Gli infedeli

Gli infedeli *

Modestissima commedia su tradimenti e infedeltà, firmata da Filippo Bologna (Perfetti sconosciuti), Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini, remake di un film a episodi francese del 2012, questo Gli Infedeli è l’ultimo prodotto italiano targato Indigo Film e Netflix e girato, evidentemente senza alcuna voglia, da Stefano Mordini (Il testimone invisibile).

Il brevissimo prologo in cui moglie e marito sono in partenza per le Maldive, mentre lei cerca di far confessare a lui, un tradimento avvenuto pochi minuti prima dell’imbarco, è forse il segmento più riuscito. 5 minuti appena, senza grandi guizzi, ma almeno il confronto tra il sornione Massimiliano Gallo e la gelosissima Euridice Axen, ha i tempi comici giusti.

Quello che segue, ovvero i quattro episodi centrali, interpretati da Mastandrea e Scamarcio, che si alternano nei ruoli principali, sono di una pochezza che sgomenta. Sciatti, mal scritti, prevedibili, senza nessun colpo d’ala. Raccontini da rubrica della posta del cuore, per riviste da parrucchiere.

Anzi, avessero tratto ispirazione da quei raccontini, ne sarebbe uscito qualcosa di più originale.

Nel primo una coppia, apparentemente solidissima, finisce per confessarsi i rispettivi tradimenti. Nel secondo un venditore di una ditta zootecnica cerca di far conquiste alla convention aziendale, rendendosi ridicolo di fronte ai colleghi. Nel terzo un uomo finge di seguire la sua squadra di basket, ma approfitta del gloryhole di un club per scambisti, vicino al palazzetto dello sport, finchè non lo scopre la moglie. Nel quarto una donna crede di aver scoperto il tradimento del marito, ma poi tornando con lui nell’albergo incriminato, non sembra più così sicura di quello che ha visto…

Cosa ci facciano in questo film i due protagonisti e lo stuolo di ottimi comprimari, su cui svetta Valentina Cervi, sempre troppo poco utilizzata dal nostro cinema, è un mistero assoluto.

Scamarcio ha persino collaborato alla sceneggiatura ed è un’aggravante, senza dubbio. Perchè i suoi due episodi sono talmente improbabili, da non lasciare alcuna traccia nella memoria.

Complessivamente questo Gli infedeli si dimostra un lavoro puramente alimentare, privo di alcuna necessità.

Altro che cinema medio italiano, altro che professionismo, altro che cinema popolare, questo è un soggetto che neppure René Ferretti e i suoi sceneggiatori di Boris avrebbero saputo proporre ai loro funzionari e produttori.

Ci sarebbe da piangere. Anche perchè risate il film non ne strappa mai. E neppure sorrisi.

Persino nell’adattare l’originale, Mordini e soci si dimostrano inetti. Dei dieci episodi originali, di diverse durate, ne scelgono solo alcuni e ne inventano altri, pasticciando e perdendo per strada anche quella carica esplicita, grottesca e scorretta, che Les infidèles almeno possedeva. Se il film francese del 2012 era una sorta di diario di due seduttori impenitenti, e si apriva con Dujardin in spider rossa, che cantava in italiano Ma quale idea, in mezzo al traffico parigino, qui è tutto un sottotono tristanzuolo, pieno dei soliti interni da borghesia romana, diventati sempre più insopportabili.

Per un po’ siamo stati incerti se scrivere o non scrivere di questo ennesimo exploit negativo di Netflix, perchè non c’è davvero nulla da poter salvare in questo film e lo spreco di talento è talmente evidente, da lasciare l’amaro in bocca.

Tuttavia, nonostante a nessuno piaccia pubblicare stroncature senza appello, alla fine ha prevalso l’idea testimoniale, nel deserto distributivo di una stagione surreale in cui manca l’offerta e manca anche la domanda. E quello che resta è appunto un lavoro, che sarebbe stato meglio non aver mai visto.

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