Truth Be Told. Razzismo, follia e terribili segreti in una serie poco equilibrata

Truth Be Told **

California, 2019. Warren Cave è in carcere da diciannove anni. Warren era ancora un adolescente quando venne arrestato dalla polizia per aver ucciso Chuck Burhman, noto scrittore e suo vicino di casa. Era la notte di Halloween del 2000. Il ragazzo si intrufolò nella villa dei Buhrman e commise il delitto con un’arma contundente mai più ritrovata. Lanie, una delle due figlie di Chuck, coetanea di Warren, lo vide attraversare il giardino in fuga. Lanie fu la testimone chiave al processo che sancì la condanna all’ergastolo per il giovane omicida.

Poppy Parnell, giornalista vincitrice del premio Pulitzer, sul caso dell’omicidio di Manlo Park ha costruito la propria luminosa carriera, non senza una discreta dose di cinismo. Dopo l’esperienza al prestigioso New York Times, Poppy si è messa in proprio e ha inventato una trasmissione in formato podcast di grande successo. Inaspettati, i fantasmi riemergono dal passato: un video inedito della deposizione di Lanie, trasmesso durante una seduta di appello, turba profondamente la giornalista. Il sospetto dell’errore giudiziario si insinua con prepotenza. La pressione degli organi di stampa, allora, fu eccessiva? Le cronache peccarono di scarsa obiettività? Alcune strade, sebbene promettenti, non furono battute? Warren, ragazzo fragile, era l’agnello sacrificale da gettare in pasto all’opinione pubblica? Poppy avvia, con determinazione crescente, una controindagine che si rivelerà un percorso tormentato. Presto avrà tutti contro e il suo stesso matrimonio vacillerà sotto i colpi della sua ostinazione. Ad aiutarla nella testarda impresa, l’ex poliziotto Markus, ora investigatore privato, e Noa, la sua produttrice.

Truth Be Told è una serie AppleTV+ composta da otto episodi e ispirata al romanzo Are You Sleeping di Kathleen Barber. Warren Cave è interpretato da Aaron Paul, attore che tutti ricordano in Breaking Bad. Ritroveremo presto Paul, quale new entry di qualità, nella terza stagione di Westworld. La giornalista Poppy Parnell è splendidamente interpretata da una delle migliori attrici americane del momento, Octavia Spencer, la donna delle pulizie nera in The Shape of Water di Guillermo Del Toro, pluripremiata e prossima protagonista della serie Netflix Self Made: la vita di Madame J.C. Walker. Lizzy Caplan (Masters of Sex, Das Boot, Castle Rock 2) impersona le due inquietanti gemelle, la bruna Lanie e la bionda Josie. Il “contorno” è costituito da attori di ottimo calibro, Ron Cephas Jones (This Is Us), Elizabeth Perkins (Sharp Objects), Tracie Thoms (Cold Case), Annabella Sciorra (star de I Soprano e di recente in Glow, Luke Cage, Daredevil)… A tanta ricchezza professionale non corrisponde purtroppo una scrittura all’altezza. Per usare un’analogia di stampo sportivo, Truth Be Told è una squadra di calcio cui manca la mano di un allenatore che sappia armonizzare i molti talenti sul campo. Troppi solisti, a volte, non garantiscono la vittoria.

Serie complicata, serie incapace di essere complessa, Truth Be Told è una matassa intricata. Alcuni elementi narrativi, di volta in volta immessi, sono (potenzialmente) interessanti, purtroppo però il cattivo intreccio che ne risulta accresce il rimpianto per ciò che Truth Be Told avrebbe potuto essere.

Il dualismo tra Poppy Parnell e Warren Cave si gioca sul filo di un’asimmetria non banale. Lei è nera, famosa, benestante, lui è bianco, dimenticato da tutti, disgraziato. Emblematica, per lo status sociale acquisito che esprime nonché di forte impatto estetico, è la raffinatissima casa dei coniugi neri Parnell, un piccolo capolavoro di design. Terrificante è invece l’ambiente mefitico della galera, un ambiente di reclusione e abiezione fotografato nei toni dell’acciaio. Inevitabile, irrompe il tema del razzismo. Il non più giovane Warren si è affiliato alla Fratellanza Ariana, una scelta dettata dalla necessità di ottenere una protezione dagli assalti fisici che il carcere riserva a un ragazzino di buona famiglia. Solo il clan garantisce la sopravvivenza ma a quale prezzo? La scoperta della svolta ideologica di Warren è una variabile non facile da gestire per Poppy: la sua famiglia accoglie la notizia con costernazione e scandalo. Può una donna nera impegnarsi per far scarcerare un uomo che predica il suprematismo e la segregazione razziale? Il desiderio di giustizia può ignorare la violenza e superare la barriera dell’odio? I frequenti colloqui tra i due, d’altronde, inguaiano Warren. Il capo dei nazi, che chiama i neri “stirpe di animali”, subodora un tradimento della “causa”.

Poppy è sfuggente ed è difficile affezionarsi a lei. Troppa leggerezza nel delineare il suo passato familiare, troppa artificiosità nel rappresentare i suoi patemi d’animo, disavventure che le si cuciono addosso come maschere non volute. A Poppy importa poco o nulla del Warren in carne ed ossa, mentre importa assai di se stessa, un atteggiamento egoistico che, se fosse stato valorizzato dalla penna degli autori, avrebbe donato alla giornalista un fascino sinistro. La scrittura claudicante di Truh Be Told nega invece a Poppy profondità e spessore: in definitiva, la protagonista non si accorge nemmeno di soggiacere alla vanità del suo “io” affamato e prepotente. Le sue azioni non suscitano né simpatia né ripulsa, semplicemente accadono con naturale indifferenza.

Il serrato tête-à-tête tra la giornalista d’assalto e il presunto assassino è un filo narrativo che sarebbe sufficiente a puntellare un’intera sceneggiatura. Gli ingredienti di Truth Be Told però si accumulano e i personaggi si rubano la scena con meccanica rapidità, destabilizzando il focus della nostra attenzione. La superficialità è un tratto distintivo della serie, un difetto che si fa notare anche nella caratterizzazione dei Buhrman, l’altro polo attorno a cui gravitano le vicende di Truh Be Told. Due sorelle gemelle, una delle quali, Lanie, palesemente disturbata e l’altra, Josie, in volontario esilio sulla costa orientale americana, e una madre alcolizzata: ecco ciò che resta di una famiglia un tempo (all’apparenza) felice. Nel secondo episodio, un incidente stradale strappa via a Lanie una zia amorevole, suo unico rifugio in anni di devastazione emotiva: un escamotage, a dire il vero piuttosto rude, inserito nella trama per consentire alle twin sisters di ritrovarsi, al cospetto di una tomba, dopo un lungo distacco.

Josie e Lanie sperimentano momenti di traumatica convivenza all’ombra di un segreto rimosso mentre Poppy, con i suoi podcast dedicati alla riapertura del caso, è il classico elefante che si muove nella cristalleria. I fragili equilibri relazionali e psichici sono sconvolti. Grazie al consueto uso e abuso di flashback, tornano a galla frammenti di ricordi, soprattutto un tentativo di soffocamento da parte di una sorella nei confronti dell’altra. Chi cercò di uccidere chi? A Lanie, chiaro rinvio psicoanalitico, gli autori affibbiano una professione singolare, ovvero l’accompagnamento dei malati terminali verso la morte. Josie, invece, pare sentirsi a suo agio solo in piscina. Nello spreco generalizzato di elementi narrativi, la madre Erin viene investita di talento artistico per la pittura, un aspetto abbozzato e lasciato cadere.

Se Chuck Burhman non era un padre modello, Owen Cave gareggia con lui per la palma del peggior genitore sulla faccia della Terra. Perché non basta il razzismo conclamato dei neonazi di San Quintino, non basta la morbosità che aleggia in casa Burhman, non basta la follia che Lanie spara fuori con i suoi occhioni, non basta la tragedia del padre di Poppy, un ex delinquente in stile easy rider ora agguantato dalla demenza senile, per non parlare delle condizioni di salute di Melanie Cave (una madre morente è sempre una carta da ricatto sentimentale)… No, gli sceneggiatori, non soddisfatti del guazzabuglio, buttano nell’arena anche un villain, Owen appunto, poliziotto malvagio che potrebbe essere tranquillamente il frutto di un incubo notturno di Abel Ferrara.

Poppy, scoperta una liaison tra Owen e Erin (per chi si fosse perso nella babele dei personaggi, la madre delle gemelle e la moglie della vittima), si convince della sua colpevolezza e ingaggia con lui un confronto tagliente, tanto che la serie raggiunge qui i suoi esiti migliori, complice la bravura di Brett Cullen, già Thomas Wayne in Joker di Todd Philips. Anche il rapporto tesissimo, dalle sfumature bibliche, tra Cave padre e Cave figlio si candida ad essere un filone allettante del racconto, salvo risolversi in uno spunto sfruttato soltanto a metà. Nell’ansia di sminuzzare tante situazioni in un’unica ricetta drammatica, è assolto sbrigativamente il tema, oggi politicamente caldo, dell’abuso di potere della polizia verso le minoranze. Warren sta scontando una pena per i peccati di suo padre? Oppure Poppy ha imboccato un vicolo cieco? Un plateale colpo di scena mette fine al duello.

Le musiche di Truth Be Told, composte da John Paesano (The Maze Runner, Brain On Fire, Daredevil) sprizzano la giusta dose di elettronica dark e sono nel complesso azzeccate, non si può dire però lo stesso di alcuni pezzi della pur pregevole colonna sonora, poco amalgamati alla componente visiva che dovrebbero commentare. Impossibile non notare, poi, i prodotti con il marchio Apple che sbucano ogniqualvolta un personaggio risponde al telefono o lavora al portatile, una commistione indesiderata, che apre interrogativi sulla relazione tra prodotto artistico e istanze commerciali della casa madre.

Il finale ci riporta a una delle domande classiche delle filosofia: che cos’è la verità? Un’adesione puntuale di ciò che si afferma alla realtà dei fatti o solo una convenzione che genera un accordo? Truth Be Told ammicca, con le debite proporzioni, alle altezze della tragedia, in particolare nel tratteggio delle figure più sventurate, Warren, Owen, le icastiche gemelle e quindi Erin, attesa da una morte dolce e straziante. Al centro c’è Poppy, colei che scuote il velo di decennali ipocrisie con l’impeto delle sue trasmissioni e, inavvertitamente, fila i destini personali. I suoi podcast sono otto come otto sono gli episodi della serie, un riflesso metanarrativo. Truth Be Told suggerisce allo spettatore una serie di interrogativi sullo statuto del giornalismo ai tempi dell’infosfera. Una missione degna di essere perseguita genera di per sé giustizia? Nessuna scelta, sembra dirci la serie, è indolore. Incollare i pezzi dello specchio può restituire un’immagine di sé inattesa e sgradevole.

Truth Be Told non è il miglior prodotto di AppleTv+ e, alla luce delle forze impegnate, è un’occasione sprecata.

Titolo originale: Truth Be Told
Numero degli episodi: 8
Durata media ad episodio: tra i 42 e i 50 minuti l’uno
Distribuzione: Apple TV+
Uscite: settimanali, dal 6 dicembre 2019 al 10 gennaio 2020
Genere: Legal Drama, Crime

Consigliato a chi: ha il poster di Franca Leosini in camera, nei momenti di difficoltà ha trovato più conforto nei cani che negli uomini.

Sconsigliato a chi: nasconde un diario segreto scritto in codice che spera non sarà mai decifrato, ha fatto brutta figura confondendo una persona con il suo gemello.

Letture e visioni parallele:

Inevitabile consigliare il capolavoro di Truman Capote, A sangue freddo (Garzanti, 2019);

Dal mazzo infinito dei legal thriller estrapoliamo La parola ai giurati di Sidney Lumet (1957), film semplicemente immortale, e Schegge di paura di Gregory Hoblit (1994), con Richard Gere e un giovanissimo Edward Norton.

Un’immagine che rappresenta la serie: Aaron Paul alias Warren Cave che si tira su le maniche della camicia e mostra le svastiche tatuate su entrambe le braccia a Octavia Spencer alias Poppy Parnell.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.