Greyhound – Il nemico invisibile

Greyhound – Il nemico invisibile **

Nord Atlantico, febbraio del 1942. Trentasette navi alleate, cariche di rifornimenti e truppe, attraversano l’oceano, dirette verso le coste di Liverpool, scortate da quattro cacciatorpedinieri, guidati dall’americano Ernie Krause, a capo della Greyhound, e inseguite dagli U-boot tedeschi.

Quando la copertura aerea americana si interrompe, nel cosiddetto Black Pit, le navi sono da sole, per tre giorni.

La Greyhound intercetta una trasmissione, che annuncia un attacco imminente dei sommergibili tedeschi.

La prima controffensiva ha successo, ma è solo l’inizio di una lunga battaglia tattica in mare.

Il film, che arriva in questo strano luglio cinematografico, direttamente su Apple tv+ nasce proprio dalla volontà di Tom Hanks, da sempre affascinato dalla Seconda Guerra Mondiale, sia come attore, che come produttore.

Questa volta decide di adattare in proprio e interpretare il romanzo The Good Shepard scritto nel 1955 da C.S. Forester, affidando al redivivo Aaron Schneider la regia.

Schneider, premio Oscar per il corto Two Soldiers nel 2003, poi seguito da un debutto incoraggiante con Get Low nel 2009, veniva da dieci anni di nulla.

Forse Hanks lo ha scelto proprio per ritagliarsi fino in fondo uno spazio autoriale, nella costruzione di un personaggio che arricchisce la sua galleria di eroi americani, persone ordinarie che nelle circostanze più eccezionali, riescono a superare ostacoli imprevedibili, con l’aiuto della propria fede e della propria determinazione.

Questo Ernie Krause non è da meno. Lo incontriamo nella prima scena mentre prega, lo scopriamo maturo capitano, a cui finalmente con la guerra la marina ha affidato l’incarico sognato da una vita intera.

Lo troviamo sul ponte di comando, incurante della fame, del freddo, del sonno a guidare stoicamente le manovre militari, per la prima volta nella sua vita, ma con la saggezza dell’esperienza e l’umanità di chi sa di essere nel giusto.

Tuttavia, al di là del solito competente ritratto d’attore, il film è pregevole solo per la sua capacità di sintesi. Appena 80 minuti, in cui assistiamo, escluso un breve flashback iniziale, alla battaglia campale tra la flotta guidata dalla Greyhound e il solito invisibile nemico tedesco.

Tanti primi piani sul volto intenso di Hanks, il solito vocabolario di guerra, i sonar, le coordinate, le rotte, i nodi, le miglia.

La regia di Schneider gioca con lo spazio limitato interno e l’orizzonte infinito esterno e si affida ad un montaggio a rotta di collo, che tuttavia non ha mai un cambio di ritmo.

Cinema antico, di puro servizio, educato e che vuole educare. Tuttavia in modo del tutto inerte, minore, ininfluente.

Greyhound è un film veramente ‘letterale’. Non ha altri significati, non vuole ancorarsi al presente, non ci sono metafore o insegnamenti, se non il solito accorato appello all’America fatta dai singoli, dagli eroi improbabili, dai vincitori.

Peraltro un film del genere, nonostante la prevalenza degli interni, avrebbe meritato almeno la magniloquenza del grande schermo e di un audio potente e immersivo.

Ridotto ai piccoli – anche se non più così piccoli – schermi televisivi, anche la magia dello stupore si perde del tutto e resta assai poco, oltre al solito Hanks, tuttavia qui più figura archetipica che personaggio vero.

Deludente.

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