Cannes 2021. The Souvenir Part II

The Souvenir Part II ***

La seconda parte del dittico autobiografico di Joanna Hogg comincia esattamente dove si concludeva il film precedente.

Julia Harte sta per concludere i suoi studi alla Raynham Film School alla fine degli anni ’80 e, rimasta improvvisamente sola, dopo la sua relazione disturbante con Anthony, un eroinomane pieno di segreti e bugie, cerca di elaborare il lutto e di concludere la sceneggiatura su cui costruire il suo film di diploma.

Siamo all’inizio dell’estate e le visite alla casa in campagna dei genitori, nel Sunderland, sono punteggiate di fiori, frutti di bosco e mollezze, che non placano l’angoscia di Julia: quando ritorna infine nella sua casa vuota, lo fa come in una morgue, in cui resta solo il fantasma di un amore passato.

Va dalla psicologa di Anthony, poi dai suoi genitori, a cercare di ricostruire brandelli di una verità che non ha mai voluto conoscere, accettando le menzogne del suo compagno.

Nel frattempo, i suoi colleghi di corso stanno lavorando ai loro progetti: Patrick gira un musical tutto su set ricostruiti rigettando il realismo british, che dominava il cinema inglese dagli anni ’60, Garance cerca la sua strada attraverso gli attori.

Ciascuno svolge un ruolo diverso nei progetti degli altri, come una crew flessibile e comunitaria.

La scuola rifiuta però di produrre la sceneggiatura di Julie, che è diventata un tributo a Anthony e alla loro storia.

Ancora una volta la protagonista chiede aiuto ai suoi genitori, che finanziano interamente il suo lavoro. Sul set non mancano gli attriti, nessuno comprende le dinamiche di una storia d’amore costruita sui non detti e su una doppia dipendenza: quella di lui dalla droga e quella di lei dal suo amore.

I tecnici non comprendono le indecisioni di Julie, i suoi dubbi.

Ma alla fine il film è pronto, si chiama The Souvenir, ma non sembra essere il racconto minimalista e impressionista, che abbiamo visto nel 2019: le immagini rimandano al cinema surrealista di Powell e Pressburger, al gotico inglese, ai sogni felliniani, suggestioni lontanissime da quelle che la Hogg ci aveva mostrato con il “suo” The Souvenir.

Ma non importa, in fondo è sempre cinema quello che stiamo vedendo, come racconta l’ultima bellissima scena, a casa di Julie, finalmente riconciliata con se stessa, che festeggia assieme agli amici diplomati, mentre pian piano un carrello laterale ci mostra l’inganno.

La Hogg ha una storia cinematografica molto recente e per lo più inedita nel nostro Paese: dopo studi prestigiosissimi, presto abbandonati, per seguire la passione per la fotografia, arriva il cinema sperimentale con Derek Jarman, quindi la tv, per quasi quindici anni. Il suo esordio cinematografico, Unrelated, è solo del 2007, a cui seguono Archipelago (2010) ed Exhibition (2013), tutti e tre interpretati da Tom Hiddleston.

Nessuno dei suoi lavori è mai stato distribuito in Italia.

Questo The Souvenir Part II si muove su binari solo in parte simili a quelli del primo capitolo, ripercorrendo in modo creativo gli eventi già raccontati: una sorta di radiografia a colori che mostra come l’elaborazione del lutto segua percorsi imprevedibili, spesso creativi, e come la vita di un artista si nutra inevitabilmente della sua biografia e di quella di chi gli sta accanto, la rielabori creativamente, ne faccia materia viva su cui costruire mondi fantastici.

E così mentre immaginiamo che Julie stia girando il film della Hogg, in realtà sta facendo tutt’altro, in una vertigine di sovrapposizioni, traslitterazioni e mutazioni, che rende The Souvenir Part II un lavoro anche teorico, un film che ne racchiude un altro e un altro ancora, aprendosi alle infinite possibilità del cinema.

Meno compatto e levigato del precedente, più disarticolato nei suoi diversi livelli narrativi, questo sequel è persino più interessante del primo capitolo, languido e un po’ fuori dal tempo.

Qui invece la Hogg dimostra invece di essere appieno dentro il suo tempo, crea un contesto, riprende personaggi e ruoli per farne caratteri desideranti, non sempre consapevoli del proprio desiderio.

Honor Swinton Byrne è sempre indovinata nel ruolo dell’alter ego della Hogg, assolutamente naturale nelle sue ansie, nelle sue incertezze nei suoi cambi d’umore e capace di un mutamento interessante e significativo rispetto al personaggio passivo e dipendente del primo episodio.

Attorno a lei Arianne Labed che torna a vestire i panni di Garance, compagna di corso, poi attrice e alter ego, a sua volta, di Julie Harte e Tilda Swinton, impeccabile nel ruolo della madre invecchiata e compita, che sembra sempre disapprovare in silenzio, ma che invece sostiene Julie con grande generosità in ogni modo possibile.

Charlie Heaton e Joe Alwin hanno il ruolo completamente opposto dei nuovo interessi sentimentali di Julie, mentre Harris Dickinson è l’attore a cui la regista affida il ruolo di Anthony nel suo film.

The Souvenir Part II è un bellissimo doppio ritratto d’artista da giovane, che chiude con una nota di beffardo ottimismo: proprio quello che si può trovare solo nei film, quando le luci si abbassano e comincia lo spettacolo.

Martin Scorsese figura come produttore esecutivo come nel primo episodio, ancora inedito in Italia.

In questo caso la Universal, che distribuisce la Part II, dovrebbe trovare il modo di recuperare al pubblico anche il primo capitolo, senza cui questo sequel non ha ragion d’essere.

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