Outside the Wire

Outside The Wire *1/2

Anno 2036. Sul confine russo ucraino è scoppiata una guerra civile, che vede coinvolte le truppe americane come forza di peacekeeping.

Dopo aver disobbedito ad un ordine diretto e provocato la morte di due soldati con un attacco aereo, Harp, un giovane pilota di droni, viene inviato, per punizione, sul campo di battaglia nella DMZ, la zona demilitarizzata che fa da cuscinetto tra le due fazioni.

Qui viene assegnato al capitano Leo, un androide sperimentale che dà la caccia a Victor Koval, il terrorista russo che vuole mettere le mani sull’arsenale nucleare ancora nascosto in ucraina dai tempi della guerra fredda per lanciare un attacco simbolico agli Stati Uniti.

La missione segreta di Harp e Leo, fuori dalle linee, comincia con la copertura della consegna di un vaccino al campo dei rifugiati, passa attraverso il contatto diretto con la leader della resistenza ucraina, Sofiya, e raggiunge il caveau di una banca, dove sono custoditi i codici di lancio dei missili nucleari.

Il film diretto dall’esperto svedese Mikael Hafstrom, che dopo una nomination agli Oscar per Evil, nel 2003, si ritrova stabilmente a Hollywood, coinvolto in progetti di ordinaria routine action, è un B movie di fantascienza, che assomiglia a quei classici film televisivi che si facevano negli anni ’70 e ’80.

La storia, ambientata in un futuro prossimo, che assomiglia quasi in tutto al nostro presente, prende a prestito alcuni argomenti sensibili come quello dei danni collaterali, dell’uso della tecnologia militare, della ribellione delle macchine senzienti, dell’escalation militare, della minaccia atomica, frullando il tutto in un lavoro di genere piuttosto ordinario, che vorrebbe acquistare un po’ di spessore, proprio mettendo il suo giovane protagonista, il pilota Harp, di fronte ai dilemmi della guerra, combattuta sul campo.

Outside The Wire è una sorta di corso di formazione, per quello che appare all’inizio come un insensibile e implacabile pilota e che mano a mano viene coinvolto nelle trame oscure del capitano Leo, rimanendo sempre un passo indietro.

Con una bella dose della solita vecchia retorica interventista, Harp capisce quanto sia decisivo il ruolo dell’esercito americano, per evitare l’escalation militare e si trasforma pian piano da impacciato e inesperto soldato, che ha visto la guerra solo attraverso lo schermo di un un computer, a eroe d’azione con fucile in braccio.

Nel frattempo terroristi e resistenti ucraini sono animati dalla stessa follia omicida contro gli Stati Uniti – chissà perchè poi – aiutati dall’adroide, che si ribella ai suoi stessi limiti di programmazione e sfugge al controllo, perseguendo un suo obiettivo specifico che – guardacaso – prevede proprio un attacco nucleare agli Stati Uniti, suoi creatori.

Temi politici ed etici vengono usati un tanto al chilo, per muovere la storia, che tra un’esplosione e un agguato, una sparatoria e una rivelazione, si muove veloce verso lo scontatissimo finale.

Il film termina e ce lo siamo già dimenticato. Ma questo è davvero intrattenimento?

Prodotto e interpretato da Anthony Mackie, girato nella solita Budapest, set hollywoodiano per eccellenza di ogni storia est-europea, afflitto da effetti speciali piuttosto poveri e abborracciati, è il più classico dei film inutili, firmati Netflix.

 

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.