Corpus Christi

Corpus Christi ***

La leggenda vuole che Jan Komasa abbia deciso di diventare regista, quando bambino andò a trovare il padre attore sul set di Schindler’s List.

Grazie alla madre, direttrice dei programmi d’intrattenimento della televisione polacca, assieme ai fratelli parteciò da bambino a film, video e programmi tv. Diplomatosi alla famosa scuola di cinema di Lodz, dove anche Kieslowski, Skolimowski e Zanussi hanno mosso i primi passi, ha diretto il suo primo cortometraggio a 21 anni, partecipando con Nice To See You al Festival di Cannes.

Il suo primo lungometraggio, Suicide Room (2011), debutta alla Berlinale ed è un notevole successo in patria, guadagnando premi ai festival di mezzo mondo, Giffoni compreso.

Dopo il documentario Warsaw Uprising, il suo secondo lungometraggio è un progetto molto ambizioso che ha impegnato otto anni della sua vita: Warsaw ’44 (2014) è il racconto della rivolta partigiana che portò alla liberazione della città dall’occupazione nazista. Un piccolo blockbuster che ha portato a cinema quasi due milioni di polacchi.

Corpus Christi è il suo terzo film, ancora inedito in Italia, nonostante il debutto alle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia, lo scorso mese di settembre e nonostante la nominations agli Oscar come miglior film internazionale.

In un carcere minorile, il biondo Daniel nonostante il regime violento che vige all’interno della struttura,

sembra avvicinarsi al cattolicesimo. Assiste Padre Tomasz, il cappellano, nelle funzioni e grazie ai suoi buoni auspici riesce ad ottenere di scontare l’ultima parte della sua pena lavorando per la segheria di un piccolo paese di provincia, grazie alla liberazione condizionale.

Arrivato in paese entra nella piccola chiesa e qui quasi per gioco, quando Marta, la figlia della perpetua, gli chiede chi sia, Daniel racconta di essere un prete. Ha nella sua borsa il clergyman con il colletto bianco, forse rubato proprio in carcere e così viene accolto dalla comunità con grande cordialità.

Quando il vicario si sente male ed è costretto ad un periodo di ricovero, Padre Tomasz diventa il sostituto naturale.

Scoprirà che il piccolo borgo di campagna è stato colpito appena un anno prima da una tragedia da cui ancora non si è ripreso. In un incidente d’auto, sono morti sei ragazzi che tornavano da una festa e Slawek, il conducente della vettura che li ha travolti, a cui tutti hanno assegnato la colpa, perchè secondo le voci incontrollate diffuse durante le indagini stava guidando l’auto ubriaco.

La moglie è stata così ostracizzata e l’uomo non è neppure stato sepolto, perchè il vicario non voleva inimicarsi la comunità dei parrocchiani e il sindaco, proprietario della segheria non voleva ulteriori fratture nel suo elettorato.

Sarà Daniel con le sue preghiere fuori dall’ordinario e con le sue prediche estemporanee a spingere i suoi fedeli alla verità e al perdono, mentre il suo passato torna a incrinare l’equilibrio provvisorio della sua nuova vita.

Il film di Komasa è un piccolo gioiello inconsueto, che mutua la sua struttura dalla classica struttura western dell’uomo senza nome che arriva in una città divisa per riportarvi giustizia e dignità.

Con grande intelligenza assieme allo sceneggiatore Mateusz Pacewicz ha costruito su quello scheletro un racconto di toccante intimità sull’elaborazione del lutto, sulla psicologia della cura e ovviamente sull’idea di un cristianesimo capace di parlare una lingua meno ingessata e più diretta.

Ad una donna in punto di morte, racconta la fine che si avvicina, all’inaugurazione di una nuova ala della segheria predica umiltà e condanna l’avidità del profitto, ai suoi parrocchiani, una volta scoperte le lettere colme d’odio indirizzate alla vedova dall’uomo che tutti ritengono colpevole, chiede di perdonare, non per dimenticare quello che è avvenuto, ma continuare ad amare nonostante le colpe di ciascuno.

La sua decisione di celebrare finalmente il funerale di Slawek sembra una provocazione che rinnova il dolore indicibile dei genitori, dei fratelli. Ma sarà infine il modo per fare pace con se stessi e con il desiderio di vendetta che cova sotto la cenere del dolore.

Il film comincia in media res e finisce senza chiudere davvero, lasciando in sospeso la storia di Daniel, di cui Corpus Christi racconta solo un a piccola parentesi. Peraltro solo alla fine del secondo atto sapremo quello che Daniel ha fatto per finire in un carcere minorile.

Illuminato dal volto scavato e dagli occhi chiari di Bartosz Bielenia, una rivelazione assoluta, il film è provocatorio, amaro, capace di scegliere la strada di una parabola di redenzione, personale e collettiva, che non avrà successo per tutti.

Non a caso costruisce il suo percorso di verità e compassione su una menzogna, preferendo la complessità morale, piuttosto che le certezze della fede. D’altronde, le vie del Signore sono spesso misteriose.

La fotografia cupa, lattiginosa, spesso in ombra e con una luce verde/azzurra, che sembra non scaldare mai, è firmata da Piotr Sobociński jr, ultimo erede di una dinastia di maestri: il nonno Witold, collaboratore di Wajda, Zanussi e Polanski, il padre, Piotr, leggendario direttore della fotografia di Film Rosso e del Decalogo 3 e 9, morto a soli 43 anni, per un attacco cardiaco, tutti formatisi alla Scuola di Cinema di Lodz.

Attorno al sensazionale Bartosz Bielenia si muove un cast di comprimari tutti indovinati, dalla perpetua dolente Aleksandra Konieczna, alla figlia Marta, interpretata da Eliza Rycembel, fino a Łukasz Simlat nei panni del vero Padre Tomasz.

Da non perdere.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.