Curon: molte suggestioni in una storia senza necessità

Curon **

Daria (Margherita Morchio) e Mauro (Federico Russo) arrivano con la madre Anna (Valeria Bilello) tra le montagne dell’alta Val Venosta, nel paese di Curon presso il Lago di Resia. Sono alla ricerca di una nuova vita: 17 anni prima Anna aveva lasciato il paese natale per trasferirsi a Milano e sposare Pietro che l’aveva messa in cinta. Ma il motivo della sua partenza improvvisa non era solo legato alla gravidanza: alla madre di Anna era avvenuto qualcosa di orribile, la donna si era suicidata nell’albergo-casa di famiglia. Superata la resistenza del nonno materno Thomas (Luca Lionello) che non li vuole a Curon , i due gemelli iniziano a frequentare la scuola superiore, senza riuscire, almeno in una prima fase, a costruire relazioni positive con i coetanei, troppo lontani da loro per interessi ed abitudini. Sarà l’improvvisa sparizione di Anna a costringerli ad esplorare il territorio in cui si trovano, non solo quello geografico, ma anche e soprattutto quello umano, a partire dallo scorbutico nonno e dai rapporti nella comunità fatti di frustrazioni, bisogni inespressi, antiche rivalità e misteriose scomparse. Situazioni diffuse nei piccoli centri, ma c’è qualcosa di strano a Curon, una maledizione legata al campanile sommerso nel lago: coloro che lo sentono suonare scompaiono dopo poco tempo.

Il racconto inizialmente è molto orientato sulla prospettiva dei due ragazzi: sono le loro emozioni al centro della rappresentazione, è la loro prospettiva quella con cui è chiamato a confrontarsi lo spettatore. Ci sono situazioni e relazioni tipiche dell’età adolescenziale che vanno dagli amori non corrisposti alla ricerca di una propria precisa identità sessuale, dal difficile rapporto con i genitori alla necessità di ritagliarsi uno spazio sociale e difenderlo, passando per l’uso di droghe e l’abuso di alcol. Per qualche episodio il rischio di trovarsi confinati in un prodotto Young Adult con sfumature paranormali, genere di cui peraltro Netflix è certamente la piattaforma leader, è stata molto elevato. Poi però con il passare degli episodi la storia riesce ad ampliare la prospettiva, esplorando maggiormente anche i personaggi adulti, sia nelle loro controversie storiche legate alla contrapposizione tra popolazione di origine austriaca ed italiana, sia nelle relazioni conflittuali create dalla scelta controversa, avvenuta negli anni ’50, di seppellire il vecchio agglomerato rurale sotto le acque del lago. La comunità del resto non sfugge alle normali dinamiche relazionali dei piccoli centri che comportano rancori ed invidie, tra cui naturalmente anche quelle di origine affettiva.

Proprio la capacità di coinvolgere direttamente nella negoziazione anche il pubblico più adulto riesce a dare respiro alla serie e maggiore concretezza ai personaggi principali. Questa operazione va di pari passo con il tentativo di dipanare l’accumulo di elementi che nei primi episodi finisce per ingolfare il motore narrativo.

L’ambientazione peraltro è affascinante, anche se la montagna ed i suoi misteri sono in realtà meno rilevanti di quanto ci si potrebbe aspettare perché l’origine del male è chiaramente dentro gli abitanti e non nei misteri del campanile. La letteratura psicologica si è per anni soffermata sulla descrizione dell’ombra, della parte oscura della nostra personalità che va integrata all’interno dell’Io senza condanne o rimozioni. Conoscere ed integrare l’Ombra è un passaggio importante nella costruzione di una personalità sana ed equilibrata. Del resto è sull’equilibrio di bene e male, di femminile e maschile, di scuro e chiaro, di passivo ed attivo, di Yin e Yang che si basa l’essere vivente anche nella tradizione orientale: l’armonia degli opposti come via di accesso alla natura è alla base del taoismo. Il Tao, cerchio perfetto al cui interno due spirali, una bianca ed una nera, si avvolgono e si compenetrano è la sintesi visiva di questo principio. Un concetto familiare anche a quanti hanno amato una delle saghe più longeve della recente storia del cinema, Star Wars di George Lucas. La parabola di Anakin Skywalker è un’illustrazione quasi accademica del principio, con la possibilità di identificare chiaramente il punto nero ed il punto bianco da cui partono le spirali, i momenti di svolta e l’andamento crescente prima e decrescente di entrambe le onde. Se Anakin non riesce a dare armonia alla Forza, secondo la profezia, egli sicuramente è colui la cui parabola riesce a descriverla nel modo più efficace e completo. Ma il discorso potrebbe portarci troppo lontano dal nostro show che utilizza il termine doppelganger per descrivere la personificazione del nostro lato oscuro. Letteralmente doppelganger significa doppio che cammina cioè la personificazione della nostra Ombra. Il Dr. Jekyll di Edward Hyde per intenderci. I riferimenti non mancano, dalla letteratura (Robert Louis Stevenson, Edgar Allan Poe, Charles Dickens, N. Hawthorne, etc.) al cinema (Fight Club, Noi, La metà oscura, etc.) alle serie Tv (Twin Peaks).

Insomma è difficile trovare particolare originalità nel tema. E’ piuttosto dalla modalità di rappresentazione che va giudicata la serie. I doppelganger sono tutto sommato credibili ed affascinanti perché si presentano con sfumature emozionali che non li confinano in una monolitica rappresentazione negativa, priva di sentimenti e di umanità. Ad esempio il doppelganger del guardacaccia Albert (Alessandro Tedeschi) prova un reale istinto di protezione verso la moglie Klara ed ha un profondo affetto per i figli, soprattutto per Micki così come il doppio di Anna desidera una vita diversa e con sincerità pensa che sia possibile costruire una famiglia allargata con i figli della gemella “buona”. I doppelganger sono quindi in grado di provare gli stessi sentimenti degli uomini, cambia piuttosto quello che sono disposti a compiere per raggiungere i propri obiettivi. Non è chiarissimo il rapporto tra il suono delle campane fantasma e la comparsa del doppio malvagio, ma dato che il paesino di Curon di fatto costituisce la replica di quello sommerso, potremmo vedere in questo una forma di contrappasso con cui il Paese Fantasma si vendica di chi lo ha lasciato sommergere.

Se questa parte, per così dire para-psicologica, riesce nel suo intento, lo stesso non avviene per quella storica. Il confronto tra la comunità tedesca e quella italiana, il dissidio originato dalla scelta di costruire un grande bacino in grado di fornire energia elettrica alla valle non è nemmeno abbozzato. Lo spettatore deve cercarne traccia su internet e/o nella propria memoria, ma il dissidio non vive sullo schermo e come tale non passa nella narrazione. Nel territorio altoatesino il confronto tra la comunità italiana e quelle tirolesi è qualcosa di serio ed il miglior modo di rispettarlo è descriverlo senza esitazioni. Accennarlo, lasciarlo intravedere, quasi come se fosse una questione legata solo ad uno scontro tra famiglie o tra singoli non rende ragione della delicatezza della questione e ciò che più importa in questa sede, sradica la vicenda dal suo contesto storico e culturale.

Così come i riferimenti al folklore popolare del Krampus: la miscela di religiosità e culto pagano alla base di queste figure demoniache nelle zone di lingua tedesca (ne abbiamo parlato diffusamente in Pagan Peak) è sfruttata solo per colorire l’atmosfera, non viene mai approfondita o descritta con l’intento di entrare in un’affascinante tradizione culturale.

Insomma la cultura del territorio è solo sfiorata dalla serie: non basta condire i dialoghi con qualche battuta in tedesco o descrivere ragazzi che vanno a sparare nei boschi e che sanno orientarsi sula base del muschio sugli alberi per rendere ragione di un’ambientazione di cui si spreca la potenzialità.

Le interpretazioni alternano personaggi più riusciti ad altri poco convincenti. Gli adolescenti sono ben interpretati, verosimili e presentano maggiori sfumature: soprattutto Mauro. Altri lasciano qualche perplessità in più, ma i difetti principali riguardano la scrittura.

Diversi caratteri presentano infatti poche sfumature, finendo così per ridursi a macchiette che lasciano poco spazio alla negoziazione. Se questo difetto coinvolge soprattutto personaggi minori come Ober o il padre di Lukas, anche nella descrizione di Thomas manca qualcosa. Il nonno di Daria e Mauro sembra senza profondità perché non viene descritto il suo passato, la sua storia, il suo modo di sopravvivere negli anni trascorsi senza la moglie e con la figlia lontana. Ma anche del suo presente sappiamo poco: la sua vita quotidiana resta inaccessibile. Non so se la scelta di comprimere gli episodi abbia penalizzato la possibilità di conferire spessore al suo come ad altri personaggi, ma certamente questo è un limite di scrittura a cui si sommano interpreti non sempre al loro meglio e leggerezze che non passano inosservate (come i diversi accenti della popolazione locale).

La mancanza di sottotrame adeguatamente sviluppate non permette di ampliare la prospettiva ed impedisce una descrizione realistica della comunità locale; la parte drammatica sconta anche la fragilità delle connessioni tra i personaggi, in genere legate solo ad uno specifico tema (amore-rancore, etc.) e quindi monodimensionali.

Tra le fonti di ispirazione dello show possiamo certamente annoverare Twin Peaks che eccelle proprio in questa capacità di descrivere la trama di una comunità, anche nella parte più nascosta. Un altro riferimento a cui hanno attinto Ezio Abbate e gli altri sceneggiatori è Dark – I segreti di Winden: in quel caso le connessioni sono verticali e non solo orizzontali, andando avanti ed indietro nel tempo, ma sempre con una coerenza ed una cura straordinarie. Svuotato di sostanzialità, il riferimento a queste serie finisce per essere un’eco fragile e lontana.

La parte paranormale della serie si dimostra godibile e riesce a mantenere un clima teso per tutti gli episodi, certo indulgendo in qualche leggerezza ed in qualche luogo comune, ma nel complesso senza perdere la propria coerenza narrativa. Questo non è abbasta per superare i molti limiti che abbiamo descritto, ma giustifica una visione senza pretese, come i buoni risultati di pubblico hanno dimostrato.

Proprio dagli indici di ascolto dipenderà la realizzazione di una seconda stagione dello show: il finale aperto lascia intendere che nelle intenzioni dei creatori sia più di una remota possibilità.

Titolo originale: Curon
Durata media episodio: 40 minuti
Numero degli episodi: 7
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Thriller, Paranormal, Action

Consigliato: a quanti hanno voglia di una storia ricca di emozioni e di stimoli, con ambientazioni cupe e suggestive, senza chiedere troppo all’approfondimento dei caratteri.

Sconsigliato: a quanti non amano le storie troppo leggere dal punto di vista storico e drammatico.

Visioni parallele:

Dark – I segreti di Winden, serie Netflix che sta per uscire con la sua terza ed ultima stagione. Un piccolo capolavoro a cui Curon è chiaramente ispirato, sia per atmosfere e toni che per la recitazione. La vicenda è ambientata nel piccolo paesino di Winden in Germania, dove misteriosi avvenimenti sono collegati alla centrale nucleare presente nei pressi della cittadina.

Un’immagine: nel dialogo tra Padre Luigi e Lukas, parlando dell’amore il sacerdote lo paragona ad un fuoco che se lasciato troppo andare finisce per bruciare quello che lo circonda. “E’ che ero confuso, no? Arrabbiato. Per usare le sue stesse parole ho lasciato bruciare troppo il fuoco” gli risponde il ragazzo. Vale anche per gli autori: si sono fatti prendere la mano finendo per bruciare i mezzi messi a loro disposizione e che avrebbero meritato un migliore utilizzo.

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