manifestante, ma il film racconta anche della rottura tra le due donne e ovviamente della distanza sempre più incolmabile tra i cittadini e il loro governo.

Il tempo è scandito dalle immagini della manifestazione che arrivano sugli schermi delle tv, dall’irrompere della polizia e dei gilet gialli, dagli esami medici che i feriti sono chiamati a fare, prima di arrivare ad una diagnosi.

Su tutto incombe una precarietà che non è solo lavorativa, ma che si fa ideologica, quando abbraccia le relazioni sentimentali, quelle tra madri e figli, quelle interpersonali.

La Corsini sembra all’inizio piuttosto critica sulla manifestazione, poi mano a mano che il film procede il punto di vista si ribalta, finendo per schiacciarsi – e schierarsi – piuttosto chiaramente dalla parte dei gilet gialli.

Yann non può prendere antidolorifici e scappa alla fine dall’ospedale, perchè deve guidare per tornare a casa e il giorno dopo ha un nuovo carico da trasportare, una dei pazienti del pronto soccorso che fatica a respirare, solo durante la tac al torace riesce a raccontare al radiologo le violenze subite dalla polizia.

Raf e Julie incarnano lo stereotipo borghese e intellettuale, probabilmente avverso al populismo dei manifestanti, ma il loro ragazzo è in piazza a protestare.

Persino l’infermiera Kim dice a Yann che molti di quelli che lavorano in ospedale sono con loro.

Insomma, alla lunga il film diventa un lavoro ideologicamente militante e l’ambiguità iniziale diventa costruzione strumentale e manipolatoria.

Valeria Bruni Tedeschi è sempre più naturale nella sua nevrosi logorroica e sembra uscita da uno di quei film di Allen degli anni’80, la Fois è una paziente e silenziosa compagna, decisa a resistere ai tentativi di rimettersi insieme ancora una volta.

I loro duetti e quelli con Pio Marmai sono quelli che aggiungono sapidità da commedia ad un film che rimane agrodolce, ma su cui pesa il carico moralistico della regista.

Resta tuttavia l’impressione che si tratti un reperto, neanche troppo interessante, che viene da un altro mondo lontano anni luce, anche se le proteste sono del 2019.

La Fracture – The Divide è un discreto film partigiano, ma cosa ci fa nel già affollatissimo concorso del Festival di Cannes?

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