Due

Due ***

L’esordio alla regia del regista padovano Filippo Meneghetti, dopo una lunga gavetta tra documentari e cortometraggi, è una storia d’amore, che si scontra con le convenzioni sociali e le resistenze familiari.

Un tema, in fondo, che da Shakespeare a Flaubert, è stato usato da scrittori e poeti fin quasi a consumarlo e che il cinema ha frequentato con la stessa assiduità.

Eppure Due riesce ad essere ugualmente un lavoro originale, profondo, toccante, nella sua scelta di declinarlo in una versione interamente femminile, e di raccontare, sfidando uno dei pochi tabù rimasti sullo schermo, la sessualità tra due protagoniste, che hanno raggiunto l’ultima età della loro vita.

Nina e Madeleine hanno quasi settant’anni, vivono a Montpellier, in due appartamenti divisi solo dal pianerottolo. Si erano conosciute tantissimi anni prima a Roma, l’una guida turistica, l’altra in vacanza.

Ma Madeleine era sposata con due figli e non ha mai voluto rompere quel legame familiare, nè rivelare ai suoi ragazzi, ormai adulti, il rapporto con Nina.

Quando il marito muore, finalmente le due donne progettano di vendere la casa dove vivono e trasferirsi in Italia, dove tutto era cominciato.

Solo che Madeleine non sembra trovare il coraggio per fare davvero quel passo e quando Nina lo scopre, le cose precipitano, anche perchè una malattia imprevedibile colpisce una delle due, costringendo l’altra ad un’insopportabile solitudine, imposta dalle convenzioni e dalle bugie.

Meneghetti sceglie, con grande intelligenza, di alternare il punto di vista all’interno del racconto. Nella prima parte resta accanto a Mado, ai suoi dubbi, al suo turbamento: Nina è l’amante della porta accanto, che appare un po’ invadente, brusca, incapace di comprenderne le resistenze e i timori.

Poi quando la situazione precipita, il film cambia prospettiva e mostra le conseguenze del silenzio e della negazione sulla vita di Nina, che torna ad essere per tutti solo la signora Dorn, la vicina di casa premurosa e disponibile, ma nulla di più.

Quel pianerottolo condominiale, diviso dalle due porte che si fronteggiano, che appariva un tratto brevissimo, necessario a rispettare le convenzioni, diventa improvvisamente invalicabile, una barriera che Nina decide di violare più volte, persino di nascosto, pur di ritrovare la sua Mado, costretta al silenzio e all’immobilità.

I loro sentimenti restano tuttavia ignoti al resto del mondo: in ospedale, a casa, con le autorità, Nina non ha più un ruolo da poter giocare. E’ così quell’amore, che sopravviveva di nascosto, da un tempo indefinibile ed eterno, viene improvvisamente azzerato e negato. Un po’ come avveniva in Una donna fantastica di Sebastian Lelio, l’invisibilità finisce per inghiottire ogni cosa.

E quell’invisibilità Meneghetti la rende esplicita, proprio in quei momenti surreali in cui Nina si intrufola a casa di Mado, ma nessuno riesce a vederla, non i figli, non la badante: Due sembra così rubare al cinema di genere la suspense e l’inquietudine, con un effetto straniante e sicuramente riuscito.

Dal thriller e dall’horror Meneghetti prende a prestito anche la centralità dello score sonoro, sorprendente e inconsueto, costruito musicalmente attorno al gracchiare incombente dei corvi, al crepitio del parquet calpestato nella notte, alle fronde degli alberi piegate dal vento, alle finestre che vanno in frantumi, alla centrifuga di una lavatrice, alle parole ovattate, rubate da dietro una porta.

Non meno indovinata la scelta di Chariot di Betty Curtis, che torna più volte come una madeleine proustiana capace di smuovere ricordi, illuminare momenti e restituire consapevolezza di sè.

Meneghetti gestisce con eleganza e senso del ritmo i tempi del racconto, rilanciandolo ogni volta che sembra fermarsi.

La gestione degli spazi di scena è altrettanto precisa e creativa, tutta giocata sulla specularità degli appartamenti, uno carico di vita e di ricordi, l’altro svuotato di tutto e necessario solo per rispettabilità conformista, improvvisamente costretto a riempirsi di nuovo, come un palcoscenico teatrale, continuamente rimodulato.

Straordinaria Barbara Sukova, nel ruolo di Nina, incapace di arrendersi al destino, invadente, aggressiva, impulsiva nelle sue reazioni, che sembra bruciare di passione per la sua Mado, nonostante tutto. Quelle sigarette notturne, fumate avidamente, spiegano più di mille parole.

Meno centrale ovviamente Martine Chevallier, de la Comédie -Francaise, nella parte di Madeleine, in un ruolo tuttavia ancor più complesso e limitato.

Scelto dalla Francia per rappresentarla ai prossimi premi Oscar, candidato ai Golden Globes, Due ha debuttato a Toronto ed è poi passato anche alla Festa di Roma, raccogliendo un consenso che si è via via consolidato.

Resta il rammarico che il suo film sia una co-produzione franco-belga-lussemburghese e che Meneghetti abbia dovuto cercare in Francia quelle chances, che il nostro paese, probabilmente, non ha saputo offrirgli.

Acquistato da Teodora, avrebbe dovuto uscire in sala il 5 novembre scorso.

Da non perdere.

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