Succession 2: quel che resta di una famiglia

Succession 2 **1/2

La seconda stagione di Succession si muove in continuità con la precedente, riprendendo il discorso esattamente là dov’era stato interrotto.

Fallito il golpe per detronizzare il tiranno della Waystar Royco, il figlio Kendall è in rehab in una struttura in mezzo al deserto. Ma il padre ha bisogno di lui per fermare la scalata ostile che è ancora in piedi.

Logan – all’insaputa di tutti – decide di offrire alla figlia Shiv la guida della società, dopo un periodo di affiancamento, che immagina lungo almeno tre anni. E’una proposta vera o solo un modo per manipolare la più indipendente dei suoi figli?

Shiv, in ogni caso, accetta, abbandona il suo ruolo di consulente politico e comincia a muoversi all’interno della corporation senza scoprire le sue intenzioni.

Nel frattempo una giornalista sta scrivendo una biografia non autorizzata di Logan, il figlio più grande Conrad assume dei consulenti per un’improbabile scalata alla Casa Bianca e quello più piccolo Roman dopo aver convinto il padre a sventrare la società di informazione online, acquistata da Kendall perchè fosse il fiore all’occhiello della nuova Waystar Royco, viene invitato a ricominciare da capo, come un dipendente qualunque, nei corsi di formazione, che la società tiene nei suoi parchi a tema.

Logan intanto, per contrastare la scalata e convincere gli azionisti, si è convinto ad acquistare il suo più importante concorrente, il network guidato dalla famiglia Pierce, lontanissimo per cultura e serietà dalla spazzatura conservatrice e dalle fake news, che propone la sua società, attraverso la rete Atn.

Rispetto alla prima stagione, Logan Roy è qui pienamente in controllo e si muove con determinazione, per mantenere la sua società rilevante nel nuovo mercato dei media. Tuttavia, ora che lo vediamo bene, comprendiamo fino in fondo tutti i limiti delle sue strategie opportuniste e prepotenti.

Accanto a lui, Logan ritrova Kendall, improvvisamente docile e ossequioso, e Shiv a cui ha promesso le chiavi del regno.

I conflitti interni, che avevano caratterizzato il tutti contro tutti della prima stagione, sembrano placarsi e si ribaltano verso l’esterno, almeno fino al rendez-vous dai Pierce, che spezza in due la seconda stagione, in cui l’ennesimo successo imprenditoriale si consuma su una nuova lacerante disgregazione familiare.

Ma un altro ordigno ad orologeria sta per vanificare gli sforzi di Logan. L’occultamento della lunga scia di molestie, violenze e morte nel reparto crociere, che sembrava un puro espediente di sceneggiatura nella prima stagione, diventa elemento centrale nella seconda, fino a sconvolgere fino in fondo gli equilibri familiari e industriali dei Roy.

Succession sembra voler abbandonare i toni grotteschi e sopra le righe della prima serie, nonostante vi sia ancora qualche caduta evidente, come nel weekend di caccia aziendale.

La storia di tradimenti e avidità, diventa una sorta di dramma shakespeariano con un Re Lear incapace di abdicare davvero e incerto sui veri sentimenti dei suoi eredi, costretti con il ricatto o con la lusinga ad assecondare mosse finanziarie e industriali prive di senso, dettate dal capriccio, dalla vanagloria, da una volontà di potenza, che non conosce limiti e si alimenta di una cultura padronale piuttosto rude.

Ancora una volta l’immagine del capitalismo familiare americano ne esce a pezzi, preda di istinti rapaci del tutto irrazionali e velleità di stolti di seconda generazione. Ogni scelta diventa una battaglia che si può solo vincere, un’esibizione di forza e di muscoli, in cui l’unica cosa che conta è l’autoaffermazione.

Tuttavia Jesse Armstrong e i suoi sceneggiatori questa volta hanno lavorato in modo più strutturato sull’impianto narrativo, costruendo una sorta di chiasmo che si ribalta proprio a metà strada e trova un finale a sorpresa, che rilancia ancora l’azione, quando tutto sembrava deciso.

Nonostante la coralità dell’intreccio resti un elemento essenziale di Succession anche in questa seconda stagione, sono Kendall, Shiv e Logan a conquistarsi in modo più chiaro il proscenio. Ma se padre e figlia restano ancorati ai personaggi definiti sin dall’inizio, è Kendall a mostrare invece una capacità di trasformazione e adattamento alle situazioni che rende il suo ruolo ancora più centrale di quanto già non fosse, anche quando sembra essere stato inghiottito dall’ombra oscura del genitore.

Afflitto dai sensi di colpa e dal peso del fallimento personale e imprenditoriale, sembra diventato un personaggio completamente remissivo, proprio quello che sembra desiderare Logan per lui.

Ma poi saprà uscire dal cono d’ombra, riconquistando la posizione che aveva sin dall’inizio della serie.

L’unico personaggio realmente nuovo, introdotto dalla seconda stagione è quello interpretato da Holly Hunter: Rhea Jarrell è la CEO del gruppo Pierce, che diventa prima scaltra alleata di Logan, poi qualcosa di più, pagando tuttavia un prezzo salato per la sua spregiudicatezza. Difficile comprendere però perchè si tiri indietro quando si accorge, che il vecchio leone della Waystar non si ferma davanti a nulla e non ha alcuna morale. Non se n’era accorta prima?

Il successo della seconda stagione ha spinto la HBO a confermarne almeno una terza, che confidiamo possa essere definitiva.

Il team di scrittori ha lavorato meglio nella costruzione drammatica della stagione, ma l’impianto narrativo si muove sempre allo stesso modo, con un alternarsi di crisi e opportunità, che si risolvono invariabilmente in grandi meeting familiari, in cui tutti i personaggi convergono e in cui Logan ne mette alla prova resistenza e fedeltà, piegandoli alle sue scelte.

Solo in questa stagione, il meccanismo viene sfruttato per tre volte e alla fine sembra un po’consumato.

Resta il divertimento un po’ sadico nell’osservare l’agitarsi scomposto dei personaggi nella loro faticosa lotta per la sopravvivenza.

Titolo originale: Succession 2
Durata media episodio: 55 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione originale: HBO
Distribuzione italiana: Sky Atlantic
Genere: Dramedy

Consigliato: a coloro che amano le famiglie disfunzionali.

Sconsigliato: a coloro che credono alla favola del capitalismo etico.

Visioni parallele: Billions, la serie tv, attualmente a metà della quinta stagione, che racconta lo scontro tra un procuratore federale di N.Y. e un finanziere miliardario che guida un società che non arretra di fronte a nulla pur di accumulare ricchezza e potere.

Una battuta:“The ‘Logan Roy School of Journalism?’ What’s next, the ‘Jack the Ripper Women’s Health Clinic?’

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