Berlinale 2020. Never Rarely Sometimes Always

Never Rarely Sometimes Always *** 1/2

“A volte non ti piacerebbe essere un maschio?
Tutto il tempo”

Ci sono dettagli che rimangono invisibili e momenti vuoti che raccontano oceani di minuscoli soprusi. C’è la spallina di un reggiseno troppo stretta, una passata di trucco per spezzare un momento di tensione, uno sconosciuto insistente che vuole a tutti i costi avere un appuntamento.

Con Never Rarely Sometimes Always, in competizione alla 70esima Berlinale, Eliza Hittman racconta le donne nella cruda realtà dei fatti. Il calco drammatico non serve, perchè una lente neutra e attenta è sufficiente a documentare le incrinature di superficie dell’esperienza femminile. Quella della Hittman non vuole essere una narrazione monolitica che rimbalza fra dogmi, piuttosto un’analisi che coglie con precisione chirurgica le zolle comuni di terreno calcate da tutte, a prescindere dall’età.

Autumn (Sidney Flanigan) scopre di essere incinta. Non ha ancora 18 anni e deve trovare una clinica che le permetta di abortire. Insieme alla cugina Skylar (Talia Ryder) si avventura in un viaggio della speranza fino a New York, trovandosi faccia a faccia con bigotti in protesta, mancanza di fondi e fastidi burocratici.

Il suo non è un personaggio da cui traspare molto. Lei e la cugina si parlano a malapena mentre si trascinano fra i vicoli sporchi appesantite dai bagagli. L’essenza di quel che sta succedendo sta nei loro sguardi, in qualche inquadratura impietosa che non ci tiene troppo a indorare la pillola. Luci al neon fanno risaltare tutta la banalità del quotidiano e delle loro occhiaie, la cinepresa va in zoom su lacrime e macchie di sangue.

Il silenzio di Autumn non è passivo e non cova rancore. Appare piuttosto come una misura difensiva, il frutto di una constatazione sullo stato generale di quello che la circonda. Certe cose vanno così e non ci si può fare molto. Pazienza se il manager del suo supermercato ha qualche comportamento inappropriato, pazienza se un uomo che porta il doppio dei loro anni si masturba sulla metro guardandole dormire.

In questa sensibilità perfettamente mediana risiede l’impatto di tutta l’operazione, un costante “è capitato anche a me” di fondo che sfocia nella scena titolo, un faccia a faccia fra Autumn e un’operatrice della clinica che attinge dalla reticenza tutta la sua forza dirompente. “Rispondi solo con ‘Mai, raramente, a volte o sempre’: Ti è capitato di sentirti in pericolo in una relazione? Hai mai dovuto difenderti da un partner”, la voce che si spezza mentre quei monoblocchi di sillabe raccontano tutto un mondo in uno spazio ristretto.

Berlino tiene saldo un piede nel futuro e ha fame costante di nuovi linguaggi, punti di vista inediti, sperimentalismo, nicchie inesplorate. Non è un caso allora che a portarsi a casa l’Orso D’Argento per menzione speciale della Giuria sia stata una pellicola che ha saputo valorizzare l’ovvio, una dimensione di realtà accessibile a tutti su cui però è facile sorvolare, rendendola trasparente e facile da afferrare anche a chi non ne è diretto interessato.

Esplosivo e pulitissimo.

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