His House

His House **1/2

Un uomo con in braccio una bambina, attraversa il deserto del Sudan.

Assieme ad una donna salgono su un carro. “Ti proteggerò” è l’unica frase che si scambiano. Sono su una barca in mezzo al mare, ma le cose non vanno come dovrebbero.

In un centro di accoglienza in Inghilterra ritroviamo solo i due adulti. Nyagak, questo il nome della bambina, non ce l’ha fatta.

A Bol e Rial, marito e moglie, il governo inglese assegna una casa popolare nella periferia di Londra. Il loro sovrintendente li avverte che, in attesa di ricevere una risposta alla loro richiesta di asilo, non possono allontanarsi, non possono lavorare, devono integrarsi nel quartiere. Ogni settimana riceveranno una visita di controllo.

Solo che la casa fatiscente, che è stata assegnata ai due protagonisti sembra parlargli, attraverso i buchi nel muro, attraverso le lampadine sul soffitto. Prima un lamento, poi una voce, poi quello che appare il fantasma di Nya, che li invita a tornare indietro.

La reazione dei due protagonisti è molto diversa: Bol non vuole in alcun modo rinunciare, ha scelto l’Europa, in fuga dalla guerra tribale, che insanguina il suo Paese e non accetta la possibilità di tornarci.

Rial invece, che sembra aver capito perchè i due non trovano pace, non ha più nulla da chiedere a se stessa: “Con quello che abbiamo visto, pensi che possa avere paura dei fantasmi?

Divorata dal senso di colpa e dai ricordi che pian piano riaffiorano nella sua coscienza e in quella di Bol, la donna sembra voler abbandonare tutto, per sfuggire ad una maledizione che ha segnato la loro fuga.

Solo alla fine scopriremo i motivi e ricostruiremo davvero l’inganno che ha consentito ai due protagonisti di fuggire dalla crudeltà delle milizie.

Attraverso la continuità di un flusso di coscienza visivo che lega presente e passato, incubo e memoria, fino a farne un grumo di dolore indicibile, His House ci consente di entrare a poco a poco nella vita dei suoi personaggi, nelle contraddizioni della loro esistenza, nelle debolezze e nelle menzogne di chi è disposto a tutto, pur di sfuggire alla morte.

Se il film è soprattutto un’indagine sul passato rimosso, che pesa nella vita dei due protagonisti, il ritratto dell’Inghilterra, che li accoglie, non è meno pertinente e indovinato: la diffidenza dei vicini, l’assenza di qualsiasi solidarietà, la burocrazia che è composta spesso da coloro, che sono stati emarginati dallo spietato darwinismo sociale, il valore del volontariato e del calcio.

L’esordio di Remi Weekes, regista e sceneggiatore del film, è un lavoro che sarebbe di certo piaciuto a Jason Blum, per come sfrutta le convenzioni di genere, per costruire un discorso politico adulto, senza mai cadere nella deriva risaputa del melodramma, sempre un po’ ricattatorio.

Lo aiutano Sope Dirisu, già protagonista di Gangs of London, attore raffinato e capace di sfruttare la sua fisicità in modo non scontato, e soprattutto Wunmi Mosaku (Black Mirror, Philomena, Batman v Superman, Lovecraft Country, Loki), inglese di origini nigeriane, che regala al suo personaggio un’intensità fuori dal comune, capace di attraversare uno spettro espressivo formidabile: dal terrore alla rassegnazione, dal coraggio alla determinazione e al dolore dell’abbandono.

I suoi occhi sono la porta attraverso cui la Storia entra prepotentemente nel racconto.

Prodotto da Regency, BBC e Vertigo, His House ha debuttato al Sundance l’anno scorso a gennaio, prima di venire acquistato da Netflix, che l’ha lanciato sulla sua piattaforma a fine ottobre, tuttavia con Halloween e con l’orrore istituzionalizzato della festa non ha nulla a che spartire.

E’invece una riflessione semplice, magari, ma intelligente sul senso di appartenenza e sulla necessità di ricominciare da capo, sulla necessità di non fuggire dalla propria storia, personale e collettiva. Come dice Rial alla fine, sui fantasmi della sua vita: “solo quando li ho fatti entrare, ho potuto affrontare me stessa“.

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.